Domenica, 20 Giugno 2021
Cronaca

Pandemia e scuole di danza chiuse: "Allievi di serie A e allievi di serie B"

Il comitato nazionale di rappresentanza e tutela delle Scuole di Danza, recentemente costituito e rappresentato in Sicilia da Mariangela Bonanno, punta il dito su alcune disparità di trattamento che hanno danneggiato le scuole di danza tradizionali non legate ad alcuna attività di sport

Mentre molte attività hanno cominciato a riaprire i battenti, le scuole di danza- quelle tradizionali non appartenenti alla danza sportiva - ancora attendono. La pandemia ha, infatti, messo in evidenza la grave crisi di identità di quest'arte che è stata, invece, assimilata al mondo dello sport, discriminando tutte quelle realtà che non sono affiliate ad enti sportivi o al Coni e che, giusto per fare un esempio attuale, sono state e sono ancora costrette a rimanere chiuse. "Con questa discriminazione si sono venuti a creare in definitiva allievi di serie A e allievi di serie B, dal momento che le scuole affiliate ad un qualunque ente sportivo hanno potuto continuare in sede i propri corsi sfruttando l’escamotage dell’agonismo mentre ad altre migliaia di allievi, appartenenti a scuole di danza non meno valide anzi più autentiche nella propria missione, è stato negato il diritto allo studio della danza in quanto ritenuti 'non essenziali' e 'sacrificabili', con l’ulteriore danno del leso diritto al lavoro per gli insegnanti". E' la denuncia del "Co.Da.", Comitato nazionale di rappresentanza e tutela delle Scuole di Danza non appartenenti alla danza sportiva, recentemente costituito e rappresentato in Sicilia da Mariangela Bonanno.

bonanno-profilo-2"L'intento del Comitato - spiega Bonanno - è proprio quello di creare una tutela in favore delle scuole (molte delle quali costituite sotto forma di impresa) che durante il periodo di crisi pandemica non solo hanno dovuto cessare la propria attività per oltre un anno, ma anche sono state tagliate fuori dai c.d. 'ristori' - perlomeno in prima istanza - dal momento che il Governo nazionale ha escluso i codici Ateco propri delle scuole di danza (che fossero ditte individuali o società) garantendo generosi invece sostegni economici per quelle associazioni di danza sportiva affiliate al Coni".

"Allo stesso modo sempre queste scuole di danza affiliate al Coni hanno potuto aprire con la copertura dell'esercizio dell'attività per fini agonistici: un escamotage improponibile per le scuole di danza tradizionali non legate ad alcuna attività di sport. E' bene dunque che certi 'diritti speciali' siano eliminati, oppure che tali vantaggi siano equamente distribuiti a tutte le realtà legate al mondo della danza", continua la presidente "Co.Da." in Sicilia. Come precisa "la danza, in particolare quella classica e contemporanea, è un'Arte e non una disciplina sportiva". "Il suo insegnamento si matura con studi seri - spesso accademici (con l'Accademia Nazionale di Danza a Roma) - e non con diplomi ottenuti facendo corsi accelerati - conclude l'insegnante e presidente Bonanno -D'altronde se è vero l'Italia ha dato i natali all'arte coreutica come la conosciamo oggi allora sarebbe bene che lo Stato si facesse parte diligente riservandole la dignità che merita".

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