Cittadella giudiziaria, il magistrato Ardita: "Realizzare l'opera a Librino"

Il magistrato catanese esorta gli amministratori pubblici a riconsiderare il progetto anche per restituire dignità al waterfront cittadino

Il magistrato catanese affida a una nota pubblicata sul suo profilo facebook una riflessione sulla nuova cittadella della Giustizia che dovrà sorgere al posto dell'ex palazzo delle Poste, esortando gli amministratori pubblici a considerare l'opportunità di realizzare l'opera nel popoloso quartiere di Librino.  "Su questo splendido sito di fronte al mare, dove prima c’era il palazzo delle poste, dovrebbe sorgere un nuovo palazzo di giustizia. Per anni nulla si è fatto per gli uffici giudiziari, so bene che c’è necessità di nuovi spazi e conosco l’impegno serio che ha profuso l’amministrazione pubblica che ha aderito alle precise richieste di avvocati e magistrati. Ma da cittadino - continua il magistrato - mi sono chiesto se sia la collocazione più giusta; se giovera’ al traffico veicolare ; se sottrarre un angolo di lungomare alla fruizione di tutti possa essere una buona scelta. Mi è stato risposto che c’è il collegamento con la metro, sono previsti parcheggi e avremmo lo stesso traffico che attualmente grava su piazza Verga. Rimane il fatto che tutte le città di mare hanno curato le proprie coste per abbellire e rendere unico il territorio. Noi ci costruiremmo ancora del cemento per realizzare un’opera che può essere fatta ovunque. È pur vero che i catanesi dobbiamo imparare a non lamentarci e a fare critiche costruttive a chi ci amministra. E quindi è doveroso iniziare dicendo: grazie per averci dato dopo tanti anni un palazzo di giustizia. Per piacere, potreste spostarlo un po’ più in là verso Librino, dove c’è bisogno di inclusione sociale? E se non si può poi fare - perché è troppo tardi, almeno ci promettete che libererete il lungomare dai binari e lo restituirete ai catanesi? E che non occuperete mai più un centimetro di costa per farci case e costruire cemento? Amministrare è difficile, è molto più facile lamentarsi da parte di chi non ha responsabilità. Ma se i cittadini iniziassero a dire quello che desiderano a chi di dovere, può darsi che avremmo più inclusione sociale e meno cemento. E poi c’è il tema della bellezza. Quella naturale della nostra città e quella del suo magnifico disegno topografico ortogonale realizzato alla fine dell’Ottocento e che è stato violentato dal sacco edilizio degli anni 60-70. Vogliamo continuare così o ripensare Catania con gli occhi di Antonino di Sangiuliano e di Giuseppe De Felice? È tutta qui la domanda, a chi vorrà la risposta".

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