Sicilia nella fascia arancione: i 21 indicatori di rischio e le polemiche sul Governo regionale

La Sicilia, pur avendo meno ammalati Covid di altre regioni area gialla, non avrebbe la "capacità" di far fronte all'evento epidemico. Da qui, le accuse nei confronti del Governo regionale siciliano. Ma Musumeci e Razza non ci stanno: "Al governo Conte chiediamo di modificare il provvedimento, perché ingiusto e ingiustificato"

Un'Italia divisa in tre fasce quella che esce dall'ultimo Dpcm del governo per frenare l'emergenza Covid-19. Alle Regioni in fascia rossa, considerata a grave rischio, si applicano misure molto rigide di semi-lockdown, a quelle in fascia arancione Sicilia e Puglia, ad alto rischio, alcune misure meno restrittive e per quelle in fascia gialla, a basso rischio, restrizioni generali di carattere nazionale. Per stabilire la fasce e il grado di rischio ci sono 21 indicatori diversi ha spiegato Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità, in audizione alla commissione Affari sociali della Camera. Non conta, insomma, solo la circolazione del virus, l'indice RT. Tra gli indicatori, alcuni sono di processo, monitorizzano la completezza dei dati che arrivano dalle Regioni, che devono essere validi.

"Poi ci sono indicatori di esito che hanno a che fare con il fatto che ci sono una circolazione, un'incidenza e una velocità di trasmissione e il numero di focolai e c'è poi un set di indicatori che ha a che fare con la resilienza ovvero la saturazione di posti letti, la disponibilità di personale e la capacità di fare contact tracing - spiega Brusaferro - Questo algoritmo che è un allegato del decreto ministeriale prevede poi degli schemi che ci aiutano a capire se la probabilità di evoluzione è bassa, molto bassa, moderata o alta e l'impatto sui sitemi".

Viene fuori, quindi, un meccanismo che indica la capacità di quel sistema di fare fronte all'evento epidemico e la Sicilia, pur avendo meno ammalati Covid di altre regioni area gialla, potrebbe non avere questa capacità.

I 21 indicatori di rischio

Ecco i 21 parametri utilizzati dal governo nazionale per individuare le tre aree: 1) Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo. 2) Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo. 3) Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo. 4) Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo. 5) Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale). 6) Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata (opzionale). 7) Percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese. 8) Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi. 9) Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale). 10) Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracìng. 11) Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento. 12) Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata ima regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati. 13) Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni. 14) Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione). 15) Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella COVID-net per settimana (opzionale). 16) Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata COVID-19 per giorno. 17) Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito). 18) Numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note. 19) Numero di accessi al PS con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici riconducibili a COVID-19 (opzionale). 20) Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti COVID-19. 21) Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-19

Le "accuse" nei confronti del Governo regionale siciliano

Il capogruppo Pd all'Ars Giuseppe Lupo commenta così con un post su Facebook: "Se Musumeci avesse utilizzato il periodo estivo per adeguare le strutture sanitarie la Sicilia sarebbe area gialla. E' surreale che Musumeci, inadeguato e irresponsabile, pensasse qualche giorno fa di derogare alle restrizioni del Dpcm. Se non ci fossimo opposti sarebbero esplosi i contagi e la Sicilia sarebbe area rossa". "Siamo zona arancione per responsabilità del governatore Musumeci e dell'assessore Razza che in questi mesi non sono riusciti ad organizzare un sistema sanitario efficiente e all'altezza della seconda ondata di Covid 19 - dichiara il deputato di Italia Viva Luca Sammartino - Abbiamo perso mesi preziosi. Meno posti in terapia intensiva, nessun tracciamento, non c'è stato alcun potenziamento dell'assistenza domiciliare, proclami di Covid-free, ricerca di colpevoli in un vergognoso scaricabarile. E' un governo inadeguato. Inutile nascondere le proprie mancanze attaccando il governo nazionale, la smetta lui di fare furbizie e si metta a lavoro per garantire un sistema sanitario all'altezza". "Musumeci e Razza non perdano tempo e invece di fare proclami sui posti letto, li attivino - prosegue il deputato Iv - Adesso dipende dalla serietà che verrà messa in campo dal governo per far dichiarare la Sicilia zona gialla".

Ma Musumeci e Razza non ci stanno. Già ieri sera il presidente della Regione Musumeci ha manifestato tutto il suo dissenso al ministro della Salute Roberto Speranza: "Con i dati di queste ore dovremmo essere a un Rt pari a 1,2. La Campania ha avuto oltre quattromila nuovi positivi, la Sicilia poco più di mille. La Campania ha quasi 55 mila positivi, la Sicilia 18 mila", ma "Campania e Lazio sono in zona gialla. Perché questa spasmodica voglia di colpire centinaia di migliaia di imprese siciliane? Al governo Conte chiediamo di modificare il provvedimento, perché ingiusto e ingiustificato". L'assessore Razza, invece, questa mattina con un post su Facebook ha annunciato che oggi si confronterà con il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità in ordine alle ragioni che hanno determinato la “zona arancione” in Sicilia. "Leggo sulla stampa farneticazioni (qualche volta strumentali, qualche altra dettate dalla voglia di fare polemica a tutti i costi) in ordine all’occupazione dei posti letto in Sicilia e mi pare, quindi, indispensabile pubblicare il report settimanale utilizzato da Roma. Come vedete i nostri indici di occupazione erano ben al di sotto della soglia di allerta. E, riferendosi i dati alla scorsa settimana, essi non tengono neppure in considerazione il piano approvato dal Comitato tecnico scientifico che li aumenta ancora di più. Sono fatti, non analisi", conclude pubblicando un Report sul tasso di occupazione dei posti letto in Sicilia.

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