Coronavirus e boss al 41bis, i dettagli della circolare del Dap

Il documento non stabilisce automatismi ma prende in considerazione tutti i detenuti, compresi quelli in regime di massima sicurezza. Non deve sorprendere quindi se all'interno della lista ci siano nomi di assoluta rilevanza e pericolosità

Il rischio contagio da covid-19, a seguito dalla ormai “famigerata” circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del 21 marzo scorso, è ormai una condizione oggettiva per la quale, determinate categorie di detenuti, possono fare istanza di sospensione di esecuzione della pena e la contestuale collocazione agli arresti domiciliari. Una questione che naturalmente ha fatto scattare il campanello d'allarme alla notizia della possibile scarcerazione e del conseguente trasferimento agli arresti domiciliari di esponenti di spicco della criminalità organizzata già detenuti al 41 bis. Dal caso di Palermo, con il boss 78enne Francesco Bonura recentemente scarcerato, a Catania, con la notizia degli arresti domiciliari concessi a Francesco La Rocca, 82enne capo di cosa nostra nel calatino. Nel mezzo anche la “fantomatica” istanza presentata da Nitto Santapaola. Sono diverse le richieste già fatte dai legali di diversi esponenti della criminalità organizzata: attualmente sono una quarantina i mafiosi di Catania e provincia al 41 bis, su un totale di circa 850 in tutta Italia, naturalmente non tutti a rischio di salute.

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È bene precisare che la direttiva del Dap non stabilisce automatismi, ma dispone solo un monitoraggio indicando una serie di patologie-condizioni “cui è possibile riconnettere un elevato rischio di complicanze” se associate all'insorgenza di covd-19. I casi sono: Malattie croniche dell'apparato respiratorio, malattie dell'apparato cardio-circolatorio, diabete, insufficienza renale cornica, malattie del sangue, cancro, Hiv, immunodepressione indotta da farmaci e per ultimo essere di età superiore ai 70 anni. Il documento prende in considerazione tutti i detenuti, compresi quelli al 41 bis. E dunque non deve sorprendere se all'interno della lista del “censimento” ci siano nomi di assoluta rilevanza e pericolosità. La circolare è stata diramata dopo che in uno dei decreti emergenziali (il “Cura Italia”) si è stabilita la possibilità di concedere i domiciliari ai detenuti per reati lievi e comunque con meno di un anno e mezzo di reclusione da scontare. Circostanza che sembrerebbe escludere la possibilità che se ne possano avvalere i mafiosi di lungo corso, ed è per questo che alla scarcerazione dei primi “boss” ha fatto seguito la reazione, più o meno allarmata, della società civile e, manco a dirlo, degli esponenti politici. C'è da dire che sebbene le indicazioni contenute nei decreti emergenziali si riferiscano a reati lievi, non costituiscono di certo una deroga alla normativa ordinaria applicabile a tutti i detenuti, anche quelli condannati per reati gravissimi, “a tutela dei diritti costituzionali alla salute a all'umanità della pena” come sostengono in generale i legali che si stanno occupando della questione. Nei fatti dunque, dei detenuti al 41bis, avanti con l'età e in precarie condizioni di salute, si trovano adesso agli arresti domiciliari. Il “polverone” sollevato e la “richiesta di chiarimenti” che proviene, a tutti i livelli, da esponenti politici di tutti gli schieramenti sembrano aver rimosso il fatto che la decisione in ogni caso debba passare al vaglio dell'autorità giudiziaria e nello specifico del magistrato di sorveglianza.

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