Claudio Fava scrive a Vendola: "vado via da Sel"

"Caro presidente, ti comunico la decisione di dimettermi da Sinistra Ecologia e Libertà. Una scelta dolorosa e insieme inderogabile". Con queste parole si apre la lettera del deputato catanese Claudio Fava che annuncia le dimissioni da Sinistra Ecologia e Libertà dopo il voto favorevole al decreto legge Irpef che ha provocato gravi frizioni all'interno del partito

"Caro presidente, ti comunico la decisione di dimettermi da Sinistra Ecologia e Libertà. Una scelta dolorosa e insieme inderogabile. Dolorosa per chi, come me, ha immaginato, fortemente voluto e partecipato alla fondazione di Sinistra Ecologia e Libertà. Inderogabile per la distanza che ormai separa SEL dal suo progetto originario".

Con queste parole si apre la lettera del deputato catanese Claudio Fava che annuncia le dimissioni da Sinistra Ecologia e Libertà dopo il voto favorevole al decreto legge Irpef che ha provocato gravi frizioni all'interno del partito. Anche Gennaro Migliore ha compiuto una scelta analoga, inviando a Vendola una propria missiva.

"La scelta congressuale e le decisioni di questi mesi - spiega Fava -ci hanno portati ad abbandonare il terreno della nostra sfida politica naturale che era quello del socialismo europeo. Abbiamo preferito una collocazione in Europa e una pratica politica in Italia di forte arroccamento identitario. Una marginalità che ci rende inadeguati rispetto all’ambizione che c’eravamo dati: costruire una forza autonoma della sinistra impegnata in un cambiamento del paese e nella ricostruzione di uno spazio politico largo, plurale, responsabile. Sono venute meno le condizioni per continuare questa strada insieme. Permettimi solo di chiarire, anticipando il florilegio di interpretazioni che questa decisione raccoglierà, che questa non è una scorciatoia verso altri partiti. La differenza che tu proponi oggi sui giornali tra “renziani” e “non renziani” è una semplificazione ingenerosa e grossolana. La scelta, per me - conclude - non è tra la rassegnazione a una deriva minoritaria in cui non mi riconosco più e l’adesione a un’altra forza politica: esiste anche il primato della propria coerenza e soprattutto della propria autonomia. Senza alcuna subalternità nei confronti di nessuno".

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