CNI-FSI, aprire negli ospedali siciliani l' “Unità operativa di degenza infermieristica”: un risparmio di 1000 euro al giorno

Inoltrata al Presidente della Regione Sicilia, all’Ars, all’Assessorato regionale delle Salute e alla VI commissione regionale sanità, una richiesta per far inserire la proposta di aprire negli ospedali siciliani l' “Unità operativa di degenza infermieristica” (Uodi)

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

In attesa del completamento della riorganizzazione della rete ospedaliera siciliana, il Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti, rappresentato da Calogero Coniglio, ha inoltrato al Presidente della Regione Sicilia, all’Ars, all’Assessorato regionale delle Salute e alla VI commissione regionale sanità, una richiesta per far inserire la proposta di aprire negli ospedali siciliani l' “Unità operativa di degenza infermieristica” (Uodi).

Prendendo spunto da un progetto già realizzato in 6 aziende ospedaliere laziali – l’ ultimo inaugurato lo scorso 29 luglio al Policlinico Umberto I di Roma e prima ancora realizzato al Pertini, la Regina Margherita, a Rieti, a Latina -  il CNI-FSI ha voluto, infatti, prendere come esempio l’eccellente sistema sanitario dei Paesi anglosassoni, dove la cultura dell’Infermiere viene veramente valutata per quello che è, dimostrando come questo modello assicuri maggiore qualità dell’assistenza e risultati clinici migliori, secondo i principi della centralità del paziente, della continuità e umanizzazione delle cure e dell’ integrazione professionale.

L’Unità operativa di degenza infermieristica ha lo scopo di garantire una risposta appropriata ai bisogni di assistenza ad alta complessità assistenziale come il monitoraggio clinico dei parametri vitali, sorveglianza infermieristica in corso di terapie multiple e medicazioni complesse, educazione alla autogestione di presidi, protesi e stomie, rieducazione alla deambulazione ed a bassa intensità clinica, a pazienti con un inquadramento diagnostico e terapeutico completato, caratterizzati da non autosufficienza continuativa, che presentano ancora una necessità di tutela clinico medica e di assistenza infermieristica continuativa nelle 24 ore prima di rientrare a domicilio, per proseguire con l’assistenza domiciliare o essere trasferiti presso altre strutture.

Quale sarebbe il vantaggio per gli ospedali siciliani? “Mediamente un ricovero che comprende la fase acuta e post acuta del paziente dovrebbe durare massimo 5-7 giorni – spiega Calogero Coniglio,  segretario regionale dell Fsi-Cni Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti e Delegato Regionale della Fsi  - Trasferendo i pazienti in fase post acuta nell’ ‘Unità operativa di degenza infermieristica’, si riducono i giorni di degenza e si liberano posti letto all’interno dei reparti che saranno riservati per la fase acuta di altri pazienti. Questo comporta anche un vantaggio enorme per i pronto soccorso che avranno maggiore disponibilità di posti letto, a disposizione dei cittadini che bussano alla porta degli ospedali per essere ricoverati e che molte volte, purtroppo, devono sostare per qualche giorno anche all’interno dei nostri pronto soccorso in attesa che si liberi un posto in un reparto. Per ogni paziente si risparmiano 1.000 euro al giorno: un ricovero costa 1.200 euro al giorno mentre solo 200 euro in un reparto a gestione infermieristica. Si andrebbe così a dare la risposta a quel 'vuoto assistenziale' presente tra  la dimissione ospedaliera e la presa in carico da parte dei servizi territoriali”.

Il reparto di degenza infermieristica è infatti una struttura dotata di 18 posti letto in ogni ospedale, dedicata ai pazienti che hanno superato la fase acuta della malattia o che sono affette da patologie cronico-degenerative, fornisce assistenza ai pazienti fino alle dimissioni, con un programma personalizzato di recupero, gestito da personale infermieristico. Attrezzato di una sala non solo per socializzare, invece di mangiare a letto, il paziente entrato in fase post acuta, si alza, siede in sala in un tavolino, entrando veramente nella logica di poter tornare a casa. Nell’eventualità dovesse servire il medico, quest’ultimo sarà chiamato solo come consulente: a prendere in cura il paziente sarà, infatti, l’infermiere. La dimissione ovviamente spetterà al medico del reparto ospedaliero di provenienza che si dovrà occupare anche della richiesta di ricovero nell’ ‘Unità operativa di degenza infermieristica’.

L’Unità sarà composta da un staff infermieristico altamente specializzato, gestito rigorosamente da un Infermiere Dirigente in possesso della Laurea specialistica di II livello, oltre che alla Laurea triennale in Infermieristica o titolo equipollente già di base per esercitare la professione, da un Coordinatore Infermieristico in possesso di Master di I livello in Management Infermieristico per le Funzioni di Coordinamento e dall’Infermiere Case Manager e da Infermieri selezionati per l’area assistenziale geriatrica.

"A tal proposito abbiamo predisposto un disegno di legge regionale e richiesto incontro urgente con la Regione Sicilia- conclude Coniglio - La Fsi-Cni sostiene con forza una riorganizzazione della rete ospedaliera siciliana che riconosca agli Infermieri un ruolo centrale, autonomo ed esclusivo, come nel caso dell’ Unità operativa di degenza infermieristica’, in questo modo si cominciano a superare quei vecchi schemi organizzativi fallimentari e adottare nuovi modelli organizzativi utilizzati già da 20 anni dai grandi paesi anglosassoni che vantano la migliore sanità del mondo. In questo modo, tra l’altro, nascerebbero nuovi posti di lavoro per una professione che sta vivendo un brutto momento in termini di occupazione. La regione andrebbe così a rispettare il Piano Sanitario Nazionale redatto dal Ministero della Salute che ha dato come obiettivo alle aziende sanitarie di adottare anche nuovi modelli organizzativi e di cura per la gestione delle cronicità, la presa in carico di soggetti affetti da patologie cronico-degenerative, spesso portatori di bisogni socio-assistenziali correlati alla non piena autosufficienza"

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