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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Cronaca

Crisi semiconduttori, la parola ai sindacati di StMicroelectronics: "Serve altra fabbrica a Catania"

"Non ci sono abbastanaza microchip sul mercato", è la risposta che ci si sente dare come giustificazione alla carenza di prodotti finali. La Fiom Cgil fa il punto sulle criticità del settore

Declinata con infiniti titoli e definizioni, la “Crisi dei semiconduttori” sta influenzando un comparto industriale che oggi, a livello mondiale, ha raggiunto un volume di fatturato di mezzo trilione di dollari. Negli ultimi tre anni la domanda di semiconduttori ha superato l’offerta del settore costantemente, in alcuni casi anche del 100 per cento. Avrete notato la scarsa disponibilità di prodotti finali come automobili, articoli elettronici civili e industriali e ricambi in generale e la giustificazione che ci sentiamo dare qual è? Non ci sono abbastanza microchip sul mercato. Da queste premesse parte la relazione del sindacato Fiom Cgil interno a StMicroelectronics a firma dell'Rsu Roberto, del presidente del direttivo provinciale Fiom Quintoboris Di Felice e Francesco Furnari Rsu Fiom. 

I problemi legati all’industria dei semiconduttori non hanno solo una manifestazione nel presente, ma minacciano la sopravvivenza futura di settori industriali radicati che, a causa delle trasformazioni del mercato, rischiano di essere compromessi per mancanza di adattamento. "Parliamo, per esempio, del settore industriale automobilistico - si legge nella nota di Fiom - sul quale il nostro paese ha fondato, per buona parte della sua storia industriale, il suo sviluppo economico (con centinaia di migliaia di posti di lavoro e percentuali del Pil a due cifre). Questo settore sta vivendo una trasformazione radicale, determinata dalla transizione verso la mobilità elettrica". Gli economisti anglosassoni la definiscono “disruptive Technologies”: arriva una tecnologia nuova, che cambia completamente i paradigmi di quel settore e rende superflue le tecnologie disponibili fino a quel momento. Un esempio storico, "è quello che successe alla locomozione basata sulla trazione animale quando venne introdotto il motore a combustione - continua - nel 2019 i semiconduttori erano il 4 per cento del costo di tutti i componenti necessari alla produzione di una automobile di segmento premium ma, nel 2030, questa percentuale diventerà il 20".

"Ci preoccupiamo della crisi dei semiconduttori oggi? Ma cosa accadrà fra meno di dieci anni quando ce ne vorranno cinque volte tanto? Alla luce di questo cambiamento radicale che riguarda la base industriale ed economica, come stanno reagendo i governi europei? Gli annunci di iniziative per supportare, con fondi pubblici, questa transizione non mancano di certo, ma cosa si è tradotto in investimenti effettivi e risultati reali? Questo è un tasto dolente considerando che siamo già in piena crisi. La lista degli annunci di iniziative comunitarie e nazionali si è arricchita nel tempo". Alle nuove iniziative si aggiungono quelle precedenti a cui, per marketing o ragioni comunicative, magari è stato solo cambiato il nome: Chips ACT - CE IPCEI Microelettronica – CE NextGenerationEU - CE Horizon Europe – CE PNRR – Italia DL “Energia” - Italia Le iniziative Europee prevedono, sulla carta, circa 45 miliardi di euro per la Microelettronica con finanziamenti potenziali per singola azienda che possano arrivare fino a tre miliardi di euro. Il Pnrr Italiano mette a disposizione circa un miliardo di euro per la realizzazione di impianti, attrezzature e innovazione della filiera. Il decreto Energia ha messo a disposizione, dal 2022 al 2030, circa 500 milioni di euro all’anno.

L'obiettivo è portare in Europa il 20 per cento della produzione di semiconduttori entro il 2030. Tradotto in numeri, per un mercato che oggi fattura 500 miliardi di dollari e che, nel 2030, saranno circa 600 miliardi significa: portare in Europa 120 miliardi di fatturato! Oggi l’Europa stenta a raggiungere il 9 per cento del fatturato totale (circa 50 miliardi). Come base produttiva, i dati del 2019, ci dicono che in Europa si produceva circa il 6 per cento dei semiconduttori globali. Per ottenere il 20 per cento che l’Europa si è prefissata si deve passare dai circa 1.2 milioni di wafers/mese che produciamo oggi a circa quattro milioni di wafers/mese. In poche parole, serviranno, in capacità di produzione di otto pollici equivalenti, circa 25 fabbriche aggiuntive di semiconduttori in Europa. Sono numeri da fare girare la testa e rappresentano un obiettivo che non è mai stato raggiunto prima e che, probabilmente, non sarà raggiunto neanche questa volta.

Una delle 25 fabbriche andrà online a breve in quel di Agrate Brianza (MB). Un nuovo plant di STMicroelectronics che produrrà wafers a 300mm. A Crolles (Francia) STMicroelectronics ha annunciato un'espansione dell’attuale plant manufatturiero a 300mm in collaborazione con GlobalFoundries (spin-off di Amd e nelle mani del fondo di investimento di Uae). Infineon (Germania), concorrente di STMicroelectronics, ha da poco inaugurato un nuovo sito produttivo a 300mm a Villach (Austria). Intel (USA) ha annunciato, dopo che il suo Ceo ha recentemente definito le automobili che guideremo a breve dei “computers con le ruote”, investimenti per 80 miliardi di dollari fino al 2030 solo in Europa. Sono state annunciate due nuovi mega- plant da costruire fuori dall’Irlanda, dove Intel ha oggi la sua base produttiva europea. I siti saranno annunciati entro la fine del 2022.

A Catania STMicroelectronics, ad oggi, ha avviato i lavori per la realizzazione di un nuovo sito che prevede una “linea pilota” per la produzione dei substrati in Carburo di Silicio. Potrebbe la linea pilota trasformarsi in qualcosa di meglio come, ad esempio, in una delle 25 fabbriche che servirebbero a raggiungere l’obiettivo europeo? Ce lo auguriamo tutti ma, al momento, tutto tace sia lato azienda sia, e soprattutto, lato istituzioni governative nazionali e locali. A Catania, vorremo ricordare che i 4mila e oltre dipendenti della STMicroelectronics, le loro famiglie e le altre migliaia di persone che orbitano professionalmente intorno al sito manifatturiero aspettano e gradirebbero un segnale altrettanto forte. Magari, con la campagna elettorale alle porte, qualcuno dei partiti candidati alle elezioni coglierà l’appello e verrà a vedere di cosa si tratta a Catania? Speriamo che qualcuno vorrà sentire il parere nostro e di altri esperti di settore, su come potremmo cogliere questa straordinaria opportunità ed assicurare le basi per una transizione epocale e ben riuscita del nostro sistema industriale. "Attendiamo pazienti - conclude la nota - come abbiamo atteso da anni. Certo, se di 25 fabbriche che servirebbero, nemmeno una, neanche la più piccola, vedrà la luce a Catania, allora in tanti dovranno andare a nascondersi perché non ci saranno più scuse possibili. Battete un colpo se ci siete". 

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