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Domenica, 27 Novembre 2022
Cronaca

Traffico di droga tra Catania e la provincia jonica: sedici arresti

Sgominata un'associazione criminale a stretto rapporto con i clan catanesi Cappello, Laudani e Cintorino. Sostanza stupefacente dentro i bidoni della candeggina per evitare i controlli. Affari garantiti anche durante i mesi di lockdown

Sono sedici le persone arrestate dopo un'operazione della guardia di finanza che ha smantellato un'associazione dedita al traffico di droga. I militari del comando provinciale sono intervenuti al termine delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Messina – direzione distrettuale antimafia.

L’attività investigativa, sviluppata dagli specialisti del gruppo Investigazioni criminalità organizzata del nucleo di polizia economico finanziaria di Messina, nasce dalle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia che hanno permesso di fare piena luce sull’attuale operatività di un articolato gruppo, vicino a strutturati ambienti di criminalità organizzata anche di matrice mafiosa, da tempo operante tra le province di Catania e Messina. Un'associazione dedita sistematicamente all’approvvigionamento e successiva commercializzazione di considerevoli partite di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e cocaina.

Più nel dettaglio, all’esito di mirate attività tecniche di intercettazione telefonica, ambientale e di video-sorveglianza, rese particolarmente difficoltose dall’utilizzo di comunicazioni triangolari, criptiche ed in codice, ovvero attraverso sistemi di messaggistica istantanea, si acquisiva alle indagini come il gruppo investigato, anche durante la vigenza delle restrizioni dovute all’emergenza epidemiologica e nel periodo del lockdown, risultasse tra i più agguerriti e rodati tra quelli operanti sulla fascia jonica della provincia messinese.

I rapporti con la mafia catanese

Forte di documentate contiguità al clan mafioso catanese dei Cintorino, emergeva come il gruppo oggi destinatario di custodia cautelare in carcere vantasse legami solidi con fornitori di narcotico operanti nella provincia etnea, parimenti contigui a noti clan mafiosi locali, quali i Laudani e i Cappello , di qui la capacità di introdurre e consegnare, ai membri del sodalizio indagato, anche in piena pandemia, importanti partite di sostanze stupefacenti. In tal senso, secondo ipotesi d’accusa, era proprio il redditizio mercato dello stupefacente il collante che, a seguito dell’arresto dei capi storici dei clan mafiosi Cintorino e Laudani, portava i rispettivi membri di seconda linea, operanti sul territorio peloritano, a trovare forme di sinergica collaborazione criminale, anche dando vita a taciti accordi per finanziare le casse delle rispettive organizzazioni criminali, così superando anche storiche rivalità.

Sul punto, si documentavano numerosissime cessioni di stupefacente, del tipo cocaina e marijuana, a Catania e a Giardini Naxos, quest’ultima nota per essere una rinomata località turistica del messinese, particolarmente frequentata nel periodo estivo; in particolare, si raccoglievano numerosi indizi ed elementi di prova nei confronti dei soggetti ritenuti promotori, organizzatori, finanziatori e partecipi dell’illecito traffico, alcuni dei quali resisi responsabili anche dei reati di cessione, detenzione e porto abusivo di armi, comunque ritenuti dal competente Giudice - fate salve eventuali diverse valutazioni nei successivi gradi di giudizio - caratterizzati da profili di gravità indiziaria.

Droga nascosta nei bidoni della candeggina

Nel merito, nel corso delle indagini, tra l’altro, venivano eseguiti numerosi riscontri e arresti, senza che venisse minimamente intaccata l’incessante, e lucrosa, attività degli indagati i quali, mai domi, proseguivano negli illeciti traffici, organizzando continui approvvigionamenti di ulteriori partite di droga da destinare alla rivendita: emblematica l’affannosa ricerca di mezzi sempre più sofisticati per garantirsi il buon esito dei viaggi dei corrieri via via individuati, quali servirsi di bidoni di candeggina, per confondere l’olfatto dei cani antidroga, ovvero per occultare lo stupefacente, servendosi di appositi nascondigli sulla pubblica via, conosciuti ai soli pusher dell’organizzazione. L’odierna attività investigativa costituisce ulteriore riprova della rilevanza attribuita alla specifica e grave fenomenologia criminale dalla direzione distrettuale antimafia e dalla guardia di finanza di Messina, vieppiù quale principale forma di finanziamento di strutturate organizzazioni criminali in un territorio, quale quello della provincia messinese, di evidente rilevanza strategica non solo per essere la porta d’ingresso della Sicilia, ma anche quale remunerativa piazza di spaccio per la presenza di rinomate località turistiche.

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