Lunedì, 25 Ottobre 2021
Cronaca

Confcommercio: dopo il flashmob i ristoratori spingono per accelerare la riapertura

In silenzio, la mascherina sul volto, davanti ai locali con il messaggio affidato a un cartello per dire che loro ci sono ma che le loro attività rischiano di non esserci più

In silenzio, la mascherina sul volto, davanti ai locali con il messaggio affidato a un cartello per dire che loro ci sono ma che le loro attività rischiano di non esserci più. Oltre 600 pubblici esercizi di Catania e provincia - coordinati dai ristoratori Giovanni Trimboli, Saro Menza, Gigi Vitale e Marcello Santocchini - hanno partecipato al flashmob lanciato dalla Fipe e che ha coinvolto gli operatori di tutta Italia. Una protesta silenziosa, carica di grande dignità per dire a tutti che sono pronti a ripartire, se solo il Governo li ascoltasse per rimettere in piedi insieme il sistema alla luce di nuove disposizioni che l’emergenza corona virus impone.

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“Siamo pronti a collaborare – afferma Dario Pistorio, presidente regionale FIPE Confcommercio – a stravolgere le nostre imprese, a ridurre i guadagni, a fare sacrifici ma vogliamo ripartire. Le istituzioni però devono ascoltarci e venirci incontro per rimettere in moto insieme l’economia del Paese. Le nostre principali richieste sono: decontribuzione totale degli oneri sociali per i dipendenti per almeno 1 anno; congelamento per 1 anno di tutti gli adempimenti fiscali; maggiore flessibilità delle banche per l’erogazione dei finanziamenti (Decreto Cura Italia) anche alle imprese che si vedono segnalazioni di eventuali sofferenze al CRIF; defiscalizzare l’ICI e/o IMU ai locatori di botteghe e/o immobili commerciali al fine di alleviare il peso del canone di locazione per i locatari. Senza questi provvedimenti la ripartenza sarà impossibile. Il settore della ristorazione rischia altissimi tassi di mortalità, la dispersione di professionalità faticosamente costruite, nuove infiltrazioni malavitose”.

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La Federazione, infine, chiede un'anticipazione della data per la ripartenza, certa che i severi Protocolli Sanitari messi a disposizione delle aziende, che hanno imposto pesanti adattamenti organizzativi ed operativi, diano le giuste garanzie in tema di sicurezza sanitaria.

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