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Dati falsi, la figlia di una delle vittime di Biancavilla: "Con la zona rossa mia madre poteva salvarsi"

Il virus tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021 galoppava in città ma il numero dei morti, secondo le carte dell'inchiesta, non veniva aggiornato puntualmente. Adesso sono tante le famiglie che si chiedono se questi decessi si potevano evitare

Biancavilla è stata dichiarata zona rossa il 29 marzo scorso e sono tante le famiglie del paese dell’entroterra etneo che hanno perso i loro cari per Covid e che adesso, a seguito dell’inchiesta della procura di Trapani, si chiedono se questi morti si potevano evitare. L'inchiesta, infatti, ha messo sotto accusa la sanità siciliana e i numeri dei contagi e dei decessi che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati artatamente falsati per evitare le dichiarazioni di zona rossa.

Proprio Biancavilla è finita al centro dell’inchiesta come uno degli esempi di “mala gestio” della sanità isolana: a novembre dello scorso anno i contagi “galoppavano” e nonostante diverse morti registrate, ben sette, e le file delle ambulanze dinanzi ai pronto soccorso, la catena di comando dell’assessorato regionale decise di “spalmare” i morti per evitare di alzare troppo i numeri.

Da Biancavilla ci scrive la figlia di una delle vittime del Covid, la signora Milazzo. La madre, la signora Bella Venera, era un'insegnante in pensione di 77 anni, deceduta a causa del virus lo scorso 16 marzo a seguito di una dura “battaglia” combattuta all’ospedale Cannizzaro di Catania. A raccontarci, tra la commozione e la rabbia la sua storia, le sue ultime settimane di vita è la figlia che vive a Salerno e che adesso chiede verità e giustizia: “Leggendo quelle intercettazioni ho provato una rabbia immensa. I nostri morti non sono stati comunicati, i numeri venivano falsati e le persone che morivano dicevano che se le “scotolavano”. Se invece ci fossero stati numeri veritieri, probabilmente Biancavilla sarebbe stata dichiarata zona rossa e mia madre sarebbe ancora qui con noi. Invece non c’è più”.

La signora Bella Venera era molto nota e conosciuta in città. Viveva da sola ma era totalmente autosufficiente, frequentava la parrocchia ed era attiva nel sociale. Il virus, come spiega la figlia, l’ha raggiunta nel primo periodo di gennaio e subito dopo si è reso necessario il ricovero.

“Sono stati due mesi atroci – continua nel racconto la figlia – e con immense difficoltà di comunicazione. Spiace dirlo ma quando mia mamma aveva capito che le sue condizioni si stavano aggravando ha chiesto a un infermiere di poter chiamare a casa per parlarle con noi, ma non le è stato consentito. Questo ha aggiunto sofferenza a sofferenza e non è giusto”.

La signora, inoltre, racconta di non aver ricevuto assistenza psicologica: “Quando mia mamma è stata intubata ero quasi sollevata: almeno sapevo che, da sedata, non poteva più soffrire. Ci parlava molto bene di una infermiera, Lucia, ma per il resto si sentiva abbandonata. Non aveva neanche un campanello per chiamare qualcuno nel caso si sentisse male. Dopo il suo decesso non ci è stato permesso vederla. Abbiamo celebrato una funzione religiosa poiché poi si era negativizzata. Ad oggi però ci sentiamo con la dignità tolta”.

“C’è stata una sottovalutazione della situazione di Biancavilla – aggiunge – e dopo quello che abbiamo sofferto ci siamo trovati a leggere quelle intercettazioni. Se ci fosse stata trasparenza mia madre sarebbe ancora qui con noi: io vivo a Salerno e qui in Campania, seppur tra le critiche, il governatore De Luca è stato molto rigido”.

Il dubbio che la zona rossa dichiarata prima avrebbe evitato più morti, rimarrà per sempre nella mente dei parenti di queste vittime. Dubbi che lo stesso primo cittadino del Comune di 23mila anime Antonio Bonanno ha manifestato durante un'intervista al Tg1: “La mia percezione a novembre era che i positivi fossero il doppio rispetto a ciò che ci era stato comunicato ma l’Asp ci aveva detto che non vi erano le condizioni per dichiarare la zona rossa. Avevo però la percezione che i dati non fossero esatti e l’ho detto chiaramente in dichiarazioni ufficiali riportate dalla stampa”.

Il sindaco aveva poi effettivamente emanato, nonostante non vi fosse la zona rossa, una serie di misure maggiormente restrittive attraverso delle ordinanze per cercare di delimitare il contagio. Ma nonostante ciò il Coronavirus ha continuato a circolare mietendo vittime. Dopo lo scandalo dei dati falsi per evitare la zona rossa in Sicilia, il Codacons ha annunciato la presentazione di un esposto contro la Regione Siciliana per concorso in epidemia colposa.

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