Chiusura del presidio di riabilitazione psichiatrica di San Pietro a Caltagirone, Cni-Fsi: " Solo spreco e nessun risparmio"

Dopo circa 21 anni, l’Asp 3 di Catania decide improvvisamente di chiudere l’unico centro di riabilitazione pubblica nel catanese. Una struttura che ha assicurato, negli ultimi anni, un processo riabilitativo a oltre 200 utenti affetti da patologia psichiatrica

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Dopo circa 21 anni, l’Asp 3 di Catania decide improvvisamente di chiudere l’unico centro di riabilitazione pubblica nel catanese. Una struttura che ha assicurato, negli ultimi anni, un processo riabilitativo a oltre 200 utenti affetti da patologia psichiatrica. Un processo sicuramente collegato ai Lea ( Livelli essenziali di assistenza) ma anche al recupero non coatto del malato a cui oggi si vuole mirare. "Oggi l’infrastruttura viene dichiarata chiusa e gli utenti ancora ricoverati, circa 20 - dichiara segretario regionale del coordinamento CNI-FSI Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti e delegato regionale FSI, Calogero Coniglio - non sanno quale sarà il loro futuro. Uno sgomento che ricade nelle varie realtà familiari che vedranno i loro figli o fratelli, madri deportati in attesa di giudizio". La CTA di S. Pietro, riguardo i DRG (classe di pagamento del SSR), ha da sempre dato all’Asp 3 di Catania un guadagno notevole, infatti, i dati parlano chiaro: “La struttura ha fatto risparmiare circa 1.400.000 di euro l’anno a detta del dirigente responsabile - dichiara Maurizio Cirignotta dirigente sindacale FSI-CNI Asp 3 - La spesa di mantenimento da parte dell’Asp 3 è solo di circa 80.000 euro annue con un rientro milionario ogni anno di 1.400.000 di euro, in quanto gli utenti vengono gestiti e curati nella struttura pubblica". "In pratica - conclude Cirignotta - la chiusura determinerà, in considerazione di un trasferimento verso le strutture private accettanti, una spesa di 1.500.000 di euro, che servono a gestire 20 rette annuali. Ci chiediamo come organizzazione sindacale dove può essere il risparmio economico collegato alla chiusura se ci sono altri interessi che ruotano attorno alla chiusura del CTA di S. Pietro. Riteniamo in tal senso la chiusura una forzatura non necessaria per il bene della collettività ed in tal senso abbiamo coinvolto l’Associazione dei Familiari Psichiatrici".

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