Corso Sicilia, "padri di famiglia" si incatenano davanti alla Serit

Tra grida e striscioni i lavoratori denunciano la pressione fiscale insostenibile e puntano il dito ai costi elevati della politica, la crisi delle istituzioni, attaccando esplicitamente l'operato della Serit e di Equitalia

"Non apparteniamo a nessun movimento, a nessuna corrente politica, a nessun simbolo. Siamo soltanto padri di famiglia che lavorando 16 ore al giorno riescono a stento a sopravvivere. Fra 6 mesi non riusciremo più a vivere in queste condizioni". Sono le parole di Delfo Malpasso, artigiano di Lentini, che insieme ad altri cittadini ha deciso di protestare contro una crisi che ha ormai assunto i contorni di una vera e propria emergenza sociale. Accanto al signor Malpasso ecco allora le grida di disperazione da parte di Salvatore Caruso, commerciante di Scordia e Paolo D'Amato, commerciante di Ramacca.

Sono loro i protagonisti della protesta portata avanti questa mattina davanti all'ingresso dell'ufficio "Riscossione Sicilia" di Corso Sicilia. Hanno deciso, con un gesto altamente simbolico, di incatenarsi davanti all'ingresso di "Riscossione Sicilia". Tra grida e striscioni i lavoratori hanno deciso di coinvolgere anche alcuni passanti per alimentare la contestazione.

Denunciano la pressione fiscale insostenibile e puntano il dito ai costi elevati della politica, la crisi delle istituzioni, attaccando esplicitamente l'operato della Serit e di Equitalia. "Non centriamo nulla con i Forconi - precisano - ma non possiamo restare inermi di fronte a una situazione che piano piano ci sta uccidendo".

I tre lavoratori hanno inoltre promesso di continuare ad oltranza nella contestazione. "Il nostro obiettivo è coinvolgere quanti più catanesi possibili e colpire nel segno l'opinione pubblica. Continueremo ad oltranza fin quando non vedremo 500 mila catanesi sfilare davanti ai palazzi del potere" concludono.

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