Corso Sicilia, bancari scendono in piazza: "Ridateci il contratto nazionale"

Dopo la decisione dell'Abi di disdettare in anticipo il CCNL, i dipendenti catanesi delle banche si sono riuniti per protestare. Cetty Di Benedetto, segretario provinciale Fabi, dichiara: "Così lavoratori potrebbero essere facilmente espulsi"

Bancari in protesta in tutta Italia. Anche a Catania, dove in Corso Sicilia hanno preso parte al corteo aderendo alla giornata nazionale di sciopero proclamato unitariamente dalle sigle sindacali della categoria (Dircredito, Fabi, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil, Ugl, Credito, Uilca).

Motivo dello sciopero: la disdetta del contratto nazionale da parte dell'Abi (Associazione Bancaria Italiana). La scelta ricade sugli oltre 300.000 lavoratori del credito. A Catania e provincia invece sono in tutto circa 2000 i lavoratori del settore a essere colpiti dal provvedimento preso. Come scrive la Uila in una nota "A rischio è la sopravvivenza della stessa categoria, segnata pesantemente in questi anni da riduzioni salariali, mobilità territoriale, prepensionamenti, cessioni aziendali come preludio di futuri licenziamenti"

Cetty di Benedetto, segretario provinciale della Fabi Catania, sviscera i dati allarmanti della questione sociale che potrebbe esplodere in seguito a questo provvedimento: "Già in Sicilia si sono persi oltre 10.000 posti di lavoro, a Catania circa 500 unità. I lavoratori bancari al momento si attestano intorno ai 13.000 in Sicilia, in una Regione che non ha quasi più riferimenti sul territorio". Per tutelare le famiglie e i lavoratori stessi occorre: "Ribadire il no all'obbligatorietà delle espulsioni - precisa Cetty Di Benedetto - e dire si ad un contratto nazionale, perchè in questo modo, in seguIto al provvedimento preso dall'Abi, tutti i 300.000 bancari del territorio nazionale potrebbero essere facilmente espulsi".

"Cio che l'Abi mette sul piatto abolendo il contratto nazionale di categoria - aggiunge ancora il segretario dela Fabi - è una fortissima contrazione degli addetti al settore e ridefinizioni del salario, con poca parte fissa e molta variabile in base ai risultati ottenuti".

La protesta dei presenti con slogan incisivi ha puntato il dito contro la figura dei banchieri. Emblematica la scritta "Non siamo banchieri, ma bancari", che risalta la protesta dei dipendenti portata avanti per "Denunciare inoltre gli esuberi causati dagli stipendi milionari dei banchieri che stanno distruggendo il sistema creditizio italiano"

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