Dignità e lavoro, Rota (Cgil): “Imbarbarimento del mercato dell'occupazione”

Per il segretario generale della Camera del lavoro di Catania, Giacomo Rota, non esiste una ricetta sola, ma serve un volenteroso lavoro in sinergia, una “rete” che chiami a raccolta più settori, comparti e mondo imprenditoriale, per salvare la città di Catania

“Anche a Catania dobbiamo puntare a ridare e a garantire dignità e lavoro ai giovani e meno giovani, alle donne e a quelle tantissime famiglie che non arrivano a fine mese, a causa dell'imbarbarimento e insicurezza dilaganti nel mercato occupazionale: serve urgentemente un intervento organico”. A sostenerlo con fermezza, è il segretario generale della Camera del lavoro di Catania, Giacomo Rota.

Ma quale tipo di “patto”, “piano per il lavoro”, “ricetta” o “decalogo” servono per ridare fiato alle imprese, ai tagli sul pubblico impiego, all'emergenza occupazionale della Grande distribuzione organizzata nel Catanese, al dramma dei fondi insufficienti per la programmazione lirica-concertistica dei nostri enti teatrali, ad esempio?

“Non esiste una ricetta sola, ma serve un volenteroso lavoro in sinergia, una “rete” che chiami a raccolta più settori, per salvare la città di Catania da una crisi senza precedenti, dal baratro nella quale sta precipitando - risponde Rota - Per rilanciare lo sviluppo, dal nostro punto di osservazione, iniziamo col dire che il mondo imprenditoriale ed il comparto edilizio devono mettere in atto un grande piano di riqualificazione e di ristrutturazione del territorio, magari chiedendo incentivi agli enti locali; così facendo si metterebbe concretamente in atto un piano di messa in sicurezza e di restauro per gli edifici del centro storico; iniziativa che creerebbe secondo noi, migliaia di posti di lavoro, facendo ripartire un'economia che sta morendo. Il tessuto produttivo etneo, poi necessita di un Governo regionale in grado di approvare subito provvedimenti per far ripartire gli investimenti, le opere e i cantieri per le infrastrutture, per far mettere in moto lo sviluppo e quindi il lavoro 'sano' e dignitoso; chiediamo inoltre agli enti locali di snellire la parte burocratica, di assicurare con un 'piano straordinario per il lavoro' l'accesso al credito per le aziende e imprese che assumono, così come. di garantire i servizi sociali ai cittadini; quindi, al comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, chiediamo di monitorare e contrastare le attività abusive e l'illegalità diffusa, nodi che non creano lavoro, ma solo sottosviluppo, sfruttamento e concorrenza sleale“.

“Non svelo niente di nuovo - continua Giacomo Rota -, dicendo che i 'volàni' dello sviluppo territoriale, rimangono la valorizzazione dell'artigianato locale, il commercio dei piccoli esercizi, l'agricoltura e l'agroalimentare che puntino alla qualità dei prodotti, l'edilizia intesa come messa in sicurezza degli edifici e la ripartenza delle opere pubbliche cantierabili, il turismo e la nostra enogastronomia d'eccellenza, gli investimenti in cultura e nel sostegno ai nostri teatri in perenne 'agonia' “.

La Cgil regionale, nella persona di Alfio Mannino, ha auspicato un nuovo e grande patto per il lavoro, affinché i nostri giovani laureati possano crearsi un futuro nella nostra terra in pochi anni, anche perché abbiamo il triste primato che centinaia di giovani laureati vanno via dall'isola, visto che qui un giovane su due non trova lavoro...

“Come sottolinea l'amico e compagno Alfio, non solo i nostri giovani cervelli in fuga, ma anche le donne e i padri di famiglia ultracinquantenni, soffrono il dramma di una disoccupazione dilagante e drammatica, in una terra che potrebbe offrire tante opportunità, se si attuassero misure concrete che coinvolgono in sinergia, tutta una serie di 'attori', da quelli istituzionali a quelli delle associazioni datoriali, dagli ordini professionali agli enti preposti alla gestione e fruizione dei servizi pubblici e dei nostri beni culturali. Naturalmente, i sindacati confederali non devono sottrarsi al confronto, perché oltre a rappresentare e a tutelare quel poco di lavoro che c'è, dobbiamo tutti assieme sforzarci di lanciare proposte concrete e attuabili per rimettere in moto la macchina dello sviluppo, la sola che può creare occupazione stabile, sana, sostenibile sul lungo periodo”.

