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Falsi dati Covid, il Gip: "Si è cercato di dare un'immagine della sanità siciliana migliore di quella reale"

Lo scrive il gip di Trapani Caterina Brignone nella misura cautelare che ha portato agli arresti domiciliari per la dirigente regionale Maria Letizia Di Liberti e di due collaboratori e all'avviso di garanzia dell'assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza

"Le inefficienze, gli inadempimenti e le disfunzioni delle strutture periferiche sono state artatamente sfruttate in funzione della alterazione dei dati. Quanto al fine ultimo perseguito attraverso la deliberata e continuata alterazione dei dati pandemici, la natura e le conseguenze delle condotte delittuose e la qualità dei soggetti coinvolti ed il loro concertato agire inducono a ritenere che gli indagati non abbiano perseguito finalita' eminentemente personali, ma abbiano operato nell'ambito di un disegno piu' generale e di natura politica". Lo scrive il gip di Trapani Caterina Brignone nella misura cautelare che ha portato agli arresti domiciliari per la dirigente regionale Maria Letizia Di Liberti e di due collaboratori e all'avviso di garanzia dell'assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza.

"Si è cercato - spiega il gip - di dare un'immagine della tenuta e dell'efficienza del servizio sanitario regionale e della classe politica che amministra migliore di quella reale e di evitare il passaggio dell'intera Regione o di alcune sue aree in zona arancione o rossa, con tutto quel che ne discende anche in termini di perdita di consenso elettorale per chi amministra".

Conferme in questo senso provengono da alcune chiarissime conversazioni intercettate. In una delle intercettazioni, la dirigente Maria Letizia Di Liberti discute con un dipendente dell'Asp e dichiara: "Ora mi chiamò Ruggero ( Razza), dice, domani mattina rivediamo tutti i parametri, da una settimana all’altra e vediamo effettivamente qual è il parametro che ci ha fatto scattare l’arancione, per capire magari come procedere. Perché il problema fondamentale è se diventiamo completamente zona rossa". 

"Ad ogni modo, quale che sia il disegno perseguito - scrive il Gip - è certo che le falsità commesse non hanno consentito a chi di competenza di apprezzare la reale diffusione della pandemia in Sicilia e di adottare le opportune determinazioni e non hanno permesso ai cittadini conoscere la reale esposizione al rischio pandemico e di comportarsi di conseguenza. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la piena collaborazione di tutti i soggetti indagati, ciascuno dei quali risulta calato in un ruolo nevralgico e, defilandosi, avrebbe potuto mettere in crisi il sistema, considerazione che vale, a maggior ragione, per i soggetti al vertice dell’amministrazione politica ed amministrativa".

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