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Delibera sul centro storico, case e un campus al posto degli ospedali

Un provvedimento di applicazione di una legge regionale prevede alcune importanti modifiche per la struttura del centro storico. In Consiglio comunale piovono le critiche bipartisan e saltano i lavori. Notarbartolo (PD): "Idee malsane"

Tutta l'area dove oggi sorgono i tre ospedali cittadini del Vittorio Emanuele, del Santa Marta e del Santo Bambino saranno "rifunzionalizzate", in vista della dismissione dei presidi sanitarie, e destinati all'edilizia privata. In particolar modo, il giardino che un tempo fu dei padri Benedettini e che oggi ospita le antiche "cliniche" del Vittorio, sarà trasformato in un campus per studenti universitari. Queste sono alcune delle proposte contenute nello studio di dettaglio effettuato dall'architetto Rosanna Pelleriti, per l'applicazione della Legge Regionale 10 luglio 2015 n.13, emanata per favorire il "recupero del patrimonio edilizio di base dei centri storici". 

Le critiche in Consiglio comunale

Un'idea che, arrivata ieri sera nell'aula consiliare di Palazzo degli Elefanti attraverso una delibera di implementazione del testo regionale, ha subìto pesanti annotazioni da parte della cosiddetta maggioranza critica, rappresentata in questo caso da Niccolò Notarbartolo (PD), che ha parlato senza mezze misure di "idee malsane", e dell'opposizione, con un agguerrito Sebastiano Anastasi (Grande Catania), che ha definito "schizofrenica" l'azione dell'amministrazione e ha chiesto il computo del numero legale. Che, come previsto, è mancato, portando i lavori d'aula a una brusca conclusione.

"Le tre aree ospedaliere del Vittorio Emanuele, del Santa Marta e del Santo Bambino - ha spiegato Notarbartolo durante il suo intervento - insistono nello stesso spazio e svolgono servizi fondamentali per la collettività. Nel momento in cui si procederà con la dismissione di queste aree, la priorità dovrebbe essere quella di mantere questo obiettivo, e dotarci dell'unico strumento che la legge ci consente per farlo, ovvero il piano regolatore generale". "Dandoci una visione di insieme - ha aggiunto il consigliere - questo ci permette di capire quali sono le aree che devono essere destinate ai diversi settori. Al contrario, guardando a microaree, come si fa oggi, non facciamo altro che ragionare in microscopico". 

I possibili vantaggi per i grossi gruppi privati

Secondo l'esponente democratico, svuotare gli ospedali in vista di un nuovo intervento immobiliare, vuol dire "non privilegiare più la collettività ma gli interessi privati"." Pensare un campus universitario in quell'area è un'idea malsana - arringa Notarbartolo - vuol dire impoverire l'economia delle persone che affittano le stanze agli studenti in favore di un grande gruppo imprenditoriale che può permettersi di ristrutturare il Vittorio". "In questo modo - conclude - Non si fa altro che togliere introiti ai cittadini che pagano le tasse, per favorire un gigante che può incamerare tutto. Tutto il contrario dei principi dell'azione di un governo di Sinistra". 

La posizione dell'opposizione e la mancanza del numero legale

Alle critiche di Notarbartolo si unisce anche il collega Sebastiano Anastasi che, per dar forza al suo ragionamento, scomoda addirittura i movimenti artistici e le avanguardie dei primi anni del Novecento.

"Nel secolo che ci ha preceduto si sono diffusi movimenti artistici come il Dadaismo o il Futurismo - ironizza il membro dell'opposizione - ma non credo che si sia mai assitito ad una schizofrenia amministrativa come quella presente in quest'aula". "Mai avrei creduto infatti - continua - che quest'amministrazione avrebbe usato tutti i mezzi per affossare il piano regolatore". 

"Stufo" dell'atteggiamento della giunta, come ha detto di essere a conclusione del suo intervento, il consigliere ha quindi chiesto alla presidente del Consiglio Francesca Raciti la verifica del numero legale. I 15 consiglieri presenti non sono bastati per continuare i lavori, rimandando la seduta a data da destinarsi, e facendo naufragare, temporaneamente, il provvedimento. 

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