Città Metropolitana "trova" 200 mila euro per 23 "fortunati" dipendenti

Stabilite nuove posizioni organizzative ma le rsu sindacali non ci stanno. Ce n'è davvero di bisogno?

In un periodo così difficile per tutti c'è chi produce lavoro e “ricchezza”. Di per sé non sembrerebbe una cattiva notizia (anzi) ma chi produce nuova “ricchezza” per 23 fortunati è il settore pubblico e nello specifico la Città Metropolitana di Catania, ossia l'ex Provincia. Lo stesso settore pubblico che è visto, specie in questi tempi di fortissima crisi, come l'unico in grado di pagare (sino al momento) con regolarità i suoi dipendenti.

L'ente, ridotto al lumicino da una gestazione folle e cangiante di riforme in nome dei tagli e contro gli sprechi, stenta a garantire i servizi essenziali, non approva da anni i bilanci e - come aveva già raccontato Catania Today – nonostante si limiti ad amministrare l'ordinario ha continuato a liquidare maxi premi di produttività per diverse centinaia di migliaia di euro  ai suoi dirigenti. Addirittura in nove anni si è superata la soglia del milione e mezzo di euro.

Adesso, proprio nel centro di una pandemia, i burocrati della macchina amministrativa hanno predisposto uno stanziamento di oltre 200mila euro per pagare 23 impiegati che avranno assegnata la cosiddetta “posizione organizzativa”. Si tratta, in sostanza, di dipendenti delle aree apicali che vengono scelti per le loro competenze ed esperienze e che assumono un incarico di responsabilità maggiore in sinergia con i dirigenti del loro settore.

Sino al 2018 le posizioni organizzative erano 15 per un “costo” di 105mila euro ma non erano mai state attivate a partire dal lontano 2010. Perché? Semplicemente perché non vi era la necessità: con gli scarsi fondi a disposizione l'ex Provincia, ora Città Metropolitana, non aveva bisogno di ulteriori posizioni di responsabilità per raggiungere nuovi obiettivi visto che si cercava – e si cerca tutt'ora – di garantire l'essenziale con i pochi finanziamenti a disposizione.

Prima i servizi, quindi i rami di azione dell'ente, erano 25 mentre adesso sono 13 eppure le posizioni organizzative sono passate da 15 a 23 con un forte incremento del fondo a loro disposizione. Una scelta che non ha lasciato indifferenti i compenti della Rsu sindacale, anche alla luce del fatto che le somme non utilizzate per le posizioni organizzative erano divenute delle economie di bilancio che non potrebbero essere recuperate per alimentare il fondo destinato ai 23 “fortunati”.

Inoltre per anni la Città Metropolitana non ha approvato i bilanci ed è stata sempre più azzoppata dal taglio delle risorse e annaspando cerca di garantire, a stento, servizi decenti: quindi apparirebbe un controsenso avvalersi di queste professionalità, in posizione organizzativa, con un esborso economico non indifferente.

Anche il collegio dei revisori dei conti, che conta professionisti di nomina politica, ha voluto vederci chiaro sulle scelte della burocrazia e ha scritto una nota indirizzata al commissario starordinario, al sindaco, al segretario generale, al ragioniere generale e al dirigente del personale per comprendere in che modo avverrà la copertura di una eventuale maggiorazione della spesa del personale, in considerazione del fatto che ancora non è stato approvato il bilancio di previsione e che quindi non si possono decretare atti di spesa.

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Ma poi questi fondi (da 8000 a 12000 euro) in più l'anno che dovrebbero percepire questi dipendenti in posizione origanizzativa, che già uno stipendio sicuro ce l'hanno, non potrebbero essere destinati a migliorare i servizi? Non si potrebbero investire per le strade provinciali, per le scuole, per iniziative di solidarietà? Oppure, come pensa qualche sigla sindacale, è un modo dei dirigenti per "delegare" responsabilità?

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