Diffamazione, chiesto giudizio per il rettore: botta e risposta tra Pignataro e Maggio

Il legale di Maggio, avvocato Dario Riccioli, ha inviato una nota per rendere noto che pende sul rettore una richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura etnea per diffamazione, in relazione a una vicenda di due anni fa

E' ancora scontro tra l’ex direttore generale dell’Università di Catania, professore Lucio Maggio, e il rettore dell’Ateneo, professore Giacomo Pignataro. Il legale di Maggio, avvocato Dario Riccioli, ha inviato una nota per rendere noto che pende sul rettore una richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura etnea per diffamazione, in relazione a una vicenda di due anni fa.

"Ho verificato lo stato del procedimento - si legge nella nota del legale - avviato in seguito alla querela presentata alla Procura della Repubblica del Tribunale di Catania nei confronti del prof. Giacomo Pignataro, past rettore dell’Ateneo catanese, depositata nel luglio del 2015, in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal prof. Pignataro al quotidiano 'La Sicilia' e pubblicate nell’edizione di Catania del 7 luglio 2015. In quel procedimento (che ha assunto il n. 11749/2015 R.G.N.R.), in seguito all’attività di indagine eseguita dall’autorità inquirente, nonché alla luce delle indagini effettuate sulla scorta delle indicazioni fornite dall’indagato, il Procuratore della Repubblica si è determinato ad avanzare richiesta di rinvio a giudizio". "L’imputato, prof. Pignataro, sarà quindi processato per la denunziata diffamazione aggravata commessa a danno del dott. Maggio. Si rammenta che, in quella circostanza, il prof. Pignataro, nel replicare a quanto comunicato dalla professoressa Febronia Elia circa la proposizione di un suo ricorso al giudice amministrativo (per l’avvio delle procedure di costituzione dei nuovi organi statutari dell’Ateneo, ricorso il cui esito vittorioso è stato poi conseguito dalla professoressa Elia con le sentenze del Consiglio di Giustizia Amministrativa n. 243/2016, del 29 luglio 2016, e n. 423/2016, del 25 novembre 2016), aveva ritenuto immotivatamente di chiamare in causa il dott. Lucio Maggio, accusandolo di essere il promotore di fantomatici gruppi che avrebbero fatto opposizione alla sua amministrazione e che, nella rappresentazione dell’imputato, sarebbero stati artefici dei guasti dell’Ateneo. Il Procuratore della Repubblica, con la richiesta di rinvio a giudizio, ha ritenuto che le dichiarazioni rilasciate dal prof. Pignataro hanno avuto un chiaro sapore insinuante e hanno rivelato la volontà dell’imputato di proseguire nell’azione volta a screditare la reputazione del dott. Maggio, che ha già subito i comportamenti messi in atto dallo stesso prof. Pignataro, culminati nella revoca dell’incarico di direttore generale dell’Ateneo catanese, revoca dichiarata illegittima e annullata con sentenza del Tribunale di Catania, Sezione Lavoro, n. 2125/2016 del 17 maggio 2016", conclude la nota.

In rappresentanza del Rettore, è intervenuto il suo avvocato professore Giovanni Grasso che, con una nota, risponde: "Pur in assenza di informazioni ufficiali, avendo appreso dal comunicato stampa diffuso dal difensore del dott. Lucio Maggio in data 12 dicembre 2016 della notizia della richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania nei confronti del prof. Giacomo Pignataro per l’ipotesi di diffamazione relativa alle affermazioni riportate nell’articolo de 'La Sicilia' del 7 luglio 2015 intitolato «Statuto illegittimo: nuove elezioni» la difesa del prof. Giacomo Pignataro ritiene che si tratta di un reato manifestamente insussistente, come si dimostrerà nelle sedi deputate. La difesa del prof. Giacomo Pignataro comunica altresì che il Giudice per le indagini preliminari, dopo l’opposizione alla richiesta di archiviazione dell’asserita persona offesa, con ordinanza dell’1 marzo 2016 ha archiviato il procedimento originatosi dalla denuncia presentata dal dott. Maggio nei confronti del prof. Giacomo Pignataro per le ipotesi di abuso d’ufficio, stalking, maltrattamenti in famiglia e diffamazione ritenendo infondata la notizia di reato". Prosegue la nota del legale: "Successivamente, la Corte di Cassazione con ordinanza pronunciata all’udienza del 21 novembre scorso ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal dott. Maggio condannando lo stesso al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma alla cassa delle ammende".

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