Corso Sicilia, Giovanni: quando la vita ti butta a vivere per strada

C'è una città che è abitata da persone senza un tetto, senza un lavoro e senza affetti. Storie di "invisibili". Un destino comune a decine di persone sole che vivono agli angoli delle strade

Dorme da 16 anni in strada. Ha un nome: Giovanni. Corso Sicilia è il posto dove trascorre la notte, insieme a suo nipote, avvolto da una coperta di lana. Lontano dalla famiglia, dagli affetti. Un panino al giorno basta e avanza per digerire l’ennesimo boccone amaro che la vita gli riserva.

Non ha mai smesso di credere nonostante tutto. "La vita non è soltanto una” esclama, sollevando gli occhi al cielo. Non è in grado di leggere, nè di scrivere, ma riesce a sentire, col cuore, ciò che quotidianamente si cela dietro i volti delle persone.

La mancanza di lavoro ha tagliato le gambe ai suoi sogni, tanto da rimanere senza famiglia: “Oggi è sempre più difficile trovare lavoro - spiega Giovanni- la concorrenza è forte, vengono anche altri da tanti paesi diversi. Per questo le persone come me aumentano sempre di più. Vedo tanti che lasciano la loro famiglia, perché non hanno i soldi per andare avanti e permettersi una dimora”.

Suo nipote, Alessandro, da poco tempo vive insieme a lui. Sua sorella l’ha cacciato di casa: anche lui senza lavoro e una vita davanti, che da ora non sarà più la stessa. “Un uomo che non ha una famiglia alle spalle -aggiunge Giovanni- non può trovare la forza di andare avanti, non avrà mai la stabilità necessaria per vivere”.

Ci tiene a non essere chiamato barbone. Chi vive in condizione di estrema povertà, resta pur sempre una persona con una profonda dignità. Mancando una casa dove dormire, la sua dimora è la città di Catania. Durante la giornata, infatti, decide di spostarsi, per poi tornare la sera a dormire in Corso Sicilia. Non è il solo, altri fanno compagnia a lui e a suo nipote.

Grazie al lavoro dei volontari delle varie associazioni nel territorio, Giovanni riesce ad avere vestiti nuovi e coperte per superare il freddo dell’inverno. Riesce anche a procurarsi del cibo, andando spesso al centro Caritas della stazione. Quando piove il riparo diventa la prima tettoia utile: niente di più.

Si sfoga Giovanni, dopo una vita di continui sacrifici: “Se riesco a trovare anche una casa abbandonata giuro che andrò lì. Vivere e dormire per strada non è semplice, bisogna provarlo per capirlo”. "Molte volte - conclude Giovanni - tra poveri si fa la guerra, ci rubiamo il cibo tra noi per sopravvivere e tirare avanti".

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Ascoltando le sue parole, sembra di leggere le pagine dei Promessi Sposi quando i “capponi” portati da Renzo, legati, si beccano l’un l’altro come accade spesso tra compagni di sventura. Però quella che vive Giovanni, non è una storia racchiusa dentro un libro: è la vita. La stessa che Giovanni benedice, nonostante le difficoltà quotidiane.

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