"Emergenza casa senza sosta: fascia dei nuovi poveri in espansione"

La segretaria generale del Sunia Sicilia, il sindacato degli inquilini della Cgil, Giusy Milazzo tratteggia i contorni del problema abitativo: una piaga che colpisce migliaia di nuclei familiari etnei

Emergenza casa galoppante, carenza di politiche armoniche per affrontare il problema e aumento esponenziale della fascia dei nuovi poveri con un "ex" ceto medio che arranca tra mille difficoltà. Sono questi i punti che illustra la segretaria regionale del Sunia, il sindacato degli inquilini della Cgil, Giusy Milazzo nel corso dell'intervista rilasciata a Catania Today.

La incontriamo nella sede etnea di via Reclusorio del Lume durante l'orario di ricevimento del pubblico che cerca indicazioni su contratti, premialità fiscali e graduatorie. Gli alloggi popolari dello Iacp sono circa 59mila e nei vari Comuni sono 15mila a fronte di 27mila richieste. Da qui graduatorie formate da anni che non scorrono mai.

- Com'è la situazione, relativamente agli alloggi popolari, a Catania?

"Sono tutti occupati e la domanda esistente di abitazioni non può trovare risposta nell'offerta. Negli ultimi mesi qualcosa si è mosso con la ristrutturazione e riqualificazione di alcuni alloggi ma parliamo di numeri bassi. Lo Iacp ne sta realizzando 24 in zona Corso Indipendenza, molto poco rispetto alla grande richiesta che c'è".

- Qual è la situazione delle graduatorie?

"Tendenzialmente sono tre: una per gli alloggi popolari dello Iacp, una rivolta a chi ha subito uno sfratto e un'altra per l'emergenza sociale. Noi stiamo cercando di lavorare per una unificazione ragionata delle graduatorie, al loro interno ci sono persone che hanno grandi aspettative: almeno in 6mila attendono un alloggio. A ciò si aggiunge il numero galoppante degli sfrattati che aumenta di anno in anno".

- Su questo versante qual è il quadro?

"Per il 2018, secondo gli ultimi dati forniti dal ministero, soltanto a Catania vi sono state 500 esecuzioni immobiliari e più di 3mila richieste di esecuzione. Numeri che vanno a ingrossare le graduatorie dove vi sono oltre 6mila perosne in attesa che hanno fatto richiesta anni fa. La graduatoria dell'emergenza sociale è ferma dal 2015 e recentemente ci sono state oltre 1000 domande di nuovo inserimento".

- Come sta evolvendo la richiesta delle abitazioni?

"Il problema può solo aumentare. Già a Catania vi è stata una grossa crescita di persone con problemi abitativi che si è acuita con la crisi del 2008. E' arrivata una grande fetta della popolazione vicina alla povertà".

- Le,  che quotidianamente riceve decine e decine di persone e che ha il "polso" della società, quale fascia di cittadini ha visto impoverisi? Quella che una volta rappresentava il cosidetto ceto medio?

"Ho visto commercianti che hanno dovuto chiudere attività che erano avviate. Panettieri, bottegai e persone che avevano sempre pagato il mutuo e l'affitto con regolarità ma che, con la chiusura dell'attività e la crisi, non riescono più a sostenere le spese e sono in difficoltà. Una fascia che prima non rientrava nel "rischio" del disagio abitativo. E c'è da aggiungere che vi sono molti lavoratori del privato che hanno subito licenziamenti e che hanno difficoltà a reinserisi...".

- Cosa le chiedono in particolare?

"Sono persone che non hanno mai chiesto nulla in vita loro e che nel giro di pochi anni sono sprofondate. Molti sono 50enni e 60enni che hanno forti difficoltà a trovare un nuovo lavoro. A volte sono seriamente preoccupata perché ricevo, a settimana, almeno 4 - 5 nuclei famigliari a rischio sfratto e che devono pensare a come fare per avere un tetto sopra la testa...".

- Il reddito di cittadinanza ha sortito effetti in merito all'emergenza abitativa?

"Per ottenere il contributo di 280 euro circa previsto occorre avere un contratto e spesso chi è nel buco nero dell'emergenza non ce l'ha e si adatta a tutto. In altri casi quella somma è andata a sostituire i 250 euro che il Comune mette a disposizione per chi ha subito uno sfratto e che ritrova una abitazione. Un contributo che può durare 12 o 24 mesi. Il problema è che ci sono numeri impressionanti delle convivenze forzate...".

- Sotto quest'ultimo aspetto cosa ci può dire? Ci si stringe per avere almeno un tetto sotto il quale vivere?

"Sì, ci sono anche interi nuclei familiari che convivono. Anche 10 - 12 persone nella stessa abitazione costretti dalla necessità, in condizioni di vita che non è difficile immaginare".

- Come si affronta questo problema?

