Chiara, giovane catanese che vive in India: "Similitudini con Sicilia ma qui più lavoro"

Da quando ha 22 anni Chiara Lo Faro, 29 anni di Aci Castello, vive insieme a suo marito in India, a Nuova Delhi. Dove lavora in una grande banca locale, dopo essersi laureata alla Luiss di Roma. In un'intervista a CataniaToday la giovane castellese racconta la sua storia

Chiara Lo Faro ha 29 anni ed è nata ad Aci Castello. Dopo aver studiato ed essersi laureata in Scienze Politiche e Relazioni internazionali ha deciso di seguire suo marito, uno studente indiano che ha conosciuto alla Luiss di Roma, e di trasferirsi a Nuova Delhi, dove ora lavora in una delle più importanti banche locali. Un vero e proprio balzo culturale che ha portato Chiara dalle coste catanesi a quelle del subcontinente indiano, dove ormai vive da anni. Imparando ogni giorno usi e costumi del luogo, in un contesto dove, soprattutto per una donna, sono tante le differenze con l'Occidente, ma in cui, al contrario del vecchio continente, sono tante le opportunità di lavoro.

Quali sono i motivi del tuo trasferimento e com'è stato prendere una decisione del genere?

"Quando studiavo alla Luiss ho conosciuto uno studente internazionale indiano, ci siamo frequentati per 3 anni e poi abbiamo deciso di sposarci e trasferirci qui. Ovviamente non è stato molto facile convincere tutti, tantissima gente mi diceva di pensarci bene, ma io ero decisa quindi mi sono trasferita a maggio 2011 e la prima cosa che abbiamo fatto è stata sposarci qui con matrimonio civile a Chandigarh (che è una bella città un po' a nord di Delhi e capitale del Punjab). Avevamo preparato tutto prima ovviamente con pubblicazioni, nulla osta eccetera. Poi dopo qualche giorno abbiamo fatto il matrimonio indiano".

Com'è stato l'impatto?

"Il primo anno l'ho trascorso ad ambientarmi (anche perchè per lavorare ci vuole un permesso speciale che io avrei potuto richiedere solo dopo un anno dal matrimonio, cosa che poi ho fatto) quindi ho imparato l'hindi, ho imparato a mettere i saree, a cucinare indiano, e in generale ho iniziato a capire un po' la cultura". 

Qual è la condizione della donna lì in India? 

"La società è ancora per certi versi patriarcale, tanto è vero che esiste la tradizione, per le donne, di dover dare una dote (spesso ingenti somme di denaro o regali lussuosi) alla famiglia del marito affinché questi la accettino come moglie. Questa tradizione è illegale, ma viene ancora largamente seguita. Molte donne ancora non lavorano o smettono di lavorare dopo il matrimonio. Nelle città come Delhi e Mumbai invece molte donne lavorano, ma secondo la mia esperienza la percentuale è sempre piuù bassa rispetto agli uomini. In generale le donne in India sono in numero comunque inferiore rispetto agli uomini a causa della preferenza di molte famiglie (non tutte per fortuna) per i figli maschi".

Facendo un confronto con Catania come ti trovi? 

"Onestamente a parte la cultura che è diversa ci sono molte similitudini, tipo il guidare in modo molto originale e "i uciati" alla fiera. Scherzi a parte, le persone sono molto gentili e premurose come a Catania e ti accolgono a braccia aperte. Però in termini lavorativi credo che qui ci siano molte più opportunità, ci sono sì le gerarchie ma se sei bravo e hai delle capacità puoi facilmente riuscire a scalare delle vette abbastanza rapidamente. Ma non so dire altro perché non ho mai lavorato a Catania".

Consiglieresti di visitare l'India, sia per vacanza che come esperienza più lunga? 

"Come vacanza certamente. Per viverci secondo me è una bella esperienza in cui si ha la possibilità di imparare molto. Ci sono molti stranieri qui (e sempre piu' italiani scelgono questa meta per erasmus o stage) ma il mio parere da persona che è qui da tempo è che 6 mesi o 1 anno non sono sufficienti per capire e apprezzare il posto. Io non sono favorevole a chi critica tutto di qui e ne' con chi ama tutto a presciendere. Ci sono molti lati positivi e altri magari meno, ma sicuramente vale la pena fare questa esperienza sia da un punto di vista culturale sia umano".

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