Scinardo "uomo di fiducia del capo di Cosa Nostra"? Gli avvocati rispondono

In merito alla confisca di beni a Giuseppe Scinardo per oltre 200 milioni di euro, notizia pubblicata lo scorso 17 aprile, riceviamo e pubblichiamo una nota da parte degli avvocati Enzo Trantino e Carmelo Peluso

In merito alla confisca di beni a Giuseppe Scinardo per oltre 200 milioni di euro, notizia pubblicata lo scorso 17 aprile, riceviamo e pubblichiamo una nota da parte degli avvocati Enzo Trantino e Carmelo Peluso.

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"E' giusto che si sappia  - si legge nella nota - che ben quindici giudici si sono occupati della vicenda giudiziaria dell'imprenditore Mario Giuseppe Scinardo, ora prossima alla conclusione: cinque della Cassazione, tre del Tribunale della Libertà di Catania, tre del Tribunale di Patti, quel procuratore della Repubblica, quel Procuratore Generale. Cassazione e giudici di Catania lo hanno scarcerato frantumando ogni indizio, mentre altri (Tribunale Patti) lo hanno assolto dall'accusa di associazione mafiosa per la sospetta vicinanza ai Rampulla, perché i fatti non sussistono; dagli organi dell'accusa vi è stata sottoscrizione di esecutività della sentenza assolutoria, cioè rinuncia ai consentiti appelli. Quanto poi all'accostamento a membri della famiglia Rampulla (Sebastiano e Maria, diversi da Pietro, coinvolto nella strage di Capaci) i giudici del Tribunale di Messina e Patti e poi, su appello del pm, quelli della Corte di Messina hanno scolpito l'assoluta liceità dei patrimoni allora sotto esame, confermando una semplice conoscenza da generazioni perché cresciuti nello stesso territorio. Il nome dello Scinardo, finito 'in numerosi blitz antimafia', visti i risultati giudiziari favorevoli dimostra un'ininterrotta e ingiusta persecuzione; vera 'l'escalation"'finanziaria frutto, però, di capacità e di sacrifici, "mal vista da molti affiliati di spicco': non è, perciò, insanabile la contraddizione, se 'amico dei boss'? I 'contatti di prestigio' col defunto Angelo Santapaola, significano, secondo prova riscontrata proprio nel processo Iblis, che era… preferito a tanti per essere strizzato nel versamento del 'pizzo' estortivo: ben quattrocentomila euro pretesi e versati! L'espansione nel mercato dell'eolico è dipesa da situazioni oggettive: l'estensione dei terreni di proprietà, la loro collocazione, l'indispensabile favore dei venti, l'utilizzazione diretta della azienda dello Scinardo per l'impiantistica. Elemento ulteriore: essere stato e continuare ad essere vittima silenziosa perchè troppo minacciata. Ciò determinò il signor Lo Piccolo, sconosciuto a Scinardo, a dare ai suoi indicazioni (ignote al nostro assistito) di continuare gli appalti con chi si era dimostrato soggetto collaudato nella sottomissione. Mai un appalto di favore, mai un'interferenza diversa dalle partecipazioni trasparenti alle attività secondo legge. "Utilità"? "Vantaggi"? Versamento del 2 per cento per i lavori svolti così come stabilito per gli imprenditori-vittime. Infine, per brevità: mai 'ospitato summit mafiosi', mai 'favorito la latitanza dello sconosciuto collaboratore' (? …) 'reggente di Cosa Nostra catanese', ineffabile Umberto Di Fazio. Abbiamo documentato le '40 menzogne' del nominato pentito Di Fazio, con puntuale dimostrazione. Basta un solo episodio, ridicolo, per squalificare il detto 'collaboratore' che cosi pretende di descrive Scinardo: 'circa due centimetri in altezza meno di me, che sono alto 1.70'. L'altezza (verificata nel dibattimento IBLIS) dello Scinardo è di ben 1.97 cm; sicchè il nostro assistito rimane creditore di trenta centimetri (!) che gli sono stati sottratti assieme a libertà e decoro! La guerra giudiziaria sul patrimonio non è finita: sono allo studio richieste di rimedi legali. Cosi come continua la fiducia, convinta e non retorica, verso i Giudici del Tribunale di Catania, che dopo tanti mesi di paziente e competente ricerca della verità, daranno a breve la loro autorevole decisione".

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