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Emergenza carceri, penalisti catanesi chiedono intervento per piazza Lanza

Tramite il suo Presidente, avv. Giuseppe Passarello, e il referente dell'Osservatorio Carcere, avv. Luca Mirone, la Camera penale fa sapere, con una nota, che "continuerà a monitorare la realtà carceraria locale e a denunciare le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere i detenuti"

La notizia che la Presidenza del Consiglio abbia impugnato alla Grand Chambre  la sentenza della Corte europea di Strasburgo dell’ 8 gennaio 2013 con la quale si condannava severamente l’Italia per il trattamento inumano e degradante nei confronti di detenuti all’interno delle carceri italiane, obbligando lo Stato Italiano ad adeguarsi entro un anno, "lascia realmente stupefatti" gli avvocati della Camera penale "Serafino Famà".

Tramite il suo Presidente, avv. Giuseppe Passarello, e il referente dell’Osservatorio Carcere, avv. Luca Mirone, la Camera penale con una nota ritiene che "la decisione di tale impugnazione abbia un intento meramente dilatorio visto che anche il Presidente della Repubblica ed il Ministro della Giustizia, nei mesi scorsi,  hanno sempre sostenuto che tale sentenza non faceva altro che fotografare la drammatica realtà delle carceri italiane. Tale incoerente decisione, figlia dell’evidente intento di prendere del tempo,  è ancor più criticabile ove si consideri che nei tre mesi decorsi dalla sentenza non è stata presa una sola iniziativa che potesse andare, anche lontanamente, nella direzione indicata dalla Cedu  al fine di  far rientrare la detenzione carceraria all’interno di un perimetro di legalità  e di garantire i fondamentali diritti costituzionali  purtroppo quotidianamente violati".

"In dissenso con quanto sostenuto dai vertici dell’ Amministrazione Penitenziaria, la soluzione non risiede nello sterile aumento di posti previsto dal piano carceri,  la cui realizzazione  - con la relativa copertura finanziaria globale -   è ad oggi un’incognita per tempi e modi. I veri punti nodali del problema del sovraffollamento carcerario, come più volte ribadito anche dall’ UCPI e dal Primo Presidente della Corte di Cassazione,  stanno nel ridurre  l’uso indiscriminato della custodia cautelare,  riservando tale misura coercitiva ai soli casi realmente necessari,  e  nel favorire concretamente il ricorso alle misure alternative alla detenzione,  normativamente previste, ma troppo spesso negate".

"La Camera Penale catanese, in linea con le iniziative dell’ Unione delle Camere Penali Italiane, continuerà a monitorare la realtà carceraria locale - precisa nella nota - e a denunciare le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere i detenuti di strutture come quella di Piazza Lanza,  ove la percentuale di sovraffollamento è tra le più alte di tutto il Paese e la situazione emergenziale non più tollerabile".

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