Misterbianco-Motta: duemila cittadini protestano contro la discarica Tiritì

Per protestare contro la discarica di contrada Tiritì, dopo due anni di battaglie, circa duemila cittadini di Motta e Misterbianco si sono dati appuntamento per la prima volta davanti i cancelli della discarica

Avevano promesso che sarebbe stata chiusa a fine giugno. E, invece, la discarica di contrada Tiritì è ancora lì a turbare il sonno dei residenti di due grossi comuni etnei: Misterbianco e Motta Sant'Anastasia. Sabato, gli abitanti stanchi dopo tante vicessitudini e proteste, hanno manifestato insieme al "Comitato No discarica".

Vogliono, infatti, bloccare una volta per tutte l'impianto e puntare ad una localizzazione più sicura. La vicinanza della discarica al centro abitato, fa paura per per il rischio tumori e i miasmi insopportabili. Per circa due ore i cittadini hanno anche bloccato lo svincolo sulla statale per Paternò, creando non pochi disagi agli autocompattatori. La marcia è durata oltre tre ore e si è conclusa davanti i cancelli della discarica.

Dopo due anni di battaglie, si sono dati appuntamento circa duemila cittadini di Motta e Misterbianco, per la prima volta davanti i cancelli della discarica.
Presenti anche i candidati alla Presidenza della Regione Claudio Fava di Libera Sicilia e Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 Stelle, che hanno sfilato insieme ai manifestanti. Al corteo ha partecipato pure il sindaco di Misterbiano Nino Di Guardo deciso al no e alla chiusura della discarica. Grande assente è Angelo Giuffrida, sindaco di Motta S. Anastasia che ha già espresso le sue idee opposte.

Durante la manifestazione, è stato reso noto il manifesto del comitato anti-discarica, siglato da migliaia di aderenti, che prevede al primo punto “la chiusura e la bonifica dell’attuale discarica che sorge a poche centinaia di metri dai centri abitati di Misterbianco e Motta provocando enormi disagi ai residenti a causa dei miasmi e dei conseguenti pericoli per la salute pubblica”. I cittadini chiedono che “la discarica venga delocalizzata in altro sito distante dai centri abitati almeno 5km, come prevede la nuova normativa regionale” e che “venga revocato l'ampliamento concesso dalla Regione che trasformerebbe il sito attuale nella più grande discarica dell’isola, trasformando tutta la zona nella “pattumiera” della Sicilia e di conseguenza la revisione dell’attuale piano regionale dei rifiuti”.

 

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