Vedette, ricetrasmittenti e guadagni milionari: il supermarket della droga di via Capo Passero

L'operazione "Cape Sparrow" ha stroncato un business milionario per la mafia. Sotto l'egida di Santapaola-Ercolano a San Giovanni Galermo vi era una centrale dello spaccio

"Quello che stiamo facendo è una sorta di lavoro ai fianchi contro le organizzazioni criminali. Un lavoro strategico perché sottraiamo manovalanza e mettiamo in difficoltà i gruppi". Così il procuratore aggiunto Francesco Puleio ha descritto l'operazione "Cape Sparrow" che ha portato all'arresto di 24 persone che gestivano tutte le attività di spaccio a San Giovanni Galermo.

Proseguendo con la metafora del mondo della boxe sul ring sono saliti, da un lato, la procura e le forze dell'ordine e, dall'altro, tre distinti gruppi criminali che avevano il controllo totale di un vero e proprio supermarket della droga in via Capo Passero. Quest'ultima zona storicamente epicentro del commercio di stupefacenti.

I nomi degli arrestati

I tre gruppi  facevano capo rispettivamente a tre leader che avevano suddiviso la zona per numeri civici. Eugenio Minnella, genero di Marco Battaglia che è un noto narcotrafficante condannato a 30 anni di carcere, gestiva per conto dei Santapaola - Ercolano, gruppo di Picanello, la piazza di spaccio di via Capo Passero numero 129; Alessandro Tomaselli gestiva i civici compresi tra il numero 89 e il 129 e il gruppo di Giuseppe Bellia gestiva il tratto compreso tra i civici 113 e 121.

Irruzione della polizia nel palazzo popolare, base operativa dello spaccio | Video

Video | Gli arresti a San Giovanni Galermo

Le indagini sono partire nel maggio 2017 e sono state non semplici per gli uomini della polizia. Il capo della mobile Antonio Salvago ha illustrato le attività di controllo del territorio avvenute attraverso la videosorveglianza, localizzazioni gps e intercettazioni.

Un contesto complesso dove, specificatamente in via Capo Passero, erano presenti le "classiche" vedette che con i loro scooteroni controllavano la zona "per 200 euro per tutta la giornata", come emerso durante la conferenza stampa degli inquirenti, e dove vi erano anche vedette fisse munite di radio ricetrasmittenti per comunicare eventuali avvistamenti "sospetti". Inoltre, altra particolarità, alcune vedette lavoravano in comune tra tutti e tre i gruppi.

Video | Il capo della mobile Salvago

Coinvolte nell'indagine anche due donne. Vincenza Aiello, moglie di uno degli arrestati, custodiva nel suo armadio 5 chili di marijuana e Luana Battaglia, figlia del narcotrafficante Marco, invece svolgeva il ruolo di vedetta.

Video | Il supermarket della droga

Gli inquirenti se da un lato "lavorano ai fianchi" i gruppi criminali e il fiorente mercato della droga dall'altro non possono che constatare il forte disagio sociale presente in città e l'attrattiva che esercitano i facili guadagni, sopratutto nei quartieri popolari.

Video | L'intervista al procuratore Zuccaro

"Sicuramente queste operazioni - ha detto il procuratore Zuccaro - creano problemi ai gruppi criminali e viene sottratta manovalanza. Inoltre avranno problemi a mantenere e stipendiare i detenuti e creiamo una interruzione del flusso di denaro che va nelle casse dei sodalizi criminali. La facillità di reclutamento della manovalanza è una delle conseguenze ed effetti perversi di una crisi economica che perdura. Bisogna però recidere i legami con il tessuto imprenditoriale, amministrativo e politico da cui traggono forza le organizzazioni".

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