Concorso Agenzia Entrate, al via la "class action" siciliana contro le irregolarità

Parte da Palermo, ma interessa anche la provincia etnea, la "guerra" contro l'Agenzia delle Entrate e il relativo concorso bandito per quasi mille posti da funzionario, a cui nei giorni scorsi hanno partecipato più di 140mila persone

Parte da Palermo, ma interessa anche la provincia etnea, la "guerra" contro l'Agenzia delle Entrate e il relativo concorso bandito per quasi mille posti da funzionario, a cui nei giorni scorsi hanno partecipato più di 140mila persone. "È partita la macchina del fango: mi accusano di essere un delinquente. Mi trovo, pertanto, costretto a querelare l’Agenzia delle Entrate". L’avvocato palermitano Francesco Leone si dice dispiaciuto e sgomento per la reazione dell’Agenzia, che lo sta attaccando duramente in queste ore, affermando addirittura che l'avvocato, con delle affermazioni infondate, incoraggi pretestuosamente la proposizione dei ricorsi, ledendo l'immagine dell'Agenzia delle Entrate.

"Se si accogliesse tale ricostruzione, allora qualsiasi avvocato che contesti le modalità di svolgimento di un concorso, dovrebbe essere oggetto di un esposto alla magistratura penale ed al consiglio dell'ordine di propria appartenenza". Tutto nasce dalla denuncia delle irregolarità al concorso bandito dall’Agenzia delle Entrate. In quell’occasione Leone, in collaborazione con altri giovani avvocati, aveva evidenziato le numerose anomalie nell’organizzazione e nello svolgimento del concorso, ridotto a "una lotteria senza le più elementari misure di sicurezza".

A supporto della denuncia dell’avvocato, le tante testimonianze dei partecipanti al concorso e un video, fatto con un telefonino, durante lo svolgimento della prova scritta. Questi i "punti" che secondo l'avvocato palermitano andrebbero chiariti.

POCHI CONTROLLI SUI TELEFONINI - "All'ingresso non c'è stato alcun controllo per il possesso di congegni elettronici e con connessione a Internet, come smartphone o smartwatch - racconta Leone - Al banchetto della registrazione veniva chiesto se si aveva con sé il cellulare e, in caso di risposta affermativa, il telefono veniva chiuso in una busta e riconsegnato al proprietario". Le aule non sarebbero state schermate, permettendo quindi di connettersi a Internet per cercare le risposte ai quesiti.

TEST A DIFFICOLTÁ CRESCENTE - La prima fase del concorso si è svolta su più giorni e su più turni quotidiani, con test uguali nella tipologia, ma con domande diverse tra un turno e l'altro. "Domande diverse avranno difficoltà diverse e questo incide sulla performance dei candidati», spiega Leone. Infatti, non è un caso che in un turno abbiano svolto una buona prova il 15,64% dei candidati, mentre due giorni dopo solo il 5,18%. «La legge prevede che i concorsi si svolgano in un'unica giornata e al massimo in sedi decentrate", aggiunge l'avvocato.

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PATERNITÁ E GENUINITÁ DELLA PROVA NON GARANTITI Diversamente dai concorsi pubblici o gli esami di idoneità professionale, alla fine della prova nessuna busta chiusa per garantire l’anonimato dei dati anagrafici. Semplicemente si aspettava al proprio banco il passaggio di un addetto al ritiro dei fogli. "Eppure è onere dell'amministrazione che bandisce un concorso quello di assicurare la trasparenza dello stesso, adoperando, a tal fine, tutte le misure idonee a garantire la genuinità e la paternità della prova di concorso", conclude l’avvocato Francesco Leone. Su questi aspetti l'Agenzia delle Entrate non avrebbe fornito alcun chiarimento, come sottolinea l'avvocato.

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