Sequestrato uno showroom cinese del falso, 20 mila articoli contraffatti

La zona di esposizione della merce contraffatta era stata ricavata in un magazzino: un’area era dedicata esclusivamente all’esposizione di borse, cinture, pochette e altri accessori di pelletteria recanti i segni distintivi di noti marchi della moda quali Alviero Martini, Burberry e Piero Guidi

Le Fiamme Gialle del comando provinciale di Catania hanno inferto un duro colpo al commercio di prodotti contraffatti sul mercato etneo, sottoponendo a sequestro circa 20.000 articoli di pelletteria falsificati, stoccati in un magazzino – situato a pochi passi dalla periferia della città – gestito da un imprenditore cinese, denunciato alla Procura della Repubblica di Catania.

Da qualche mese i finanzieri di Catania avevano intensificato la propria attività investigativa e di controllo del territorio nel tentativo di colpire la filiera di approvvigionamento dei numerosi venditori ambulanti abusivi presenti nella provincia e nelle centralissime vie del capoluogo etneo. L’ulteriore potenziamento dei controlli effettuato nell’imminenza delle festività natalizie ha consentito di individuare un vero e proprio showroom del falso, con una superficie di oltre 1.000 metri quadri, dove i clienti abilitati all’accesso potevano visionare la merce esposta e procedere agli acquisti.

La zona di esposizione della merce contraffatta era stata ricavata in un magazzino dove venivano posti in vendita prodotti regolari. All’interno della struttura, attraversando uno stretto corridoio composto da scatoloni sovrapposti, si accedeva a un’area dedicata esclusivamente all’esposizione di borse, cinture, pochette e altri accessori di pelletteria recanti i segni distintivi di noti marchi della moda quali Alviero Martini, Burberry e Piero Guidi. Tutti gli articoli contraffatti erano presentati in modo da consentire agli acquirenti di individuare immediatamente quelli necessari e procedere al relativo acquisto.

Si stima che i prodotti sequestrati, immessi sul mercato del falso – con prevalente destinazione presso i venditori ambulanti dei mercati del capoluogo etneo – avrebbero fruttato ricavi per oltre 500 mila euro.

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