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Raid punitivi e conflitti tra clan: la ricostruzione del duplice omicidio a Librino

Il “regista” degli eventi, secondo gli invesigatori, sarebbe Carmelo Di Stefano, reggente dei “Cursoti Milanesi”. Oltre ad aver organizzato il gruppo di fuoco avrebbe anche partecipato materialmente all’azione delittuosa

Sono cinque i soggetti sottoposti al provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale Antimafia nell'ambito delle indagini sul duplice omicidio e sui tentati omicidi avvenuti lo scorso 8 agosto nel quartiere di Librino. Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo, che si sono avvalse anche di dichiarazioni acquisite nell’immediatezza da coindagati, hanno consentito di ricondurre i fatti delittuosi a una ritorsione pianificata a seguito di precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte, specificatamente il gruppo dei “Cursoti Milanesi” e il clan “Cappello”. A perdere la vita in occasione del “raid” punitivo sono stati Luciano D'Alessandro, (del 1972) e Vincenzo Scalia, detto “Enzo Negativa” (del 1991). Sono invece rimasti feriti Concetto Alessio Bertucci, (del 1989), Martino Carmelo Sanfilippo, del 1994, Luciano Guzzardi, (del 1964) e Riccardo Pedicone, del (1980).

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, al centro della vicenda ci sarebbe la figura di Carmelo Di Stefano, detto “pasta cca sassa”. Di Stefano è già stato più volte condannato per associazione di tipo mafioso (nel 1995 e nel 2002) nonché per detenzione illegale di armi ed omicidio consumato e tentato. Di Stefano è elemento apicale del citato gruppo mafioso dei “Cursoti Milanesi”, e a seguito di contrasti personali insorti nel passato e presenti ancora oggi, ha organizzato una vera e propria spedizione punitiva il 7 agosto scorso presso l’esercizio commerciale di Gaetano Nobile (anch’egli sottoposto a indagine), il quale ha avuto la peggio venendo colpito ripetutamente anche con caschi da moto, insieme ad altri due soggetti (Luciano D'Alessandro e Concetto Bertucci, coinvolti in occasione dell’evento dell’8 agosto e che ha portato alla morte del primo e al ferimento del secondo). In merito a questi fatti, gli inquirenti ipotizzano che il Nobile, al fine di giungere ad un definitivo chiarimento con il Di Stefano, ha richiesto l’intervento di soggetti appartenenti al clan “Cappello” e da qui è scaturito l’incontro dell’8 agosto che ha visto protagoniste circa 20 persone, tutte a bordo di motoveicoli e scooter, nonché la decisione di recarsi nelle zone di pertinenza dei “Cursoti Milanesi” per rintracciare il Di Stefano e gli altri partecipanti al raid del giorno prima presso il mini market del Nobile ed ottenere spiegazioni su quanto accaduto.

Gli investigatori hanno ricostruito come il gruppo di motociclisti, dopo essere partito da un luogo comunemente chiamato “monte pidocchio”, nei pressi del cimitero di Catania, e avere percorso la via Acquicella, i quartieri di San Berillo nuovo e di San Giorgio, sia giunto all’altezza della strada che conduce al viale Grimaldi, dove è stato improvvisamente colpito da numerosi colpi di arma da fuoco esplosi con diverse pistole dagli indagati, i quali, preventivamente allertati, a bordo di auto e scooter, avevano pianificato una contromossa, provocando la morte di Luciano D'Alessandro e Vincenzo Scalia, detto “Enzo Negativa”, nonché il ferimento degli altri. Il “regista” degli eventi, secondo gli invesigatori, sarebbe dunque Carmelo Di Stefano, attuale reggente del gruppo mafioso dei “Cursoti Milanesi”, il quale, oltre ad aver organizzato e istigato il gruppo di fuoco, non solo avrebbe guidato la violenta aggressione del 7 agosto ai danni di Gaetano Nobile, ma avrebbe anche partecipato materialmente all’eclatante azione delittuosa finalizzata ad uccidere i soggetti ritenuti appartenenti ad un clan rivale. Di rilievo sicuramente anche il coinvolgimento di uno degli uomini di più stretta fiducia del Di Stefano, ovvero Martino Carmelo Sanfilippo, anche lui emerso come protagonista dell’aggressione violenta ai danni del Nobile, nonché del conflitto a fuoco avvenuto la sera dell’8 agosto, quando avrebbe colpito mortalmente Luciano D'Alessandro, ferendo Concetto Alessio Bertucci. L’adozione del provvedimento restrittivo ha consentito, al momento, di prevenire tempestivamente ulteriori iniziative violente poste in essere dai clan coinvolti, la cui operatività sul territorio e i motivi di conflitto, manifeste o latenti, stati anche accertati in recenti attività di polizia giudiziaria. Nei confronti di cinque soggetti, sono stati contestati, a vario titolo, i reati di omicidio aggravato, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi e lesioni personali, tutti in concorso e aggravati dal metodo mafioso, al fine di agevolare il clan dei “Cursoti Milanesi”.

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