Dalla musica neomelodica di Zeta agli affari del clan Santapaola: l'ascesa della famiglia Zuccaro

Complessivamente è stata disposta la custodia cautelare in carcere per 12 persone, mentre le due donne coinvolte nell'inchiesta ossia Graziella Acciarito e Michela Gravagno sono ai domiciliari. Diversi i reati contestati tra cui l'associazione per delinquere di tipo mafioso (clan Santapaola - Ercolano), estorsione, usura, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi e reati in materia di stupefacenti

Una mafia che continua a comandare dal carcere e che si fa imprenditrice. E' quanto emerso dai dettagli dell'operazione Z, condotta dalla polizia, su delega della procura distrettuale di Catania. Il nome dell'operazione richiama il nickname da cantante neomelodico di Filippo Zuccaro, "Andrea Zeta", uno degli arrestati e figlio del capoclan Maurizio.

Congiuntamente a Filippo Zuccaro sono stati arrestati il fratello Rosario, la madre Graziella Acciarito, Luigi Gambino, che sarebbe uno dei promotori dell'organizzazione criminale, Angelo Testa, cugino di Maurizio Zuccaro, Carmelo Giuffrida, Francesco Ragusa, Michele Colajanni, Antonino Sentina, Giuseppe Verderame, Simone Giuseppe Piazza, Giovanni Fabio La Spina e Michela Gravagno.

Operazione "Zeta", gli "ordini" di Zuccaro durante colloquio in carcere

Complessivamente è stata disposta la custodia cautelare in carcere per 12 persone, mentre le due donne coinvolte nell'inchiesta ossia Graziella Acciarito e Michela Gravagno sono ai domiciliari. Diversi i reati contestati tra cui l'associazione per delinquere di tipo mafioso (clan Santapaola - Ercolano), estorsione, usura, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi e reati in materia di stupefacenti.

Il gruppo era operativo nel pieno centro di Catania, a San Cocimo. Le indagini, condotte dalla squadra mobile, hanno preso le mosse - e questo il procuratore Zuccaro lo sottolinea con soddisfazione - da una denuncia per estorsione presentata da un imprenditore titolare di un parcheggio vicino l'aeroporto di Fontanarossa.

"Le indagini nascono proprio dalla denuncia, presentata nel 2016 - spiega il capo della squadra mobile Antonio Salvago - da parte del titolare del parcheggio che aveva subito la richiesta estorsiva e che ci ha portato all'individuazione di Giuseppe Verderame e Simone Giuseppe Piazza. Sono stati gli autori materiali del tentativo di estorisione. Un tentativo che si inseriva nel contesto più ampio di attività del gruppo criminale di San Cocimo".

"Abbessa 100.000,00 euro, se no facciamo saltare tutto in aria, oppure cercati l’amico!”. Questi i toni della chiamata dei due malavitosi che hanno fatto scattare l'attività investigativa che si è protratta sino al maggio del 2017.

Operazione "Zeta", la telefonata estorsiva

A tirare le fila, dal carcere, era Maurizio Zuccaro che si distingue per un pedigree criminale di indubbia rilevanza. E' cognato di Vincenzo Santapaola e all'ergastolo per alcuni omicidi. Nonostante ciò continuava con la moglie, i figli Rosario e Filippo e con Luigi Gambino, a reggere e gestire le attività del clan sotto l'egida Santapaola - Ercolano.

Così il clan aveva costretto l'amministratore della discoteva Vecchia Dogana a cedere la gestione dei servizi di sicurezza all'interno del locale. Una mafia che bada al business e che, come riferisce il procuratore aggiunto Francesco Puleio, "si spartisce le attività di sicurezza nei locali con comportamenti violenti e intimidatori".

Operazione "Zeta", la ricostruzione della squadra mobile

Un'attività redditizia quella della security nei locali al centro di una vera e propria trattativa di spartizione tra i clan: da una parte i Santapaola - Ercolano con la famiglia Zuccaro e dall'altra i Cappello - Bonaccorso rappresentati da Salvatore Massimiliano Salvo.

Inoltre Rosario Zuccaro, attraverso Michela Gravagno che fungeva da prestanome e con cui sembrerebbe aver instaurato anche un legame sentimentale secondo quanto scritto nell'ordinanza, si era preso anche il 50 per cento di un noto locale di San Giovanni Li Cuti.

Oltre che di impresa Rosario Zuccaro, il fratello maggiore del neomelodico Filippo, si occupava di usura. E' anche accusato di usura aggravata per avere prestato ad un esercente di un negozio di abbigliamento, in due soluzioni, la somma complessiva di 4.000,00 euro, facendosi promettere il pagamento mensile di interesse del 10 per cento.

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