Dispersione scolastica, la segretaria Fic-Cgil Di Stefano:"Periferie a rischio devianza"

“Occorre investire su un maggiore tempo scuola, incrementando il tempo pieno e il tempo prolungato, per garantire un diritto allo studio più equo fra le fasce adolescenziali

Il “Pianeta Scuola” catanese continua ad accusare gli atavici nodi, quali abbandono dei banchi di scuola già a partire dalle Medie, frequenza “a corrente alternata” nelle periferie disagiate e deprivate, dove si tocca il 30 per cento di dispersione, e laddove l' “Agenzia educativa e formativa” per eccellenza, fallisce perché alle spalle non ci sono né famiglie, né volontariato sociale, né Istituzioni locali presenti, che spesso lasciano le scuole dei quartieri “a rischio” in stato di abbandono. Il risultato è, e sarà, quello di lasciare campo libero al reclutamento di minori fra la “manovalanza” della microcriminalità locale.

“La dispersione scolastica catanese è a livelli preoccupanti, soprattutto nei quartieri della città dove è maggiormente sentito il fenomeno microcriminalità fra i giovanissimi, che si concretizza spesso anche con gli ormai tristemente noti atti di bullismo, non solo fra studenti ma anche nei confronti degli insegnanti e delle figure istituzionali in genere”. La denuncia arriva dalla Segretaria generale etnea della “Federazione lavoratori della conoscenza” della Cgil, Antonella Distefano.

La proposta per invertire la tendenza all'abbandono dei banchi di scuola, fra gli alunni ancora in obbligo scolastico, cioè nella fascia d'età “critica” fra gli 11 e i 16 anni, “è stato un argomento ricorrente - continua la sindacalista -, già da diversi anni, di ricerche, convegni e pubblicazioni della Flc-Cgil Sicilia, nei quali sono stati sintetizzati i dati provenienti dalle varie province siciliane e soprattutto dalle grandi aree metropolitane. Nelle suddette ricerche, si è evidenziato come, rispetto al tempo scuola fruito da uno studente del nord Italia, lo stesso risulta inferiore di circa due anni scolastici, per uno studente siciliano”.

La ricetta, per la segretaria “Flc Cgil” Catania?

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“Occorre pertanto investire su un maggiore tempo scuola, incrementando il tempo pieno e il tempo prolungato, per garantire un diritto allo studio più equo fra le fasce adolescenziali; che sia strumento a sostegno di politiche sociali contro la devianza minorile, soprattutto nei quartieri ad alto rischio di dispersione scolastica e di disagio sociale, per un’azione seria e vera di prevenzione”. Naturalmente all’aumento programmato del tempo scuola nel Catanese, “va aggiunta una attenzione per la sicurezza degli edifici scolastici, spesso in degrado dopo i tagli ai finanziamenti agli enti locali, così come una maggiore attenzione alla qualità del lavoro degli addetti e operatori: dagli insegnanti al personale Ata. Un incremento - conclude Antonella Distefano - degli organici e una conseguente riduzione di numero di alunni per classi, si rende necessario e urgente, con l’eliminazione delle “classi pollaio”, così come confermato da recenti sentenze del Tar. Serve una Scuola che riprenda il suo ruolo di connettivo sociale, laddove i docenti che si vedano finalmente rivalutato il proprio ruolo educante e di crescita per le giovani generazioni, possano fare serenamente il proprio dovere; ruoli e “professionalità” che riforme inique e non condivise, hanno massacrato negli ultimi decenni”.

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