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Sabato, 24 Settembre 2022
Cronaca

Consorzi di bonifica, la denuncia di Cia: "Della riforma regionale sono rimasti solo i 27 commissariamenti"

"Insufficiente e discutibile l’intervento previsto sul taglio dei debiti consortili - si legge in una nota degli agricoltori siciliani - fortemente voluto per affrontare gli effetti di una crisi drammatica, il decreto dirigenziale in attuazione della norma interviene in modo risibile e parziale"

"Passata un'altra legislatura, la tanto annunciata riforma resta al palo, con i suoi 27 anni di commissariamenti". A dichiararlo sono Francesco Favata e Giosuè Catania rispettivamente presidente degli agricoltori siciliani Cia Sicilia orientale e responsabile regionale Cia per i consorzi di bonifica. "Il decreto dirigenziale in attuazione della norma previsto sul taglio dei debiti consortili, interviene in modo risibile e parziale - si legge in una nota - necessario che la Regione riveda urgentemente la norma e studi soluzioni utili per tutti gli agricoltori-utenti, in preda ad aumenti delle materie prime ingiustificati e per lo più frutto di fenomeni speculativi". Il 30 agosto è stato pubblicato il decreto a firma del dirigente generale dell’assessorato regionale all'Agricoltura Dario Cartabellotta che nello specifico prevede l'utilizzo di 25 milioni di euro a favore degli utenti che, tramite cessione di credito ai Consorzi di Bonifica, vedrebbero abbattuto il proprio debito iscritto a ruolo. "Un provvedimento che sta generando confusione, penalizzando gli utenti in regola con i pagamenti e, soprattutto, rischia di incoraggiare la disaffezione nei rapporti con la Pubblica Amministrazione", sostengono Favata e Catania.

"Il provvedimento fortemente voluto dalle organizzazioni per affrontare gli effetti di una crisi drammatica per gli agricoltori ha disatteso l’obiettivo di dare ristoro a tutte le aziende agricole - evidenziano i rappresentanti Cia - Non solo, infatti, avremmo auspicato un intervento senza alcun appesantimento burocratico, ma con grande stupore apprendiamo soprattutto che i soli beneficiari sono i soggetti per i quali risulta iscritto a ruolo un debito nei confronti del Consorzio di bonifica e chi ha pagato il ruolo, indebitandosi anche in altri settori, non avrà alcun riconoscimento. Sembra un invito a non pagare perché tanto in questo Paese condoni e sanatorie non mancano mai".

"Ci sembra privo di ogni logica, diseducativo e profondamente ingiusto che tra i beneficiari non ci siano gli utenti che hanno pagato regolarmente i ruoli consortili - sottolineano - si tratta di una forma di sanatoria, che resta parziale, ma fa riferimento a tutto il debito accumulato nei tempi, senza alcun riferimento ad alcuna annualità, né sulle implicazioni che possono generarsi con i contenziosi in atto con l’ente Consortile". “Riteniamo opportuno e urgente un incontro con l’assessore all'Agricoltura e con il dirigente generale, per rispondere e chiarire i dubbi del decreto che rischia di generare malumore e discriminazioni tra gli agricoltori all’unisono colpiti dalla crisi", chiedono i dirigenti Cia.

"Rileviamo con disappunto una mancata concertazione, nonostante i diversi incontri avuti con il governo regionale e nessun coinvolgimento dei Consorzi di Bonifica per la definizione del percorso operativo più giusto, trasparente e rispettoso di tutti gli utenti siano essi morosi siano essi virtuosi, ma assieme drammaticamente esposti agli effetti della crisi in atto - aggiungono - Nei consorzi di bonifica, dove la distribuzione avviene a pressione ed in modo controllato previo il pagamento del ruolo, gli utenti sono totalmente esclusi dalla misura non avendo accumulato debiti". Mentre, sostengono i firmatari della nota, "dove la distribuzione avviene per scorrimento, sia per disservizi o per altre cause, si registrano astensioni dal pagamento importanti e si beneficia dell’intervento per tutti gli anni antecedenti il 2020". Insomma, per la Cia qualcosa non torna. "Intanto è passata un’altra legislatura e la tanto attesa e annunciata riforma resta al palo, con i suoi 27 anni di commissariamenti – concludono Favata e Catania – mentre il sistema langue, i più sono interessati ai propri destini personali e non al futuro di questa bellissima Regione che non merita tale classe dirigente". 

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