Cosa ne pensa delle amministrazioni comunali: quella passata, a guida del sindaco Enzo Bianco, con in giunta il vostro esponente Angelo Villari al “Welfare”; quella attuale, a guida del primo cittadino Salvo Pogliese, di area centrodestra. A parte la grave questione della dichiarazione di dissesto del comune di Catania, è cambiato qualcosa nel clima di dialogo, fra amministrazione comunale e la principale sigla sindacale provinciale, la “Confederazione generale italiana del lavoro” di cui lei è alla guida?

“Tengo a sottolineare con forza che la Cgil non è un partito né lo sarà mai. Molti esponenti del sindacato hanno messo e probabilmente continueranno a mettere a disposizione la loro esperienza di vita nella politica e nelle istituzioni. Ciò è meritevole, e viene sottoposto alle normali regole della democrazia. Villari è stato un pezzo importante della Cgil catanese e ha fatto la sua parte con energia e passione anche da assessore nella giunta Bianco. Con quell’amministrazione comunale abbiamo condotto concertazioni fitte, a volte da posizioni molto diverse, ma sempre nel massimo rispetto dei ruoli. Stiamo cercando di fare la stessa cosa con l’attuale amministrazione guidata da Salvo Pogliese. Il momento è drammatico anche a causa del dissesto che cova le sue radici nel tempo. Noi oggi non vogliamo affibbiare vecchie responsabilità o dare la caccia al colpevole; negli anni abbiamo sempre segnalato, giorno dopo giorno cosa non andava e, soprattutto, quali scelte avrebbero creato disagi irreversibili. Spesso non siamo stati ascoltati. Oggi vogliamo a tutti i costi trovare una soluzione e fare da pungolo quando si abbassa la guardia o ci si dimentica che non è necessario “soltanto” fare un buon lavoro, ma che viene chiesto a tutti di fare davvero l’impossibile, creando soluzioni anche alternative“.

Tante le vertenze sindacali in atto, fra cui quella dei lavoratori delle coop sociali, degli asili nido, eccetera: che risposte e rassicurazioni avete ricevuto dal Comune?

“Navighiamo a vista. Ci è stato detto in più occasioni che l’amministrazione comunale ascolta e fa il proprio meglio, e che crede alla necessità di lavorare insieme e ciò è davvero molto importante. Ma le vere risposte vanno rintracciate nei fatti, giorno dopo giorno”. 

Ultima questione: il nodo della privatizzazione dell'aeroporto Fontanarossa-Comiso. L'opinione del Giacomo Rota di oggi, segretario generale della Cgil Catania?

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“Per la 'governance' del nostro aeroporto internazionale, il fatto di aprire ai privati, rappresenterebbe un'occasione, un'opportunità di sviluppo e di investimento per la crescita. Ma lo sviluppo di un sistema aeroportuale integrato del sud-est dell'isola, può diventare una risorsa, per la creazione di nuovi posti di lavoro, per attrarre nuovi flussi di visitatori stranieri, a patto che, l'aerostazione Fontanarossa, che serve 7 province siciliane su 9, sia provvista di collegamenti adeguati, su rotaia o su gomma, con il centro città di Catania e con le maggiori destinazioni turistiche, collegate direttamente allo scalo. Ricordo che l'aerostazione catanese è strategica, che serve i due terzi della Sicilia, che rappresenta la via d'accesso obbligatoria per i flussi turistici che gravitano su Taormina, su Siracusa, sul barocco ibleo, così come su Catania e l'Etna; quindi condivido il fatto, che il sistema aeroportuale Catania-Comiso, sia di fondamentale importanza per la Sicilia orientale. Però sulla paventata privatizzazione attendiamo di capire cosa accade nelle stanze dei bottoni. La Cgil non abbassa la guardia sul destino dei lavoratori. Questo è certo”.  

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