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Errori medici irreversibili, congresso per il personale sanitario

Ben 400 tra medici, infermieri ed esperti legali e assicurativi hanno fatto il punto ad un anno dal varo della legge Gelli sulla responsabilità professionale

L’8-10 per cento dei ricoveri ospedalieri finisce con un evento avverso, di questi il 10% giunge ad una conclusione infausta con il decesso del paziente. Il 95 per cento delle cause intentate contro i medici non arrivano neanche davanti ai giudici ma si concludono con un’archiviazione. Sono alcuni dei dati emersi nel corso dell’interessante seminario formativo organizzato dalla Fondazione Pietro Paci e dall’Anaao Assomed su “Danni irreversibili: conoscere gli eventi avversi da cui il medico deve imparare”.

Nel centro congressi dell’ospedale Cannizzaro di Catania sono stati in 400 tra medici, infermieri ed esperti legali e assicurativi ad affrontare il tema di grande attualità ad un anno dal varo della legge Gelli sulla responsabilità professionale. Tra loro anche il presidente nazionale di Anaao Assomed, Costantino Troise, il vicesegretario nazionale vicario Giorgio Cavallero, il segretario regionale Toni Palermo, l’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza, il presidente dell’Ordine dei Medici di Catania Diego Piazza, il commissario straordinario dell’ospedale Cannizzaro Salvatore Giuffrida.

“Sbagliare è umano e quello che va corretto non è soltanto il sistema con cui lavorano ma soprattutto quello nel quale sono costretti a lavorare –ha affermato il coordinatore nazionale Anaao Assomed e presidente della Fondazione Pietro Paci, Gabriele Gallone, relatore dell’incontro-. E’ molto importante che i colleghi collaborino meglio tra di loro, confrontandosi su tutti i minimi problemi che possono esserci in un passaggio di consegne o chiarendo un dubbio senza avere soggezione nei confronti di nessuno perché questo è quello che abbiamo imparato a fare ad esempio nel sistema dell’aeronautica civile. Se tanto per citare qualche dato, noi avessimo un numero di eventi avversi in aeronautica pari a quello che si hanno in sanità, ci sarebbero 15 incidenti aerei al giorno solo negli Stati Uniti. Il problema è che –ha aggiunto Gallone- se si collabora con chi gestisce il sistema, noi avremmo un ambiente sanitario più sicuro e potremmo dare all’utenza un sistema più sano in grado di evitare ai pazienti grandi sofferenze. Se non si investe in sicurezza, qualsiasi attività produttiva, non soltanto nel settore sanitario, andrà a gambe all’aria. Se produco carta ma poi non investo nell’impianto antincendio, corro rischi enormi. La cultura del rischio e della prevenzione non c’è. Contano più i numeri sugli interventi e le visite effettati ma non la sicurezza che può andare dalla pulizia degli ambienti contro il rischio infettivo alla cura delle persone”.

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