Chiusura Tar di Catania, istituzioni e politica etnea contrari

Dal prossimo 1 ottobre, le sedi distaccate dei Tribunali amministrativi regionali chiuderanno. E' una decisione del Governo nazionale che sta scatenando le reazioni di operatori e utenti

Dal prossimo 1 ottobre, le sedi distaccate dei Tribunali amministrativi regionali chiuderanno. E' una decisione del Governo nazionale che sta scatenando le reazioni di operatori e utenti. In attesa della seduta straordinaria del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa che si terrà domani, numerose sono le note contrarie da parte di rappresentanti istituzionali.

Sindaco Bianco: “Ci batteremo con ogni mezzo perché il Tar di Catania non venga chiuso e sono sicuro che troverò risposta dal Governo Renzi: ho già parlato con Delrio e Rughetti e la prossima settimana li incontrerò. Non si possono non approvare i risparmi  ma in questo caso si tratta di un colossale errore.  IlTribunale amministrativo regionale di Catania è il terzo d’Italia dopo Roma e Napoli, serve cinque province siciliane su nove, con un carico di lavoro quasi doppio rispetto al Tar di Palermo e funziona molto bene. Voglio ricordare che la Sicilia è una grande regione, non è né il Molise né l’Umbria. E non capisco perché i Catanesi debbano pagare il fatto di vivere in una grande regione. Eliminare il Tar a Catania sarebbe un’ingiustizia. Ecco perché, se sarà il caso, daremo vita a una grande mobilitazione per contrastare quest’ipotesi così infausta”.

Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars.“Renzi sopprime le sezioni distaccate dei Tar, riforma? No, tagliola indiscriminata ai danni dei cittadini. Chiudere i tribunali amministrativi periferici significa allargare notevolmente i tempi della giustizia, maggiori costi per lo Stato ma soprattutto per le imprese, per la gente comune già piegata da un sistema purtroppo ad oggi molto lento.  In Sicilia a fare le spese della falsa spending review, il tribunale amministrativo di Catania, che ad oggi conta oltre 55 mila ricorsi pendenti, oltre a quelli lavorati dalla sede regionale.  Quest’ultima non potrà gestire un carico di lavoro più che raddoppiato, condannando di fatto i siciliani ad anni di attese. Ma non è tutto. I cittadini della parte orientale dell’Isola saranno costretti a raggiungere il capoluogo regionale e quindi affrontare un vero e proprio viaggio lungo oltre 250km. Domani il gruppo di Forza Italia presenterà in aula, all’Ars, una mozione chiedendo al governo regionale di ottenere da Palazzo Chigi la revisione di una riforma sconsiderata che lede un diritto inviolabile dei cittadini: quello alla giustizia.” 

Giovanni Pistorio, segretario dell’Udc siciliana:  “La soppressione del Tar di Catania è una scelta illogica che non risponde ai criteri della spending review. Non è mia intenzione fare una miope battaglia campanilistica ma è evidente, considerati i carichi di lavoro del Tribunale amministrativo di Catania, che non ci sono benefici di efficienza o economici in questa operazione. La filosofia della spending review  dovrebbe prevedere una riduzione dei costi della PA per avere risorse per cittadini e imprese ma in questo caso abbiamo un effetto inverso e, oserei dire perverso: a un risparmio irrisorio corrisponde un aggravio per le imprese e i cittadini, privati di un presidio giudiziario fondamentale in una grande area della Sicilia orientale, il territorio più dinamico dell’economia , nel quale insistono due grandi aree urbane che si avviano ad essere città metropolitane. E’ Inaccettabile”.

Salvo Pogliese, parlamentare europeo di Forza Italia: “La chiusura della sede del Tar di Catania, stabilita dal Governo Renzi, è una decisione altamente illogica sia sotto il profilo del corretto funzionamento della giustizia amministrativa che dal punto di vista economico. Per comprendere quanto sia errata la decisione di chiudere il Tar di Catania  basti considerare come esso sia il primo in Sicilia e il sesto in Italia per carico di contenziosi. La sua chiusura, pertanto, vorrebbe dire sommergere il Tar di Palermo di una tale mole di lavoro da paralizzarne di fatto l’attività, con conseguente blocco della giustizia amministrativa in Sicilia. Anche dal punto di vista economico la chiusura del Tar Catania è un errore: non vi sarebbe nessun risparmio per le casse dello Stato, i giudici e il personale della sede di Catania andrebbero trasferiti a Palermo con costi eguali a quelli attuali, ed inoltre ci sarebbe un aggravio di spesa insostenibile per gli Enti locali della Sicilia orientale costretti ad esborsi maggiori per pagare trasferte ed onorari dei loro legali. Per questi motivi ritengo necessario che il Governo regionale faccia pressioni su Roma affinché sia annullata una decisione altamente lesiva del diritto alla giustizia dei cittadini siciliani.”

Deputati regionali Gino Ioppolo e Nello Musumeci: "L'art. 18 dello schema del decreto legge c.d. Pubblica amministrazione, appena varato dal Consiglio dei Ministri, prevede tra le altre, la soppressione della sezione staccata del Tribunale Amministrativo Regionale di Catania a decorrere dal prossimo uno. L’effetto sarà quello di compromettere ancora di più di quanto non lo sia già lo stato della giustizia amministrativa in Sicilia. E' una misura soltanto dannosa, non sorretta da ragioni utili alla riduzione del carico dei ricorsi amministrativi, dei tempi di trattazione dei relativi procedimenti, della riduzione delle risorse finanziarie impiegate. E' necessario che il presidente Crocetta faccia sentire la voce della Sicilia e chieda immediatamente che sia mantenuta la sede distaccata del Tribunale Amministrativo Regionale di Catania sulla quale gravano, come è risaputo, un numero di ricorsi  pendenti ogni anno in aumento, superiore a quello di molte sedi centrali ricadenti in capoluoghi di regione". 

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