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Ispettorato del Lavoro, Marco Forzese e i favori all'imprenditore in cambio di voti

I vertici della Procura e della guardia di finanza descrivono quello che definiscono un "sistema sconfortante" di corruzione all'interno dell'Ispettorato del lavoro. Tutti i dettagli dell'operazione

La totalità delle prove acquisite, le immagini delle cimici posizionate dalla guardia di Finanza e le intercettazioni telefoniche non lasciano dubbi. Quello che viene fuori dall'inchiesta sulla corruzione all'ispettorato del lavoro di Catania è un "quadro sconcertante", come lo definisce Fabio Regolo, il pm titolare dell'indagine. Sono quattro i casi di corruzione contestati dalla Procura di Catania e riguardano un sistema "triangolare" in cui a svolgere i ruoli di corruttori sono i politici e, in particolar modo, l'ex deputato regionale Marco Forzese e l'ex consigliere comunale di Catania Nino Nicotra, mentre i corrotti sono i vertici dell'Ispettorato.

Marco Forzese e quel fascicolo infilato nella giacca | Video

Corruzione all'ispettorato del lavoro, indagine scattata grazie a funzionari onesti | Video

Un ufficio a capo del quale, durante il periodo degli approfondimenti delle fiamme gialle, sedeva Domenico Amich, "grande amico di Forzese", come spiegano gli inquirenti che, in quattro diversi casi accertati, sarebbe stato corrotto dal politico per far sparire o manomettere alcuni fascicoli. Un "sistema" e non dei "casi sporadici" - come chiariscono gli investigatori - in cui le sanzioni applicate dall'Ispettorato del Lavoro nei confronti di alcune imprese "amiche", venivano o fortemente ridimensionate o del tutto archiviate. Un triangolo in cui i beneficiari erano tutti i soggetti coinvolti: da un lato l'imprenditore "grande elettore" che avrebbe garantito il suo sostegno elettorale a Marco Forzese - in piena campagna elettorale per le Regionali del 2017 - dall'altro il dirigente Amich, che al deputato regionale avrebbe chiesto nomine in enti pubblici regionali. Ed infine, ovviamente, i privati a cui venivano decurtate o estinte le multe. Gli episodi contestati riguardano anche il direttore sanitario dell'Asp Franco Luca, l'ex consigliere comunale Antonino Nicotra e la dirigente dell'ufficio legale dell'Ispettorato Rosa Maria Trovato. 

Tutti gli episodi contestati dalla Procura

I dettagli dell'inchiesta

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L'indagine

"Stiamo parlando di un'indagine raffinata ed esemplare - ha spiegato il procuratore capo Carmelo Zuccaro - che avvalendosi di servizi tecnici e specialisti della guardia di finanza su numerosi procedimenti amministrativi, ha consentito di accertare un'attività che vedeva coinvolti gli esponenti di vertice dell'ispettorato del lavoro di catania, che dipende dal dipartimento regionale per il lavoro". Le telecamere e i microfoni dei finanzieri sono stati puntati sull'Ispettorato da ottobre 2017 a marzo 2018. Sono stati presi in considerazione una decina di procedimenti che si sarebbero dovuti concludere con sazioni per lavoratori irregolari o in nero (multe che vanno dai 2mila ai 30mila euro, con una media di 10mila euro). Gli imprenditori venivano avvertiti prima delle ispezioni degli ispettori dallo stesso Amich che diceva di "non pagare le sanzioni". "Un comportamento quantomeno anomalo", chiariscono i vertici della Finanza. 

I nomi e i ruoli delle persone coinvolte nell'indagine

"Sei funzionari non hanno a cura gli interessi collettivi fondamentali ma decidono, per ambizione di carriera e ragioni economiche, di asservire interessi privati, le conseguenze che ne derivano sono devastanti per la corretta applicazione della normativa sul lavoro. Le imprese che possono contare su appoggio politico - ha aggiunto il capo dei pm etnei - non applicheranno mai correttamente la legge ma penseranno a procurarsi un buon amico per facilitare i procedimenti". 

Il ruolo di Marzo Forzese e di Nicotra

"Forzese e Nicotra, in particolare - spiega ancora Zuccaro - in cambio di pacchetti di voti hanno chiesto ai vertici dell'ispettorato di chiudere in maniera amichevole alcune pratiche di aziende che portavano voti e che avrebbero ricevuto controlli e sanzioni da parte dell'ispettorato". A chiarire meglio i dettagli dell'indagine, nata grazie anche al contributo di onesti funzionari dell'ente coinvolto, è stato il generale Quintavalle delle fiamme gialle di Catania: "Abbiamo tolto il velo da un altro mondo affetto dalla corruzione - ha chiarito l'ufficiale - L'indagine nasce da funzionari onesti che hanno denunciato irregolarità". "L'atto corruttivo - ha spiegato - non è stato caratterizzato dalla classica mazzetta in denaro: il direttore dell'ispettorato al lavoro voleva incarichi pubblici e, in particolare, chiedeva che fosse rinnovato il suo incarico in Ispettorato, visto che stava per scadere". "Marco Forzese e l'ex consigliere Nicotra - ha aggiunto - si interessavano in questo modo ed erano disposti a rivolgersi ad Amich per archiviare in maniera non legittima i procedimenti e far sparire le pratiche". 

Il video che incastra Forzese

Il fascicolo preso da Forzese e fatto sparire

Ma come agisce il funzionario infedele per mettere in atto la corruzione e far sparire i documenti nel nulla? "Una volta fatto il verbale - continua Quintavalle - si può chiedere al soggetto che ha subito il controllo se ha altri documenti da fornire, poi si fa un verbale unico, il soggetto può quindi pagare la sanzione o opporsi. In questo caso si parla di non estinzione e il soggetto verbalizzante può chiedere l'archiviazione o congrue riduzioni e la rateizzazione dell'importo". "In un episodo specifico Marco Forzese prende un fascicolo con delle sanzioni, nell'ufficio del presidente dell'ente, e lo mette in tasca all'imprenditore amico di Castel di Iudica". "Documento che abbiamo poi addosso all'imprenditore Calderaro". "Forzese - chiarisce ancora l'alto ufficiale - aveva libero accesso all'ispettorato per la forte amicizia con Amich ed ha favorito quest'ultimo con un incarico nella commissione degli Esami di Stato dei Consulenti del lavoro e poi per un altro incarico". 

Il sistema di valori stravolto

Spetta al pm Fabio Regolo descrivere il sostrato culturale in cui hanno agito i destinatari delle misure cautelari. "Abbiamo davanti un sistema di valori totalmente capoverso e delle immagini onestamente inquietanti - illustra preoccupato il magistrato - Parliamo di pubblici funzionari che pretendono di fare carriera non per ambizione sul lavoro svolto, ma per la loro propensione al mercimonio della funzione"."In una logica per la quale più si apre l'ufficio alle attività illecite e più si pretende". "Questi funzionari - ha aggiunto - hanno dimostrato di essere disposti a fare qualunque cosa". Il pm si espone poi ad una valutazione di natura sociale. "Questi casi dimostrano che la responsabilità politica nel nostro paese non funziona, molti dei protagonisti erano già stati coinvolti in altre indagini per reati contro la pubblica amministrazione e a distanza di anni li troviamo a occupare posti apicali nella stessa". 

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