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Operazione "Target", smantellati i vertici del clan Mazzei: 17 arresti

Estorsione, esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza e minaccia, favoreggiamento personale e reati in materia di falso, furto, ricettazione sono i reati contestati ad i componenti del clan Mazzei-Carcagnusi

Nell'ambito dell'operazione Target, all'alba di oggi, su delega della Procura la polizia ha tratto in arresto diciassette componenti del clan Mazzei-Carcagnusi accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso (clan Mazzei – “Carcagnusi”), estorsione, esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza e minaccia, favoreggiamento personale e reati in materia di falso, con l’aggravante dell'associazione mafiosa, nonché furto e ricettazione ed al fine di agevolare l’attività del clan.

VIDEO - I DETTAGLI DELL'INDAGINE

Le indagini condotte dalla squadra mobile in coordinamento con la Procura e la direzione distrettuale antimafia 

dal mese di febbraio 2015 al successivo mese di luglio hanno riguardato l’organizzazione mafiosa Mazzei e, tra gli altri, alcuni appartenenti storici della cosca, tra cui Carmelo Occhione e Maurizio Giovanni Giovanni - ai quali è stato contestato un ruolo direttivo - e Carmelo Giusti, nonché nuove leve, tra le quali Giuseppe Cardì, ritenuto uomo di fiducia di Sebastiano Mazzei. Proprio nell’ambito delle indagini, il 10 aprile 2015,è stato catturato proprio  Sebastiano Mazzei, al quale è stato contestato di avere organizzato sul territorio e diretto l’associazione mafiosa promossa dal padre Santo Mazzei, noto come “Santo ‘u carcagnusu”.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Sebastiano Mazzei, figlio dello storico boss, vanta una lunga militanza tra le fila dell'organizzazione mafiosa storicamente riconducibile a Cosa Nostra palermitana, in quanto il padre divenne "uomo d'onore" su decisione del corleonese Leoluca Bagarella. A Gioacchina Fiducia è contestata la partecipazione all’associazione mafiosa in concorso esterno, con particolare riferimento al contributo fornito dalla donna nel mantenimento dello status di latitante di Sebastiano Mazzei. In fase di stipula del contratto con il quale era stata concessa in affitto la villetta di Ragalna dove è stato catturato  l'uomo , era stato esibito il documento di identità intestato proprio Gioacchina Fiducia sul quale era stata apposta la fotografia della moglie del latitante.

Pertanto, la donna risponde anche di reati in materia di falso, con riferimento all’alterazione del documento d’identità. Le investigazioni, oltre ad avere delineato gli assetti dell' organizzazione mafiosa, prima e dopo la cattura di Mazzei  evidenziando l’indiscussa leadership di “Nuccio” Mazzei e i ruoli di vertice assunti da Maurizio Giovanni Motta e Carmelo Occhione, hanno consentito di attestare la piena operatività della cosca ed in particolare della squadra  del “Traforo” (notoriamente più vicina alla famiglia Mazzei che risiede in quel rione) che, al pari di quella di Lineri - oggetto di indagini condotte dalla squadra Mobile, sotto il coordinamento della Dda tra il 2012-2013, sfociate nella nota operazione Enigma, nel corso della quale nell'aprile scorso, sono state arrestate 30 persone.

La cosca era dedita ad attività estortive e a reati contro il patrimonio, infatti le indagini hanno permesso di far luce 

su due furti perpetrati ai danni di attività commerciali ubicate a Siracusa ed Augusta  ed in particolare: uno commesso nel marzo nel 2015 ai danni di un'ottica di Augusta  in occasione del quale sono stati asportati 4.812 paia di occhiali, in parte rinvenuti dagli investigatori. e il furto commesso nel giugno del 2015 ai danni di un negozio di abbigliamento nel centro di Siracusa, con la  modalità dell’“auto ariete”, nel corso del quale sono stati rubati numerosissimi capi di abbigliamento, in parte ritrovati dagli investigatori.

Ancora, le indagini, hanno permesso di evidenziare una estorsione con l’imposizione di un vero e proprio pizzo mensile, che si aggiungeva alla richiesta di estinzione del debito, in cambio della “protezione”. Inoltre, nell’ambito della medesima attività d’indagine, il 10 maggio 2015, era stato tratto in arresto  Rosario Seminara, responsabile di detenzione illegale di armi clandestine da guerra con relativo munizionamento, infatti, presso la sua abitazione vennero rinvenuti e sequestrati: una pistola tipo Zastava M57 cal.7,62 mm, con matricola abrasa e priva di punzonatura del banco nazionale di prova, munita di caricatore monofilare contenente nr.9 cartucce calibro 7,62x25; nr.26 cartucce sfuse cal.7,62x25; una pistola mitragliatrice tipo CZSA23 recante impressa la scritta VOZ 88, con matricola abrasa e priva di punzonatura del banco nazionale di prova, munita di caricatore contenente nr.4 cartucce cal.7,62x25; un caricatore di forma curva privo di cartucce. Uno dei destinatari della misura cautelare si è reso irreperibile ed è ricercato. Gli arrestati, ad eccezione di quelli per i quali sono stati disposti gli arresti domiciliari, sono stati rinchiusi nelle carceri di Bicocca e Piazza Lanza.

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