Stm, dipendenti preoccupati: "Si va con paura al lavoro"

Dopo i due contagi, parlano i lavoratori e i rappresentanti sindacali che avevano chiesto o una drastica diminuzione delle presenze o lo stop

Come si vive dentro una delle più grande aziende del territorio etneo al tempo del coronavirus? La Stm conta, in totale, 4500 dipendenti: un bacino ampio e variegato che raccoglie lavoratori da tutta la Sicilia.

Abbiamo parlato con uno dei tanti dipendenti che, ancora oggi, ogni giorno si reca in azienda tra paura e misure di sicurezza per evitare il contagio. Sono stati due i casi all'interno della Stm di lavoratori contagiati e come spiega il dipendente "l'azienda si è impegnata per far rispettare le misure di sicurezza ma c'è una difficoltà logistica perché ci sono spazi difficilmente controllabili".

Ad esempio l'operaio ci parla dove avviene il cambio della tuta, gli ascensori, la mensa. "Noi continuiamo a lavorare - prosegue - ma con alcuni accorgimenti, come l'uscita a gruppi. Ma nonostante ciò gli assembramenti ci sono o l'utilizzo degli spazi comuni, come anche i bagni, da parte di decine e decine di persone".

Alcuni sono in sciopero da giorno 13 perché avevano chiesto un drastico abbassamento delle presenze in azienda: "Anche l'Ilva di Taranto ha abbassato il numero di operai al lavoro, noi avevamo chiesto un decremento sino al 25% ma l'accordo poi è stato trovato per la presenza al 66%, con lo smart working ove possibile. Ma dove lavoro io è necessaria la presenza in sede".

Il nodo della vicenda riguarda la definizione di produzione "a ciclo continuo". Secondo le recenti disposizioni governative le produzioni che non si fermano mai debbono essere garantite. Nel caso della Stm vi è un impianto a ciclo continuo che non si ferma mai e lavora 365 giorni l'anno investendo una forza lavoro di crica 60 persone, mentre il resto dell'azienda ha degli stop nei giorni festivi e lavora su 21 turni.

"Noi abbiamo degli stop - prosegue il dipendente Stm - e quindi non siamo a ciclo continuo. La parte dell'azienda che lo è reputo che sia giusto che non si fermi, ma è una parte minore. E' come se dicessimo che una cartoleria è una profumeria soltanto perché vende due profumi. Ne abbiamo parlato anche in un incontro con il prefetto suggerendo, appunto, una ulteriore riduzione della presenza".

"Abbiamo rilevato - conclude - che c'è una discrepanza tra il mondo fuori dal lavoro e quello dentro. Fuori sono vietati assembramenti, sono imposte misure rigide per il contenimento. Mentre all'interno, giocoforza, siamo in tanti e rischiamo di essere un potenziale focolaio".

Il sindacalista della Uil Giuseppe Caramanna spiega a Catania Today che la sua organizzazione ha chiesto lo stop al prefetto facendo rimanere "attiva" la parte a ciclo continuo ma con le dovute protezioni "come mascherine, dispositivi di sicurezza e sanificazione degli ambienti".

"La produzione su deve arrestare - spiega Caramanna - per sanificare ed evitare una eventuale propagazione del contagio. Occorre tutelare prima la salute e poi viene il profitto, per questa ragione abbiamo prolungato lo sciopero. La Stm se non gestita bene può essere una grande catena di contagio e dobbiamo evitarlo, ad esempio di recente c'è stato il caso della madre di un lavoratore trovata positiva e lui è stato messo in quarantena. E i contatti che ha avuto prima? Il tampone su di lui e sui suoi colleghi? Servono verifiche e risposte certe".

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