Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

"Molte discoteche rischiano di non riaprire più: il pericolo è che finiscano in mani criminali"

Gabriele D'Ambra, vice presidente nazionale dell'associazione di categoria che raccoglie i proprietari e gestori delle discoteche, ha lanciato il grido d'allarme del settore. Ancora non vi è alcuna data certa per la ripartenza e i ristori sono ridotti al lumicino

Scoramento e sfiducia. Sono questi i sentimenti che nutrono i gestori e i proprietari delle discoteche in Sicilia, una terra che - complice la bella stagione - poteva vantare in epoca pre Covid strutture frequentatissime e giri d'affari importanti in grado di creare posti di lavoro e di attirare investimenti. Adesso, invece, dopo la seconda terribile ondata del virus la cautela regna d'obbligo ma la sensazione è quella di navigare a vista. Lo racconta a Catania Today Gabriele D'Ambra, vice presidente nazionale di Asso Intrattenimento, che fa il quadro di una situazione anomala denunciando l'isolamento nel quale è stato fatto piombare l'intero settore.

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Un settore che prova a ripartire facendo dei test: a Milano e a Gallipoli 2.000 giovani potranno tornare per una notte in discoteca. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di valutare l’efficienza dei metodi di prevenzione. Funzionerà così: si potranno acquistare dei biglietti (nominativi) per i vari eventi che resteranno “bloccati”. A questo punto, gli utenti della piattaforma dovranno indicare se hanno ricevuto il vaccino o se invece si sono sottoposti al tampone tra le 24 e le 36 ore precedenti all’evento in una delle tante farmacie o centri di analisi convenzionati o in altri hub comunicati via app. Una volta verificata la negatività al tampone si potrà utilizzare il ticket, disponibile sotto forma di Qr Code. Il primo test avverrà in Puglia e i 2.000 giovani che parteciperanno all’evento dovranno poi sottoporsi nuovamente al tampone dopo 5 giorni per verificare che non sia avvenuto alcun contagio. Così se non si dovessero verificare nuovi casi è probabile che il governo possa valutare il via libera alle riapeture con stringenti norme per la prevenzione. Ma la realtà, per adesso, è molto amara.

Nell'attesa dell'esito dei test di Milano e Gallipoli, qual è la situazione attuale?

"Una situazione di confusione. Con il decreto di aprile il governo aveva stoppato la riapetura delle discoteche mentre adesso con le zone bianche possono riaprire tutte le attività. Quindi si è creato un conflitto: si è detto che le discoteche possono riaprire solo per la somministrazione di bevande e con le piste interdette che vuol dire, per fare un esempio, avere un ristorante e tenere chiusa la cucina...".

Come vi state organizzando in attesa di avere certezze?

"L'anno scorso erano le Regioni che in autonomia potevano decidere sulla riapertura delle discoteche e quali limitazioni e misure porre. Al momento vuole decidere il governo nazionale e siamo in stallo poiché non vi è una data certa. Ciò ci colpisce e ci impedisce di poter pensare a una stagione estiva ormai compromessa".

I ristori stanziati da governo nazionale e regionale sono stati sufficienti?

"A livello nazionale prima il governo Conte ha scelto di parametrare i ristori sul fatturato di aprile che, di solito, per le discoteche è irrisorio, mentre tante altre sono chiuse poiché aprono durante la stagione estiva. Quindi qualcosa è arrivato ma molto poco rispetto a ciò che occorreva realmente. A livello regionale in Sicilia siamo l'unica realtà in cui le discoteche non fanno parte del comparto spettacolo, a cui appartengono invece i cinema o i concerti. Eppure noi abbiamo, così come i concerti, una commissione di vigilanza che deve approvare l'apertura e l'effettuazione delle serate nonché vi sono regole stringenti da rispettare poiché il pubblico che abbiamo è parte attiva dell'evento. Con la finanziaria del 2020 sono stati distribuiti 22 milioni per il comparto spettacolo, mentre noi proprietari di discoteche siamo stati inclusi nei ristori di circa 1 milione di euro insieme a chi è attivo nelle fiere. Quindi chi organizza concerti, e non ha quindi i nostri costi fissi ad esempio per la sede, è stato ristorato per il mancato sbigliettamento mentre le discoteche no".

Quante sono le discoteche in Sicilia e quali prospettive hanno?

"Sono 319 in base al codice Ateco ma sono molte di più se consideriamo strutture come gli stabilimenti balneari che svolgono anche questa attività. Le prospettive non sono buone: già adesso abbiamo costi fissi enormi, tasse da pagare. I ristoranti hanno avuto esenzioni per Imu e Tari, noi siamo al palo. Chi ha una discoteca come attività complementare, come gli stabilimenti, magari aprirà quando sarà possibile. L'apertura al ballo di 15 minuti durante le cerimonie è un segnale ma chi ha la discoteca come prima attività deve fare seriamente i conti: non a tutti converrà aprire. Ci sono costi come gli impianti elettrici e audio altissimi, sino a 30 mila euro, più i costi per la sicurezza e il personale..."

Il Covid19 rischia quindi di far cessare delle attività?

"Purtroppo temo che il 35% delle discoteche non riaprirà. Costi troppo elevati e troppa incertezza. Ciò distruggerà aziende sane che potrebbero finire anche in mani criminali, sappiamo benissimo che in questi momenti di crisi il crimine sceglie di investire per far girare denaro. Siamo consci del fatto che riapriremo per ultimi perché siamo i luoghi dell'assembramento però servivano i rimedi delle istituzioni, ristori adeguati ed esenzioni. Sul fronte della sicurezza già dallo scorso anno abbiamo proposto misure stringenti e adesso abbiamo la certificazione Uni, unica categoria ad averla per le misure che comprendono paletti sanitari e la vendita online dei biglietti".

La discoteca chiusa rappresenta anche la perdita di un certo modo di socializzare...

"Sì, è così. I brani che poi hanno successo nelle hit vengono scoperti in discoteca, le bevande di tendenza vengono lanciate in discoteca, così come per la moda. Noi offriamo un divertimento sano e sicuro: abbiamo dipendenti e società che si occupano della sicurezza mentre in giro vedo ugualmente, nonostante le restrizioni, giovani che si assembrano senza controllo e che bevono in maniera sregolata. Sono aumentate in maniera esponenziale le risse e gli episodi di vandalismo...Inoltre abbiamo sempre creato lavoro per tantissime famiglie e adesso invece siamo senza prospettive".

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