Dopo il caso Milluzzo, incontro Udi e Cgil su 194 e obiezione di coscienza

In Sicilia l'86,6% dei medici sono obiettori, a Catania solo 4 ginecologi su 65 non sono obiettori

Dopo il drammatico caso di Valentina Milluzzo che attende di essere chiarito dalla magistratura, anche le donne catanesi chiedono maggiore trasparenza sui diritti assicurati dalla legge 194 e sul nodo "obiezioni di coscienza". Questo e altri temi legati ai diritti delle donne sono stati al centro del primo "tavolo comune" tenutosi nei giorni scorsi in via Crociferi 40 tra Udi (Unione donne italiane) Cgil Sicilia e Cgil Catania.In particolare, è stata la responsabile del Dipartimento di genere e del Coordinamento donne Cgil catanese, Angela Battista, ad avviare i lavori con una relazione che ha anche  toccato questioni importanti come il nuovo femminismo migrante, le mutilazioni genitali, il servizio “taxi rosso”.

A proposito di legge 194 e di obiezione di coscienza, l'Udi e la Cgil sicilia hanno già redatto una lettera indirizzata all'assessore regionale alla Salute, Gucciardi, segnalando che le principali strutture pubbliche siciliane si oppongono al diritto delle donne di poter decidere sul destino della gravidanza e del proprio corpo, con un numero altissimo di obiettore di coscienza; di qui, la richiesta di conoscere i numeri reali dell'obiezione nell'Isola.

“L'obiezione di coscienza non consente obiezione di struttura -si legge nella relazione del Coordinamento donne- . In Sicilia l'86,6% dei medici sono obiettori, a Catania solo 4 ginecologi su 65 non sono obiettori. La legge prevede il diritto di obiezione solo per singoli medici e non per intere strutture. Il recente caso avvenuto all'ospedale "Cannizzaro" con la morte di Valentina Milluzzo, ci pone in una condizione di responsabilità, di denuncia ma anche di impegno e cambiamento".

Le donne di Udi e Cgil, da Catania chiedono "che sia garantita l'applicazione della legge 194 con almeno un medico non obiettore presso le strutture pubbliche sanitarie; il sindacato può e deve interagire attraverso la mobilità e l'intervento qualora necessario di medici gettonisti esterni (come succede in chirurgia). Chiediamo che sia istituito un registro delle morti materne". Centrale durante l’incontro, anche il focus sulla necessità di un "femminismo migrante"; Udi e Cgil chiedono che alla luce dei dati sconvolgenti degli aborti clandestini delle donne migranti irregolari in Sicilia ( nella sola provincia di provincia, la città di Ragusa raggiunge il 70%) , accertate le condizioni di violenza (tratta , prostituzione) l'estensione della 194 e il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza vengono chieste "con forza che per le donne vittime di mutilazioni genitali femminili, si valuti la possibilità che questa condizione conceda loro la condizione di status di" rifugiate", affinché per quasi 130 milioni di donne e bambine vittime in tutto il mondo di questa macabra nefandezza venga riconosciuto lo status di vittime civili".

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Ultimo punto, ma non in ordine di importanza, l'imminente lancio dell'operazione "Taxi rosso" (su modello del “Taxi rosa” già attivo in molte metropoli italiane) che coniuga sicurezza per le donne e servizio di politica attiva di prevenzione del femminicidio. Le signore che vorranno avvalersi dello speciale taxi potranno usufruire nelle ore tardo serali e notturne, di un servizio dedicato loro in tutta sicurezza. Questa possibilità assicura la massima velocità del servizio senza alcuna maggiorazione tariffaria. Il tassista che effettuerà la corsa, inoltre, al termine avrà l’obbligo di seguire con lo sguardo il passeggero fino all’ingresso nel portone. Il servizio sarà esteso in zone periferiche per tutelare la sicurezza delle più giovani.

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