"Le misure sono poche al momento ma ce ne sono alcune in atto. Il Comune con i fondi del Pon Metro, di circa 6 milioni, sta avviando l'Agenzia Sociale per la locazione che svolgerà un lavoro di mediazione e in grado di intercettare l'emergenza offrendo assistenza e risposte, come ad esempio alloggi di transizione. Ancora non è partita ma appena verrà sbloccato il bilancio del Comune l'Agenzia potrà essere dotata degli strumenti che sono necessari e per i quali occorre fare delle gare. Attendiamo che abbia il necessario per operare a stretto giro".

- Nell'attesa che parta cosa si fa?

"Oggi è venuta una famiglia che a breve avrà uno sfratto. Se la mando all'Agenzia al momento possono solo schedarla, non ci sono gli strumenti degli alloggi. Appena operativa sarà un'aiuto reale con una rete di sostegno. Il problema va affrontato sotto vari aspetti: servono più case con canoni accessibili prima di tutto. Un canone per essere sopportabile non deve superare il 30% del reddito come parametro di riferimento. Si parla tanto di edilizia sociale, ma occorre prima lavorare su altri strumenti. Sul mercato privato senza busta paga o garanzie è impossibile trovare un alloggio: così l'Agenzia potrebbe fare anche da intermediazione. E poi non servono nuove case popolari nelle periferie: Librino e Monte Po, ad esempio, hanno bisogno di altro. Noi pensiamo che gli alloggi possano essere anche nel centro della città, in edifici pubblici che andrebbero riqualificati".

- Si riferisce alle aree ospedaliere adesso dismesse per via del trasferimento al San Marco?

"Noi più volte abbiamo detto che in quelle aree, così centrali, possano essere impiegate in un concetto di riqualificazione urbana anche per l'edilizia sociale. Pensiamo che gli alloggi possano essere anche al centro all'interno di edifici pubblici dismessi. Abbiamo più volte detto che nelle aree ospedaliere si possano creare alloggi, sono grandi aree al centro e si può pensare che all'interno della riqualificazione urbana si possa pensare all'edilizia sociale. Il Vittorio Emanuele sarà un polo museale in una Catania dove abbiamo già la sede ex Cisl, la Manifattura Tabacchi e l'ex Gil che dovrebbero essere poli espositivi. Così si rischia di desertificare il centro della città e lasciarlo senza persone. Un centro sfruttato solo per fini turistici ma senza cittadini. A Firenze o a Torino sono stati realizzati progetti simili di housing sociale e hanno funzionato".

- Cosa chiede la gente prima di tutto?

"Si cercano case in affitto con canoni sopportabili. Dobbiamo trovare gli strumenti per dare risposte ai tanti precari, a chi ha perso il lavoro, agli anziani. Per farlo servirebbe usare gli strumenti che ci sono come l'Agenzia e le norme nazionali che mettono a disposizione dei fondi. Penso a quelli ex Gescal: 22 milioni per la Sicilia per riqualificare a fini abitativi. Non sappiamo se il Comune abbia presentato l'avviso di interesse ma spesso i soldi che ci sono non vengono usati. Oppure penso ai fondi per la morosità incolpevole: la Sicilia ne ha 6 non utilizzati, a Catania è stato varato solo un contributo. Questo anche perché c'è una burocrazia complessa per cui i proprietari preferiscono sfrattare invece che attendere i tempi di Regione e Comune. La morosità incolpevole può essere uno strumento importante se si tolgono processi farraginosi".

- Il Comune etneo come si sta muovendo?

"Avevamo chiesto al sindaco un tavolo sul disagio abitativo che non ha mai convocato. Ha incontrato i sindacati su diversi temi ma quello della casa ha caratteristiche particolari e merita un approfondimento. Lavoro e casa sono il binomio che caratterizza la differenza tra vivere bene o male. Serve un focus preciso. Con l'assessore Lombardo c'è un rapporto, ma ancora non esiste un quadro d'insieme e nemmeno una visione che noi abbiamo comunque proposto. Intanto si faccia funzionare l'Agenzia che è una priorità".

- Quanto incidono i contratti in nero e cosa si può fare per farli emergere?

"Anche la tematica dei contratti è un ambito su cui si può lavorare per calmierare i canoni e venire incontro ai problemi abitativi. Noi abbiamo stipulato con le associazioni degli inquilini e proprietari i contratti a canone concordato. Il nuovo accordo è di agosto: anche su questo, così come fatto a Milano, il Comune ci può aiutare facendo conoscere questo strumento con una pubblicizzazione adeguata. Per chi affitta con cedolare secca c'è una tassazione più bassa, al 10% e senza tassa di registro, e senza cedolare secca vi sono benefici sulle spese di registrazione. Cioò puo far emergere il nero e può portare a riaprire alcune case. Anche per gli studenti universitari c'è il canone concordato e abbiamo cercato di costruire una sorta di white list dell'offerta. Anche sul fronte degli studenti c'è tanto nero ma prima era al 90 per cento, ora sarà al 50% e i prezzi si sono in una certa maniera ridimensionati".

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