Diffamazione a Enzo Bianco, a giudizio anche un giornalista

"Ho ricevute tante critiche nel corso della mia attività di ministro e di parlamentare - commenta Enzo Bianco - ma non posso subire attacchi e falsità"

La ricostruzione di un telefonata tra l'allora sindaco di Catania, Enzo Bianco, e l'editore Mario Ciancio sul voto in aula per l'approvazione di una variante al Pua fatta in una nota da Matteo Iannitti di 'Catania bene comune' pubblicata sul sito Iene Sicule, diretto dal giornalista Marco Benanti, è "tale da 'suggerire' e diffondere una 'notizia' nuova ed ulteriore, tuttavia non riscontrata, ossia la contiguità di Bianco con ambienti mafiosi".

Lo scrive il Gip Salvatore Ettore Cavallaro nell'accogliere il ricorso del professore Giovanni Grasso, che rappresentava Enzo Bianco, nel rigettare la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e disporre invece l'imputazione coatta per diffamazione di Matteo Iannitti e Marco Benanti nei confronti dell'ex sindaco.

"Ho ricevute tante critiche nel corso della mia attività di ministro e di parlamentare - commenta Enzo Bianco - e ho sempre accettato le critiche politiche, anche se dure o ingiuste e ingenerose ed a volte solo strumentali. Ma non posso subire attacchi e falsità quando riguardano uno dei punti fermi di tutta la mia vita pubblica e privata: la lotta alla mafia e l'affermazione della legalità". "Non posso consentire a nessuno - osserva Bianco - in alcun modo, di dubitare della mia onorabilità e onestà. Ho perdonato perfino chi mi ha aggredito fisicamente. Ma quelle gravissime e inaccettabili falsità non potevo subirle. Esprimo piena soddisfazione - conclude Enzo Bianco - per la decisione del Gip perché essa contribuirà sia a rendermi piena giustizia sia a riportare il dibattito politico sul piano della civiltà e del rispetto reciproco".

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