Cronaca

Esami "facili" alla facoltà di medicina, chiesti 6 anni di reclusione per i due impiegati

Dall'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Patanè e dai sostituti Lina Trovato e Barbara Tiziana Laudani, è stata stralciata la posizione dello studente universitario che si è laureato - titolo che è stato poi annullato - e un suo collega di corso, che ha pagato 250 euro per superare un esame. I due hanno collaborato con l'autorità giudiziaria

Avrebbero fatto superare 19 esami alla facoltà di medicina dell'università di Catania a uno studente che si è laureato nel 2013 in cambio di 2.500 euro. Per questo la Procura di Catania ha chiesto la condanna a sei anni di reclusione ciascuno per due impiegati dell'ateneo: G.L.C., di 51 anni, e G.S., di 50. La richiesta è stata avanzata dal Pm Lina Trovato al Gup Alessandro Ricciardolo, davanti al quale il processo si celebra col rito abbreviato. La prossima udienza, con l'intervento della difesa e la possibile sentenza, si terra' il 21 gennaio del 2015.

I reati ipotizzati sono falso in atto pubblico, corruzione ed accesso abusivo al sistema informatico dell'università. G.L.C. è un addetto all'ufficio di segreteria della facoltà di Medicina, G.S. è un autista.

Dall'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Patanè e dai sostituti Lina Trovato e Barbara Tiziana Laudani, è stata stralciata la posizione dello studente universitario che si è laureato - titolo che è stato poi annullato - e un suo collega di corso, che ha pagato 250 euro per superare un esame. I due hanno collaborato con l'autorità giudiziaria, ammettendo le loro colpe e ricostruendo le modalità dell'accaduto. Hanno chiesto accesso al patteggiamento e il procedimento corre parallelo a quello 'principale'. Le indagini hanno escluso il coinvolgimento di docenti.

Gli studenti si sarebbero rivolti a G.S. che faceva da intermediario con G.L.C, che avrebbe provveduto ad accedere con la propria password nel centro elettronico dell'Ateneo e avrebbe registrato gli esami in coincidenza con le varie sessioni. Nell'inchiesta l'università è parte lesa e si è costituita parte civile.

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