Convegno approcci mininvasivi nella pta (protesi totale dell’anca)

Presso la casa di cura Musumeci Gecas un corso sugli approcci mininvasivi nella PTA (protesi totale dell’anca). Una tecnica chirurgica relativamente nuova che permette di risolvere il dolore dell’artrosi d’anca preservando il più possibile dai danni le strutture muscolari ed i tessuti coinvolti in tale procedura. Permette di ridurre i tempi di ricovero e di riabilitazione, promette un totale rispetto delle strutture coinvolte nell’intervento ed è indicata sia nei pazienti giovani che nelle donne, indipendentemente dall'età.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Sabato 15 novembre, dalle ore 8 alle 13 circa, si svolgerà presso la casa di cura Musumeci Gecas un corso sugli approcci mininvasivi nella PTA (protesi totale dell'anca). Direttore del corso il dott. Gaetano Palumbo (Responsabile U.F. ortopedia della casa di cura Musumeci Gecas).

Una tecnica chirurgica relativamente nuova che permette di risolvere il dolore dell'artrosi d'anca preservando il più possibile dai danni iatrogeni le strutture muscolari ed i tessuti coinvolti in tale procedura. Si chiama DAA (Direct Anterio Approach), la tecnica chirurgica che permette di ridurre i tempi di ricovero e di riabilitazione, promette un totale rispetto delle strutture coinvolte nell'intervento ed è indicata sia nei pazienti giovani che nelle donne, indipendentemente dall'età.

Questa tecnica viene adottata da circa tre anni dal dott. Gaetano Palumbo e dalla sua equipe presso la Casa di Cura Musumeci Gecas di Gravina. Ho eseguito - afferma Palumbo - durante la mia carriera professionale, un numero considerevole di artroprotesi totali d'anca utilizzando le vie d'accesso "convenzionali", ma dopo qualche anno di esperienza con questa nuova tecnica posso affermare che i risultati sono assolutamente confortanti. Naturalmente il beneficiario dei vantaggi è fuor di dubbio il paziente. In clinica abbiamo eseguito circa 150 interventi negli ultimi tre anni con una percentuale molto alta di risultati eccellenti.

Secondo il Riap (Registro italiano artro-protesi) sono oltre 90.000 le persone affette da artrosi che ogni anno ricorrono all'intervento di protesi d'anca. Nonostante l'artrosi sia la patologia più diffusa tra gli over75 in Italia (60% donne contro il 40% uomini, fonte ISTAT 2013), sempre più frequentemente anche giovani pazienti, prevalentemente maschi quarantenni e attivi ne sono affetti. Sembra, per esempio, che un'eccessiva e intensa attività sportiva prolungata anche in età adulta, possa costituire un fattore di rischio per una precoce usura della cartilagine, una membrana elastica ma molto resistente che favorisce ogni movimento articolare; il risultato è lo sfregamento delle ossa che compongono l'articolazione con conseguente dolore tipico dell'artrosi dell'anca. Se un tempo le indicazioni chirurgiche erano di tipo protesico, oggi, grazie alle recenti conoscenze tecniche e strumentali, per questo tipo di pazienti, che richiede di tornare rapidamente alla propria vita quotidiana, sono oggi disponibili nuove soluzioni conservative dell'articolazione dell'anca che permettono di prevenire o ritardare procedure chirurgiche più demolitive. I giovani tendono spesso a "giustificare" quel dolore all'inguine improvviso dicendo "faccio un lavoro pesante", oppure "gioco tanto a calcetto". Il dolore d'anca nel giovane è spesso dovuto a un'eccessiva attività agonistica protratta nel tempo. La causa è nei movimenti ripetitivi che certi sport richiedono, come tennis, corsa, calcio, pallanuoto e danza classica, per esempio, soprattutto in persone che sono più predisposte al cosiddetto conflitto femoro-acetabolare, una malformazione dell'anca. Il risultato è un dolore intenso all'inguine che si irradia al ginocchio e all'anca, talvolta anche al gluteo.

La via d'accesso anteriore all'articolazione dell'anca permette un approccio conservativo e rispettoso dell'anatomia dell'articolazione. In associazione a impianti protesici e a strumentari dedicati, consente di effettuare l'intervento di sostituzione protesica dell'anca con un approccio a ridotta invasività, divaricando e non tagliando i capi muscolari che ne permettono il movimento: aggirando il muscolo tensore della fascia Lata si raggiunge l'articolazione passando nello spazio tra muscolo retto femorale e piccolo gluteo. In questo modo, i muscoli restano intatti e funzionali ad una rapida ripresa delle normali attività quotidiane dopo l'intervento. I vantaggi per il paziente sono molti: la cicatrice chirurgica cutanea è ridotta, con conseguente diminuzione della reazione cicatriziale dei tessuti; ridotta zoppia e limitazione funzionale nell'immediato post-operatorio; riduzione del dolore post-operatorio, poiché i muscoli non vengono sezionati; riduzione del rischio di lussazione: la preservazione della muscolatura glutea permette di migliorare la stabilità dell'articolazione; minor perdita di sangue: il rispetto delle strutture muscolari e dei vasi sanguigni permette di ridurre la perdita ematica durante l'intervento e nell'immediato post-operatorio; maggiore estetica della parte operata in quanto le dimensioni della cicatrice sono minori.

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