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Cronaca Pedara

Il comune di Pedara dichiara il dissesto, il sindaco Cristaudo: "Era inevitabile"

Il quinquiennio sul banco degli imputati e finito nella relazione della Ragioneria è quello che va dal 2015 al 2020, quando a guidare l'amministrazione c'era il primo cittadino Antonio Fallica, adesso consigliere: "Questa amministrazione non ha approvato gli atti nei tempi congrui"

Il 29 luglio il comune di Pedara ha dichiarato il dissesto e il prossimo mese si insedieranno i commissari. Un disavanzo di 15 milioni di euro maturato in cinque anni, dal 2015 al 2020, ha costretto il Consiglio comunale a ricorrere alla procedura prevista per gli enti territoriali che non sono più in grado di fornire servizi indispensabili o di pagare i propri creditori. Ed è proprio il caso del Comune di Pedara, per cui il dissesto "era inevitabile", commenta il sindaco Alfio Cristaudo a CataniaToday. Le cause sono diverse. Tutte messe nero su bianco nel verbale della seduta allegato alla delibera di consiglio che ha dato via libera all'iter burocratico. Dalle anticipazioni di liquidità ai mutui stipulati nel passato.

Ma il macigno, come in altri comuni, è sempre lo stesso: la scarsa capacità di riscossione dell'Ente. Che a sua volta incide sulla consistenza del fondo crediti di dubbia esigibilità: ovvero quel fondo in cui per legge il Comune deve destinare parte degli accantonamenti relativi al gettito fiscale non incassato, ma che intende incassare. E che non vengono incassati. Lo stesso la cui gestione sta causando diverse difficoltà a decine di Comuni, come quello di Catania e Acireale. A Pedara il fondo ammonta a sei milioni e 400mila euro, su cui la mancata riscossione della Tari pesa per l'86 per cento: circa cinque milioni e mezzo di euro. Altri tre milioni e mezzo - da ripianare in 15 anni - sono da imputare ai mancati accantonamenti al fondo a seguito della variazione "del calcolo del metodo semplificato in favore del metodo ordinario secondo quanto imposto dalla legge", si legge nei documenti. 

All'elenco si aggiungono un milione e mezzo a favore del fondo di anticipazione di liquidità (da ripianare in dieci anni) e un altro milione e mezzo circa per lo stralcio delle cartelle esattoriali inferiori a mille euro. "Poi c'è un ulteriore disavanzo di nove milioni che andrebbe ripianato secondo l'articolo 188 del Tuel (il disavanzo di amministrazione, ndr) nei tre anni", è quanto ricostruito nel verbale della seduta del Consiglio comunale dagli uffici tecnici del Comune. "A fronte di questo disavanzo crescente si è avuto un accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità altrettanto crescente perché è cambiato il metodo di calcolo del fondo crediti dubbia esigibilità - ricostruiscono i tecnici - e fra l'altro l'aumento crescente scaturisce soprattutto dalla scarsa capacità di riscossione dell'Ente". Alla complicata gestione del bilancio comunale si accosta anche l'eccessivo ricorso ai mutui per la realizzazione di opere pubbliche: dal 2003 l'estinzione dei mutui si avrà definitivamente nel 2031. Si parla di una spesa, solo nel 2023, di circa 570mila euro. Una quota destinata a ridursi progressivamente nel 2024 a 490mila euro e nel 2025 a 330mila euro. 

"Il vero problema sono i 18 milioni di euro anticipati dal Comune sin dal 2004 per coprire la Tari e di sicuro non è un danno fatto dalla nostra amministrazione, noi abbiamo trovato questa situazione e il ricorso al dissesto era inevitabile". Alfio Cristaudo, sindaco di Pedara e precedentemente consigliere in maggioranza a sostegno del sindaco Antonio Fallica per poi transitare all'opposizione ed eletto tra le fila del Partito democratico, contattato telefonicamente da CataniaToday si smarca da qualunque tipo di responsabilità. "Abbiamo inserito nel programma elettorale lo stato di salute delle casse comunali - spiega Cristaudo -, perché già nella precedente consiliatura ci eravamo resi conto che qualcosa non andasse: in sede di approvazione del bilancio 2020 ci siamo accorti che c'era un disavanzo di 15 milioni e 500mila euro".

Un bilancio, quest'ultimo, che risale ai tempi dell'amministrazione guidata da Antonio Fallica di Fratelli di Italia, adesso consigliere comunale all'opposizione. "Il dissesto si deve principalmente alla variazione del calcolo sul bilancio armonizzato previsto dalla legge - replica l'ex primo cittadino - Pedara ha fatto degli investimenti importanti che al momento dell'entrata in vigore hanno comporato grandi problemi". Se proprio si deve attribuire una responsabilità, per Fallica, è da ricercare nella mancata approvazione dei piani di rientro che, a sua volta, non ha permesso l'approvazione dei bilanci. "Adesso abbiamo solo bilanci provvisori, questa amministrazione non ha approvato gli atti nei tempi congrui", è l'attacco dell'attuale consigliere comunale. 

In realtà, però, ad avere contribuito maggiormente al disavanzo è stato anche il ricorso alle anticipazioni di liquidità. "Sono due ( per un totale complessivo di circa otto milioni di euro, ndr) e hanno consentito di pagare i creditori ma a noi resta il debito nei confroti di Cassa depositi e prestiti, che si deve ripianare in 30 anni". Ma il punto dolente è la mancata efficacia del servizio di riscossione. "Adesso siamo riusciti ad affidare la riscossione dei tributi a una società esterna - spiega Cristaudo -, questo produrrà un'efficacia immediata, gli accertamenti vanno fatti e vanno fatte anche le agevolazioni, oggi posso dire che nel giro di qualche anno qualcosa riusciremo a recuperarla". E sulla ricerca del responsabile, il sindaco la chiuderebbe così: "Posso dire che la responsabilità è un po' di tutti - conclude Cristaudo - i bilanci 2015 sono certificati e chiusi in positivo quindi non credo sia necessario aggiungere altro".

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