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Confiscati i beni a Mario Strano, capo del "Gruppo di Monte Po"

Il valore complessivo dei beni raggiunti dalla misura è di circa un milione di euro: l'esponente dei "Carateddi" gestiva, di fatto, anche una società operante nel settore della logistica

La polizia ha messo i sigilli al patrimonio economico riconducibile a Mario Strano, 55enne pluripregiudicato e ritenuto appartenente “Cappello- Carateddi”.  Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro, ammonta ad un milione di euro. L'ultima operazione di polizia giudiziaria che ha coinvolto Mario Strano, capo del cosiddetto "Gruppo di Monte Po", è stata condotta il 23 giugno del 2020: Il "Camaleonte" che diede il nome all'operazione era proprio lui. In quella occasione sono emersi anche i dettagli del traffico di marijuana con l'Isola di Malta. Il sequestro e la confisca hanno riguardato un immobile sito nel centro storico di Catania, un autoveicolo, la società SC Logistica s.r.l. operante nel settore dei trasporti e l’intero patrimonio aziendale costituito, tra l’altro, da 17 automezzi (semirimorchi e motrici). La misura eseguita oggi - scrivono dalla Questura - è disciplinata dal Codice Antimafia del 2011, ed è una misura ablatoria che prescinde da una preventiva condanna per un reato.

Sequestrata la Sc Logistica: la gestiva un esponente del clan Cappello

La logica è quella di colpire "un soggetto ritenuto socialmente pericoloso e quei beni, di cui lo stesso ha avuto la disponibilità, diretta o indiretta, acquisiti nel periodo in cui si è manifestata la pericolosità, in valore sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta, che sono frutto di attività illecita e ne costituiscano il Reimpiego, cioè il reinvestimento in altre utilità viziate dall’origine, marchiate di illiceità: la necessità e dunque quella di essere sottratte al circuito economico legale. La pericolosità sociale di Strano emerge dai suoi innumerevoli precedenti di polizia: rapine, ricettazione, porto illegale d’armi, condanne per mafia. Strano era appartente al clan Santapaola, ma successivamente è entrano in organico ai Cappello-Bonaccorsi. Sono numerose le intercettazioni telefoniche, contenute nelle diverse ordinane di custodia cautelare che lo hanno riguardato, che documentano le innumerevoli frequentazioni con altri pregiudicati. Le evidenze più recenti sono proprio quelle emerse durante l'operaizone antimafia "Camaleonte" che ha portato alla sbarra diversi esponenti del clan “Cappello-Bonaccorsi”, per i reati di associazione mafiosa e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’analisi economico-finanziaria svolta dagli esperti "patrimonialisti" della Divisione Anticrimine e della Squadra Mobile della Questura ha consentito di accertare che i beni oggetto del sequestro, benché formalmente e fittiziamente intestati a terzi, erano riconducibili a Strano, nonostante lo stesso non disponesse delle risorse economiche per giustificarne l’acquisizione. L’analisi dei flussi finanziari entrate-uscite, sviluppata anno per anno nel periodo preso in considerazione (2017-2019), ha evidenziato una forte sperequazione tra i redditi del proposto e del suo nucleo familiare, così come l'intestazione fittizia di beni a terzi, ma nella disponibilità di Strano . Dagli atti d’indagine è emerso che Mario Strano, dopo il sequestro della società Catasped, avvenuto nel 2017, per non perdere importanti clienti di rinomate ditte del Nord, aveva “suggerito di creare una azienda nuova”, intestandola al figlio di un “collaboratore efficiente” della società, creando di fatto la società oggetto del sequestro avvenuto oggi. Il Tribunale ha ritenuto che la Società SC Logistica srl (2018) non fosse mai stata nella reale ed effettiva disponibilità dei due intestatari, uno dei quali, nel corso di una conversazione telefonica intercettata dagli investigatori, veniva etichettata infatti quale “segretaria”, segno inequivocabile che la stessa, all’interno dell’azienda, rivestiva un ruolo ben diverso da quello della titolare. Tanto che la finta titolare una volta ha manifestato l’intenzione di volersi  “dimettere dall’impiego” presso la società, come conseguenza di un rimprovero ricevuto dallo stesso Strano. La donna in quella occasione, sentendosi “offesa”, ha affermato che “non valeva la pena correre quei rischi per 900 euro”. Questi ed altri elementi hanno convinto il Tribunale che la SC Logistica fosse riconducibile sin dalla sua costituzione a Mario Strano, che la gestiva personalmente, impartendo direttive anche sull’assunzione di operai fino a pochi giorni prima del suo arresto, avvenuto nel giugno 2020, o attraverso diretti familiari. L’analisi finanziaria sulla famiglia Strano ha portato a ritenere che anche l’immobile sito nel centro storico di Catania e l’autovettura, entrambi intestati a familiari, fossero stati acquistati, negli anni esaminati dagli “analisti”, con la provvista frutto di attività illecita. Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro, ammonta ad un milione di euro.

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