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Duro colpo al clan Santapaola, due anni di indagini e 77 arresti

Il provvedimento scaturisce da una complessa attività d'indagine che ha consentito di accertare la responsabilità degli indagati nei vari quartieri cittadini come Monte Po, Villaggio Sant'Agata, Lineri, Picanello, San Cristoforo

Questa mattina, alle prime luci dell’alba, oltre trecento carabinieri del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione in tutto il territorio nazionale ad un provvedimento restrittivo emesso dal G.I.P. di Catania su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 77 persone (di cui 34 già recluse per altra causa) ritenute affiliate alla famiglia “Santapaola – Ercolano” attiva in tutta la provincia etnea, e responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, intestazione fittizia di beni, estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti, questi ultimi due reati aggravati dall’aver agito avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis e al fine di agevolare il sodalizio d’appartenenza.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Il provvedimento scaturisce da una complessa attività d’indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania e condotta dai Carabinieri per oltre due anni, che ha consentito di accertare la responsabilità degli indagati in relazione all’appartenenza alla famiglia di Cosa Nostra catanese, articolata in gruppi operanti nei vari quartieri cittadini (Monte Po, Villaggio Sant’Agata, Lineri, Picanello, Stazione, San Cristoforo, San Giovani Galermo, Librino, Civita e Cibali) e in alcuni comuni della provincia (Paternò, Belpasso, Mascalucia, Santa Venerina, Acireale, Fiumefreddo e Riposto) ove esplicavano la propria egemonia criminale attraverso la sistematica raccolta di denaro in danno delle più diverse attività di tipo commerciale e imprenditoriale esercitate nei suddetti territori.

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Le investigazioni, infatti, hanno permesso di far luce su oltre venti estorsioni perdurate nel tempo sin dal 1993 che hanno visto quali vittime commercianti ed imprenditori del capoluogo etneo e della provincia, nonché su reati concernenti lo spaccio di stupefacenti e la fittizia intestazione di beni.

L’operazione rappresenta il terzo atto dell’iter investigativo condotto dalla Procura Distrettuale e dai militari del Comando Provinciale di Catania che ha visto la sua genesi nelle campagne di Belpasso (CT) l’8 ottobre 2009 con l’interruzione di un summit mafioso a cui partecipavano 9 elementi di vertice di “Cosa Nostra” etnea e prosegue tuttora grazie anche alla collaborazione di Santo La Causa, reggente dell’associazione mafiosa dal 2006 al 2009, il quale, con le sue dichiarazioni continua a svelare i retroscena di trent’anni di vicende mafiose che hanno tristemente caratterizzato la storia criminale di Catania e del suo hinterland.

Proprio grazie alle dichiarazioni di La Causa, infatti, solo venti giorni fa, i Carabinieri del Comando Provinciale, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania, hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti mafiosi, ritenuti responsabili di quattro efferati omicidi commessi a Catania nel 1995, nel 1999 e nel 2009.

Le investigazioni hanno permesso, altresì, di dimostrare il coinvolgimento di alcuni indagati nello spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e marijuana in alcuni quartieri di Catania, i cui proventi erano destinati alle casse dell’organizzazione; documentare la fittizia intestazione a terze persone di un’autoconcessionaria riconducibile di fatto ad affiliati al sodalizio criminale, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali; accertare le diverse modalità di imposizione del pizzo adottate dalla consorteria tra il 1993 e il 2010 che prevedevano la riscossione mensile, trimestrale o annuale di importi che si aggiravano complessivamente tra i 2.000 e i 6.000 euro annui per ciascuna delle attività taglieggiate.

L’operazione di questa mattina ha consentito in definitiva di disarticolare i gruppi operativi dell’organizzazione criminale attivi nel Villaggio Sant’Agata, a Picanello e Belpasso- San Pietro Clarenza, nonché di arrestare i capi operativi dei predetti e di altri 11 gruppi operanti in tutta la provincia etnea.

Tra gli arrestati, i seguenti sono infatti ritenuti i capi dei diversi gruppi operativi: Angemi Natale Armando per la “Civita”, Casesa Mirko Pompeo per la zona di Mascalucia – Nicolosi, Castorina Antonino per la zona Santa Venerina – Zafferana Etnea, Fazio Salvatore per “Cibali”, La Motta Benedetto per Riposto, Mirabile Angelo per il Villaggio Sant’Agata, Nizza Andrea Luca per Librino, Patanè Antonino per Acicatena, Patanè Sebastiano per Fiumefreddo di Sicilia, Pavone Lorenzo per Picanello e Santonocito Giuseppe per la zona di Belpasso-San Pietro Clarenza.

L’ordinanza ha tra i suoi destinatari più “qualificati” Battaglia Santo, ritenuto il capo storico del “gruppo” operante al Villaggio Sant’Agata, ormai ergastolano, il quale, secondo i collaboratori di giustizia non ha mai reciso i suoi legami con la cosca e ha anzi continuato a percepire uno “stipendio” mensile pari a 1.500 euro, Cannizzaro Giorgio, tratto in arresto questa mattina a Roma ove risiede, che ha intrattenuto per conto della “Famiglia” di Catania documentati “rapporti” con i grossi imprenditori, appartenenti alla mafia siciliana e alla camorra, e FERRERA Francesco, figlio del defunto Ferrera Natale. 3 delle persone colpite dal provvedimento e risultate irreperibili sono tuttora attivamente ricercate.

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