Nel crollo di via Crispi c'è chi ha perso tutto, Erika scrive al sindaco Bianco

Il racconto di Erika di quella triste notte e l'appello al sindaco Bianco: "Abbiamo aperto la porta e ci siamo ritrovati nel vuoto. Volevamo aiutare la bimba rimasta ferita, sentivamo le urla della mamma. Ma non ci siamo riusciti. La paura, lo sconforto"

Dopo il crollo della palazzina di tre piani, in via Crispi, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio scorso, c'è chi ha perso tutto. Come Erika che scrive a CataniaToday per raccontare la sua disperazione e lanciare un appello alle istituzioni.

"Sindaco Bianco, l'ho sempre votata, questo lo so che non vuole dire nulla ma oggi mi sento amareggiata - scrive Erika - Sono una delle proprietarie di un appartamento che è andato distrutto nella palazzina di via Crispi 11. Quella notte maledetta dormivo col mio compagno al terzo piano, per fortuna mio figlio non era in casa. Alle 2.30 circa, la disperazione. Dormivamo nella stanza attigua a quella crollata, dove doveva esserci mio figlio. Poi lo scoppio, le urla, i calcinacci. Abbiamo aperto la porta e ci siamo ritrovati nel vuoto. Volevamo aiutare la bimba rimasta ferita, sentivamo le urla della mamma. Ma non ci siamo riusciti. La paura, lo sconforto. Con l'aiuto dei vigili del fuoco che sono venuti a prenderci siamo scesi e dopo circa mezz'ora siamo scappati via. Abbiamo iniziato a vagare, presi dalla paura. Da allora ci siamo sentiti soli, abbandonati dalle autorità comunali. Stringo il discorso perchè scriverei per due giorni. L'indomani rivolgendomi all' ufficio comunale per l'alloggio, mi è stato indicato il b&b Bellini dove potevamo rimanere per circa tre giorni. Arrivati lì, la proprietaria gentile ci ha mostrato la stanzetta e ci ha detto che la colazione l'avrebbero offerta loro visto che era prevista solo la stanza".

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"Inizia il calvario dell'iter burocratico che lei conosce bene - continua Erika nel suo racconto - In conclusione, dopo aver perso tutto e dico tutto dalle mutande alle scarpe, non siamo stati ricevuti da nessuno. Siamo vessati da un Comune silenzioso che, per gentile concessione, ci ha dato una stanza e prolunga ogni settimana, l'ultima ora del venerdì, per il lunedì prossimo non dandoci un minimo di serenità. Abbiamo contratto dei debiti pazzesci, la magistratura fa il suo corso non considera per niente il lato umano. Sto male fisicamente e siamo fortemente sotto shock. E noi non siamo aiutati da nessuno. Aiutoo".

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