Dottoressa violentata a Trecastagni, il ministro Lorenzin: "Non l'abbiamo dimenticata"

Dopo la polemica sul mancato aiuto da parte delle istituzioni sollevata ieri da Serafina Strano, la dottoressa vittima di violenza sessuale, Beatrice Lorenzin, prende posizione tramite una lettera inviata a Quotidiano.net

Dopo la polemica sul mancato aiuto da parte delle istituzioni sollevata ieri da Serafina Strano, la dottoressa vittima di violenza sessuale nella guardia medica di Trecastagni, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, prende posizione tramite una lettera che invia al giornale online Quotidiano.net. Ecco il testo integrale: 

"Gentile direttore, ho letto sul suo giornale l’intervista alla dottoressa Serafina Strano, vittima due mesi fa di una intollerabile violenza da parte di un paziente mentre era in servizio presso il Servizio di Continuità assistenziale (ex Guardia Medica) di Trecastagni (Catania). Come donna credo che subire una violenza sessuale, e per giunta sul luogo di lavoro e nel caso specifico in un luogo di cura, sia un atto brutale il cui inimmaginabile dolore e trauma provocato rimane indelebile nell’animo e nel corpo di ognuna di noi. Comprendo il dolore e la rabbia per una violenza che non sarà mai cancellabile né risarcibile. Come donna e ministro non è mai stata mia intenzione strumentalizzare vicende così delicate e personali in modo politico.

Preferisco invece agire per cercare di risolvere i problemi per fare in modo che questi gravissimi fatti non accadano più. Per questo, oltre a esprimere pubblicamente la mia solidarietà alla dottoressa e condannare l’episodio, abbiamo subito inviato gli ispettori, che sono tecnici qualificati le cui relazioni rappresentano la base per azioni legali e misure correttive future. Dal report è emerso come la struttura non possedesse pienamente i requisiti previsti dalla legge (non è previsto un ambiente adibito all’accettazione, i servizi igienici non sono accessibili ai disabili e non ci sono servizi igienici separati per utenti ed operatori sanitari).

Per quanto riguarda la sicurezza degli operatori dall’ispezione è emerso che erano installati nel presidio tutti i dispositivi di sicurezza (grate alle finestre e alla porta d’ingresso di tipo blindato, sistema di telecamere a circuito chiuso e videocitofono, telefono collegato al servizio di 118 e alle forze dell’ordine, braccialetto per le chiamate di emergenza). Detto ciò dall’ispezione è stata evidenziata una poco costante e continua azione di monitoraggio da parte dei vertici dell’Azienda sanitaria sul corretto utilizzo dei device da parte degli operatori. Tutte queste criticità e le relative azioni di miglioramento da intraprendere sono state trasmesse dal ministero all’assessorato alla Salute della Regione siciliana cui è stata segnalata anche la necessità di rivisitare il modello organizzativo e di lavorare consapevoli dei nuovi rischi per gli operatori sanitari che forse nel passato si sottostimavano. Abbiamo avuto immediato riscontro dalla prefettura e dall’assessorato alla Salute.

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Ribadisco, però, che in generale dobbiamo sensibilizzare le Regioni a una nuova attenzione ai luoghi di lavoro che possono essere a rischio per le donne. Oltre a questo abbiamo messo in campo un’operazione di verifica a campione per far emergere tutte le criticità riguardanti la sicurezza delle Guardie mediche sparse su tutto il territorio nazionale, anche recependo un importante studio redatto dai medici di Continuità assistenziale. Il tutto allo scopo di migliorare e rendere più sicuro il lavoro di migliaia di medici che vi operano. È chiaro che il frutto di questo lavoro e le relative azioni concrete che devono intraprendere le Regioni presuppongono anche una riforma del servizio di Guardia medica che va avviato. Come ministero della Salute, nei limiti del nostro ruolo e dei nostri compiti, siamo al lavoro per contrastare questa piaga delle violenze nei luoghi di cura e non abbiamo nessuna intenzione di dimenticarci della violenza subita dalla dottoressa Strano".

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