Dodici apostoli, manifestazione a Motta contro la scarcerazione del santone

Un centinaio di persone si sono radunate sabato 1 settembre davanti casa di Piero Capuana a Motta Sant'Anastasia, per protestare contro la scarcerazione del santone e a sostegno delle vittime delle violenze sessuali

"Con il santone in libertà, la setta degli orrori prova a riorganizzarsi. C'è poco da essere tranquilli. L'opera di persuasione continua sotto i nostri occhi. È ora di dire, in maniera chiara, che il nostro paese sta dalla parte delle vittime. Un sit-in, una manifestazione di solidarietà, un gesto di vicinanza. La magistratura farà il suo corso, con i suoi tempi, ma noi abbiamo un appuntamento impellente con le nostre coscienze, che non può essere rimandato".

E' così che gli organizzatori della manifestazione di sabato 1 settembre hanno voluto motivare la scelta di protestare contro la scarcerazione di Piero Capuana, bancario in pensione di 74 anni, alla guida della comunità di Lavina che, secondo le accuse della Procura, avrebbe abusato di ragazzine di età compresa tra 13 e 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime. Nella stessa indagine sono coinvolte anche tre donne ritenute delle fiancheggiatrici del 'santone': Katia Concetta Scarpignato, di 48 anni, Fabiola Raciti, di 56, e Rosaria Giuffrida, di 58. Tutti e quattro, attualmente, sono in stato di libertà. 

Il concentramento dell'evento si è svolto nell'angolo tra via Olimpia e via Archimede, a Motta Sant'Anastasia, davanti l'abitazione di Capuana. Durante la protesta, a cui hanno preso parte anche rappresentati di associazioni, cittadini e persone coinvolte nei presunti abusi, si sono tenute anche letture ed approfondimenti sul tema della violenza, oltre ad uno spazio finale riservato ai pensieri delle persone che hanno sentito il bisogno di intervenire. Gli organizzatori hanno anche chiesto di indossare un indumento bianco in segno di solidarietà e vicinanza alle vittime, e di portare un pensiero scritto su fogli o cartelloni, da lasciare sul posto. 

Davanti alle abitazioni, dove vivono anche altri membri della comunità di Lavina, è anche apparso uno striscione con su scritto "Noi siamo per la giustizia", appeso dagli stessi adepti a difesa di Capuana. Un evento che uno degli organizzatori della protesta, Danilo Festa, ha commentato così: "Quello striscione ci faceva riflettere sul fatto che tante altre persone assoggettate continuano a credere alla favola della comunità di Lavina. L’elenco è lungo: insegnanti, dipendenti pubblici, professionisti, padri e madri di famiglia".

"È alla luce del forte potere di plagio esercitato della setta che viene fuori lo spessore eroico delle vittime - ha spiegato inoltre Festa - Per quanto mi riguarda le ragazzine che hanno denunciato non sono semplici vittime da commiserare, da piangere, da consolare. Sono delle piccole eroine, rappresentano l’ariete che ha sfondato la porta dell’omertà, della paura, della violenza".

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