Il decreto "svuota carceri" per 75 detenuti di Piazza Lanza

I detenuti che potrebbero passare dalla detenzione carceraria a quella domiciliare, sono 75 tra la casa circondariale di Piazza Lanza e gli istituti di Giarre e Caltagirone

In base al decreto del Governo Monti "svuota carceri", le principali misure saranno: la possibilità per i detenuti di scontare agli arresti domiciliari gli ultimi 18 mesi di carcere; reclusione domiciliari o in altra privata dimora per pene non superiori ai 4 anni; gli arrestati potranno essere trattenuti per non oltre 48 ore nelle camere di sicurezza della polizia giudiziaria che li ha fermati ed entro tale termine il giudice dovrà confermare l'arresto; nasce la Carta dei diritti del detenuto; 57 milioni di euro per l'anno 2011 per far fronte alle esigenze della edilizia carceraria.

Ecco che i reclusi a "medio rischio" aspirano all'applicazione del nuovo decreto. Per quanto riguarda la popolazione carceraria siciliana, il 10 per cento di essa potrà usufruire del provvedimento. Nelle 27 carceri siciliane, al momento, sono ospitati complessivamente 7.800 detenuti, dei quali 6.500 sono considerati di "medio rischio" e, pertanto, futuri aspiranti alla detenzione domiciliare. Gli altri 1.300, invece, sono esclusi dal decreto perchè appartenenti alla più "alta fascia di rischio".

Per quanto riguarda, in particolare, la provincia di Catania, i detenuti che potrebbero passare dalla detenzione carceraria a quella domiciliare, sono 75 tra la casa circondariale di Piazza Lanza e gli istituti carcerari di Giarre e Caltagirone. Attualmente sono reclusi, nel carcere di Piazza Lanza, 582 detenuti, mentre la capienza è di 247. I detenuti, infatti, vivono in 10 dentro una cella ( quattro per quattro).

Sul decreto "svuota carceri" si è parlato durante l'incontro tenutosi ieri a Rebibbia, in presenza del Papa. Carmelo Cantone, catanese, è il direttore della Casa circondariale di Rebibbia e, in merito al futuro provvedimento, ha dichiarato: "Non guardiamo direttamente a quanti usciranno fuori, confidiamo piuttosto che il rubinetto di entrata e uscita dal carcere venga usato con più criterio. Nelle carceri italiane in molti entrano, ma in pochi ne escono. Questo crea il sovraffollamento e crea la difficoltà di misurare bene la risposta del sistema carcerario, di renderlo adeguato a quello che è il sistema costituzionale che prevede una pena non punitiva, ma di correzione e rieducazione".

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