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Domenica, 4 Dicembre 2022
Cronaca

Ciccio Napoli, gli affari del nuovo capo dei Santapaola e l'omicidio sfumato per una coincidenza

Ciccio Napoli, 46 anni di cui 13 passati in carcere, era il nuovo capo dei Santapaola. Un "uomo d'onore riservato", come indicato agli inquirenti dal pentito Santo La Causa che, già durante la sua detenzione, veniva indicato come il nuovo reggente della famiglia mafiosa

Ciccio Napoli, 46 anni di cui 13 passati in carcere, era il nuovo capo dei Santapaola. Un "uomo d'onore riservato", come indicato agli inquirenti dal pentito Santo La Causa che, già durante la sua detenzione, veniva indicato come il nuovo reggente della famiglia mafiosa. Nell'autunno del 2019, dopo la scarcerazione ed un periodo di affidamento in prova in un panificio nei pressi della via Etnea, Napoli prende in mano saldamente le redini dell'organizzazione, puntando soprattutto sulle estorsioni per risollevarne le casse ed inviare denaro alle famiglie dei detenuti. Mantiene un atteggiamento più che prudente. Quasi sicuro del fatto che le forze dell'ordine stessero fin da subito intercettando le sue conversazioni ed i suoi movimenti (timori più che fondati, come dimostra il blitz "Sangue blu"), cambia spesso sim intestate ad ignari cittadini extracomunitari. Si sposta con circospezione utilizzando anche una bici elettrica ed evitando i luoghi affollati. Parla all'orecchio dei suoi interlocutori, cercando di incontrare non più di due persone per volta. Quando la situazione non lo convince, manda qualcuno a fare le sue veci.

Chi è "l'uomo d'onore riservato"

"L'uomo d'onore riservato - spiegava La Causa nel maggio del 2012, come riportato nelle carte dell'inchiesta - viene 'fatto' dai familiari stretti ed è noto solo a chi lo ha ritualmente affiliato che poi decide quando e se presentarlo. So da Antonio Motta e da Enzo Santapaola che Ciccio Napoli, nipote di Ferrera Giuseppe, è un uomo di onore riservato (...) Le ragioni per le quali si fa un uomo d’onore riservato sono le più varie, tra le altre v'è anche la possibilità di utilizzarli in modo occulto evitando di “bruciarli” e se del caso contro taluni esponenti della medesima organizzazione (...)". Il nonno di Francesco Tancredi Maria Napoli era Salvatore Ferrera, detto "Cavadduzzo" e membro della storica dinastia di Cosa Nostra catanese, a sua volta sposato con Angela D'Emanuele. La cui sorella Cosima era la moglie di Vincenzo Santapaola e diede alla luce lo storico boss Nitto, attualmente detenuto nel carcere milanese di Opera in regime di 41bis.

I collaboratori di giustizia delineano il profilo di Napoli

Conferme sul suo ruolo apicale vengono fornite agli inquirenti da Silvio Corra, arrestato nel 2016 nell'ambito dell'operazione Kronos e divenuto collaboratore di giustizia nell'agosto del 2020 dopo aver guidato la famiglia Nizza un anno prima, e dal suo successore, Salvatore Scavone (detto Salvuccio popcorn). Corra riferisce che, durante alcuni summit mafiosi convocati per dirimere i contrasti tra i vertici dei Cursoti milanesi e Santapaola, Napoli aveva partecipato in qualità di responsabile di quest'ultimo clan. Anche le dichiarazioni di Scavone, collaboratore di giustizia dallo scorso 28 gennaio, confermano il quadro delineato da Corra nei confronti di Ciccio Napoli. In un recente interrogatorio, dichiara di aver incontrato "l'attuale reggente del clan Santapaola" alle 6 del mattino nei pressi della fiera di Catania e che a questo seguirono almeno altri dieci incontri, in alcuni dei quali furono eseguite delle cessioni di cocaina.

La cocaina acquistata dai canali calabresi

"Ciccio Napoli - riferisce sempre Scavone è il reggente attuale della famiglia Santapaola Ercolano ed è stato designato da ...omissis... (nominativo omesso dagli inquirenti, ndr). Napoli, oltre ad occuparsi della reggenza del Clan Santapaola Ercolano, si occupa di stupefacenti: ha un canale calabrese, si tratta di persone che lo stimano molto, ma che avevano subito una truffa ad opera di Andrea Nizza. E, pertanto, spesso il Napoli mi chiedeva di dargli delle somme ingenti (nell’ordine di 60mila/70mila euro) per acquistare cocaina da questi calabresi, ma io non gliele ho mai dati perché avevo molti fornitori e potevo acquistare anche a condizioni migliori". Tuttavia, per tenerlo buono, Scavone dichiara di aver acquistato da lui in diverse occasioni cocaina per importi di un kg ogni volta al costo di 36mila euro al chilo.

I contrasti con il gruppo di Tony Trentuno ed il progetto per uccidere Napoli

La sua gestione del clan non piace a tutti. Scavone tenta infatti di farlo fuori, non avendo apprezzato il "doppio gioco" fatto da Francesco Napoli nei contrasti tra il gruppo Nizza e quello del 28enne Tony Trentuno, genero di Lorenzo Saitta detto " ‘u scheletro" e capo del gruppo di San Cocimo dei Santapaola, arrestato a Vibo Valentia dai carabinieri del nucleo investigativo di Catania lo scorso 22 febbraio dopo alcuni mesi di latitanza. Napoli avrebbe avuto tutto l'interesse ad indebolire le due compagini, liberando così piazze di spaccio e soggetti sottoposti ad estorsioni, che sarebbero potuti essere gestiti da lui o da persone a lui vicine. Alla pianificazione dell'agguato partecipa anche Natalino Nizza ed il punto scelto per l'omicidio è un negozio di vini posto nei pressi di corso Italia, in cui Ciccio Napoli si recava ogni pomeriggio."Il giorno 10 febbraio 2021 io e Natalino Nizza eravamo pronti per andare ad uccidere il Napoli - racconta Scavone - e lo ricordo bene perché seppi proprio quel giorno della morte di mio padre: eravamo a casa di quest’ultimo e con noi vi era ...(...)... (che però non sapeva nulla, era lì perché gli dovevamo consegnare skunk); io ricevetti la telefonata della dottoressa che mi informava che era morto mio padre; a quel punto sono andato via, mi sono recato in ospedale a vedere la salma di mio padre e così Napoli si è salvato”.

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