Di Gregorio, i verbali del nuovo pentito: il gruppo di Lineri e la politica

La ricostruzione dell'organigramma della famiglia Santapaola-Ercolano è attualmente coperta dagli "omissis". Si tratta della più recente in possesso degli inquirenti: le dichiarazioni sono state rese tra luglio e settembre del 2019

Droga, estorsioni e da ultimo il business dei centri scommesse: questi gli ambiti di attività che ancora una volta emergono dalle ultime operazioni condotte da Procura e forze dell'ordine. A fare da sfondo l'ingresso sulla scena giudiziaria del nuovo collaboratore di giustizia Vito Di Gregorio.

La parte più rilevante delle dichiarazioni del collaboratore è quella attualmente coperta dagli “omissis”, ovvero quella che fa riferimento alla ricostruzione dell'organigramma della famiglia Santapaola-Ercolano. Si tratta sicuramente di una delle più recenti in possesso degli inquirenti: le dichiarazioni infatti, sono state rese tra luglio e settembre del 2019. Il contenuto dunque assume importanza decisiva anche alla luce della recente inchiesta “Black Lotus”, che ha portato alla sbarra 31 persone tra figure apicali e semplici affiliati al clan.

Il gruppo di Lineri e la politica a Misterbianco

Ma è sulla questione “Misterbianco” che le dichiarazioni fornite da Di Gregorio possono aver dato un ulteriore impulso alla procedura di scioglimento del Comune etneo avvenuta lo scorso 26 settembre. Il collaboratore infatti fornisce diversi elementi che disegnano, per l'ex vicesindaco Carmelo Santapaola, un ruolo diverso, nel contesto dell'organizzazione criminale, da quello emerso nell'inchiesta Revolutionbet 2 che lo ha coinvolto con la sola accusa di intestazione fittizia di beni.

Carmelo Santapaola era in rapporti con i fratelli Placenti, i riferimenti del clan a Lineri dopo l'uscita di scena di Giuseppe Scollo, prima arrestato e successivamente divenuto collaboratore di giustizia all'inizio del 2015. “Melo Santapaola fa parte del gruppo di Lineri ed è tutto tranne che un politico – spiega Di Gregorio ai magistrati - Noi, come gruppo di Lineri, abbiamo sostenuto tutta la sua carriera politica. Melo Santapaola in cambio prometteva di fare entrare il gruppo nella gestione degli appalti del comune e in generale metteva a disposizione la sua attività per quanto era necessario. E’ coinvolto direttamente nell'acquisto di sostanza stupefacente, e ha partecipato al finanziamento degli acquisti oltre che a riunioni nelle quali si discuteva dei dettagli delle operazioni. In alcune occasioni tali riunioni si sono svolte anche direttamente nel suo locale denominato Orso Bianco che per quanto ne so è proprio di Carmelo Santapaola”.

“Abbiamo appoggiato Melo Santapaola con i nostri voti diretti e acquistando voti presso i cittadini. Nello specifico – spiega ancora Di Gregorio - effettuavamo la consegna di buste della spesa o il pagamento di 50 euro circa. Al momento della consegna del denaro o delle buste precisavamo, comunque, che il voto era per un appartenente alla famiglia mafiosa Santapaola. I soldi da distribuire agli elettori mi venivano dati da Melo Placenti e Enzo Placenti. In occasione delle ultimissime elezioni (quelle del 2017) Melo Placenti mi disse anche che grazie a Melo Santapaola, ci sarebbe stata la possibilità di entrare in affari negli appalti del Comune genericamente indicati come relativi 'al settore ecologia'. La lista Di Guardo nella quale era presente anche Carmelo Santapaola aveva comunque l’appoggio di diverse consorterie mafiose”.

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Chi è il nuovo collaboratore

Vito Di Gregorio viene sentito 3 volte nel mese di luglio del 2019 e successivamente il mese di settembre. Mentre le prime due volte viene interrogato quale imputato di reato connesso, a mettere il sigillo alla volontà di collaborare con la giustizia è l'audizione del 24 luglio: Di Gregorio si trova attualmente detenuto e decide di collaborare perché, dice, “voglio cambiare vita, sono stanco del mio stile di vita. Ero poi ritenuto soggetto vicino a Scollo, ora collaboratore di giustizia e temo eventuali ritorsioni”. Di Gregorio, per sua stessa ammissione, dal 2011 ha fatto parte del clan Santapaola-Ercolano e in particolare del “gruppo” di Lineri capeggiato da Giuseppe Scollo. Per l'organizzazione Di Gregorio si occupava di traffico di stupefacenti, estorsioni, recupero crediti, rapine e altri delitti fino a quando gli fu chiesto di andare in “missione” a Milano per supportare le attività illecite di “Santo e Salvo Messina, padre e figlio parenti di Maurizio Zuccaro”. Il motivo risiedeva nella necessità di avere qualcuno che potesse “spendere il nome del clan Santapaola”. “In sostanza dovevo andare con loro a fare estorsioni e recupero crediti”. Dopo l'arresto di Scollo i suoi riferimenti diventano Carmelo e Enzo Placenti: “Melo ha la gestione economica del gruppo ed Enzo è il soggetto maggiormente creativo – spiega Di Gregorio ai magistrati - nel senso che è stato lui ad ideare ad esempio il coinvolgimento del gruppo nell'attività di scommesse on line nelle quali da ultimo sono stato coinvolto anche io nel territorio nel del nord Italia”. Attraverso i Placenti, che diventano da quel momento per lui i riferimenti del clan Santapaola, Di Gregorio conosce Mario Ercolano, e ha contatti con il gruppo dei fratelli Nizza. Nonostante i rapporti con i Placenti si fossero “allentati” - spiega Di Gregorio – “a seguito dell'arresto di Enzo per una vicenda di armi”, ha continuato a “spendere” il nome della famiglia per gli affari al nord e la famiglia Santapaola finanziava le sue attività criminali. “Questo rapporto – dichiara ancora Di Gregorio ai magistrati – è durato negli anni fino al mio arrresto da parte della Procura di Roma nel dicembre 2018”. Sono bastati dunque sei mesi alla sbarra per convincerlo a percorrere la strada della collaborazione.

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